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“Legami feroci” di Vivian Gornick, fra una passeggiata a New York e un ricordo di vita

“Legami feroci” di Vivian Gornick, fra una passeggiata a New York e un ricordo di vitaÈ uscito, su iniziativa della casa editrice Bompiani, l’ultimo capolavoro della giornalista e scrittrice americana Vivian Gornick: Legami feroci, con traduzione di Elena Dal Pra. Lo scorso anno questo libro in America ha ottenuto un seguito inaspettato. Sarà perché la scrittrice, oggi ottantenne, è una ben nota femminista, una di quelle che hanno vissuto sulla propria pelle la nascita del movimento e i successi ottenuti con sacrificio. O forse perché l’autrice è fra quelle scrittrici simbolo della libertà femminile (una fra le tante potrebbe essere anche Kate Bolick); non a caso ha rilasciato sulla scelta del divorzio questa dichiarazione: «Ho altre cose da fare e imparare, altri pensieri. La solitudine è stata un regalo».  Una dichiarazione forte, decisa e controcorrente, rispetto alla morale americana della happy family; una scelta che la colloca fra le garantiste di un modello di vita, che negli anni ’60, ma oggi in misura minore, era visto con sospetto e dissacrazione del valore famigliare. Lei rappresentava, in quel tempo, la donna soprannominata con dispregio “zitella”, mentre oggi si preferisce il ben più moderno ed elastico “single”.

Legami feroci di Vivian Gornick è proprio questo: la storia di una single per scelta personale e per convinzione propria. In realtà non è propriamente corretto usare tale termine, giacché un matrimonio, quello con Stefan, pittore egoista e stralunato, c’è stato, ma s’è concluso molto presto.

“Legami feroci” di Vivian Gornick, fra una passeggiata a New York e un ricordo di vita

Il memoriale racconta in un ordine temporale non ben definito, potremmo parlare di tappe di vita più che di una rassegna cronologica, l’evoluzione della scrittrice: da bambina di otto anni a donna di età matura. In questo cammino impervio, fascinoso, altalenante ed emozionante c’è il rapporto difficile e allo stesso tempo costruttivo con la madre. Un rapporto intrinseco, indivisibile, lacerante e rasserenante (l’accostamento dei due aggettivi opposti mostra l’attrazione e l’allontanamento da questa figura materna ingombrante) che si esplica agli occhi del lettore tanto nei ricordi d’infanzia e di adolescenza quanto nelle passeggiate diurne per le vivaci strade di New York. Il Bronx (quartiere nativo), Fith Avenue, Third Avenue, Long Island, il Metropolitan, Eighth Avenue, la Quattrodicesima ecc… sono gli scenari, dove fra una chiacchierata e l’altra, all’aria aperta, figlia e madre riscoprono il loro rapporto d’amore e odio. La New York che conosciamo, quella della cinematografia mondiale e al contempo la città metropolitana con i suoi quartieri, piccoli universi contrastanti con la maestosità e il caos della Grande Mela. Colori di luci naturali, sapori di hamburger e caffè particolari. È questa la città di New York che caratterizza il memoriale della Gornick.

 

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In quelle camminate, lunghe e faticose, fra una fermata della metro e un ponte, riemergono i flashback di una vita intera: l’infanzia nel Bronx, la morte del padre, le storie di vita di amiche e vicine morte o scomparse, la carriera scolastica e le storie amorose della figlia.

È un puzzle scompigliato, storico e costruito su un confronto che comporta dolore e maturazione. Sono tanti i dialoghi fra madre e figlia, fatti di frasi acide e scontrose, di contro sono altrettanto presenti e toccanti gli scambi di affetto e lacrime di commozione. In questo composto narrativo, l’io narrante, voce molto vicina a quello scrivente, non tralascia nulla sulla pagina. Onestà e franchezza bruciante, sentimentalismo, erotismo (appena un tocco) e riflessione morale non si incastrano alla perfezione, ma sono una spirale unica che avvolge il lettore.

“Legami feroci” di Vivian Gornick, fra una passeggiata a New York e un ricordo di vita

Affascinante e attraente resta poi il triangolo affettivo fra la figlia, la madre e la vicina Nettie. Quest’ultima vedova giovane, donna single non per scelta, incarnante una sensualità provocante e avvenente, è la seconda madrina della stessa Vivian, soprattutto nel passaggio emblematico dalla prima adolescenza all'età adulta. La giovane giornalista si ritrova una madre, sconvolta dalla perdita del marito, isolata e irriguardosa della libertà esplosiva e sensuale della figlia stessa. Più che un amore apprensivo, è un vero e proprio ricatto. È questo coò che Richard Howard definisce "intreccio affettivo ed erotico con il quale noi triangoliamo le nostre vite”. Forse è anche questa parte del libro a poter essere definita la più affascinante di tutte. Ricorda vagamente per la strutturazione del triangolo e per il momento di crescita della ragazzina il significato del celebre cult mafioso Bronx, interpretato e diretto dalla star Robert De Niro.

In realtà, fra un matrimonio fallito e frequentazioni passionali, il confronto per la figlia non è triangolare, ma bidimensionale: lei e la madre. Una madre, che inizialmente è lo scrigno segreto della vita infantile nel Bronx, con le storie particolari e tragicomiche di famiglie e donne maltrattate, poi diventa, come già anticipato, l’elemento di raffronto e contrasto con la libertà femminista e l’emancipazione della figlia. Infine, si trasforma nell’eterno genitore, affettuoso e strabordante, che ha perso il lumicino della vita, ha abbandonato il passato da comunista e rinnega in parte le scelte fatte dalla figlia stessa.

 

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Legami feroci di Vivian Gornick è un memoir, dove ogni personaggio della memoria compare e resta in scena il giusto tempo, senza mai rubare il palcoscenico alle due vere attrici: madre e figlia. Questo entrare e uscire dal palcoscenico delle strade newyorkesi crea un mistero, un exploit di emozioni che si compenetra perfettamente con la riflessione sul valore dell’amore, quale illusorio legame perfetto fra due anime. Amore e disincanto in un equilibrio difficile da trovare per la giornalista americana, così come non lo si trova facilmente in questo libro. L’aspetto cristallino di un Io che si racconta porta la stessa Gornick a non riuscire a controllare la materia fino all’ultimo, fino quando quell’asse equilibrato raggiunge il suo apice, così come accade fra madre e figlia.

L’equilibrio finale, la risoluzione di ogni ribellione illusoria, è forse quel valore aggiunto che ha portato Legami feroci di Vivian Gornick a ottenere un seguito incredibile negli U.S.A.

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