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“Le sorelle fatali” di Eleanor Brown

Eleanor Brown, Le sorella fataliTre sorelle con caratteri molto diversi ma con un unico scopo fin da bambine: essere le preferite, le più amate dai genitori.
Il padre è un eccentrico professore universitario, talmente ossessionato da Shakespeare da esprimere i propri sentimenti attraverso i versi del poeta; insieme alla moglie, ha abituato le figlie, durante l’infanzia, a non guardare la televisione né a giocare con i giocattoli come gli altri bambini, ma a leggere centinaia di libri all’anno e ad amare Shakespeare e le sue opere.

Rosalinda, la sorella maggiore, è seria e posata e ha il terrore di lasciarsi andare a nuove esperienze, per questo è rimasta a vivere accanto ai genitori e insegna in un’università mediocre, ma poco distante da casa; Bianca, la secondogenita, è bella e seducente, desidera stare al centro dell’attenzione in ogni situazione e tenta di conquistare qualunque uomo incontri, pur di dimostrare a se stessa il suo fascino; infine, Cordelia, la più amata e la piccola di casa, è insicura e sempre alla ricerca di un senso da dare alla sua vita, ha vagabondato sette anni per l’America insieme ad altri giovani ribelli.

Sono tre donne particolari: nonostante si vogliano bene, non  riescono ad andare d’accordo, non si sopportano; hanno personalità molto differenti e spesso sono in competizione tra loro per l’affetto e le attenzioni dei genitori.

Ormai trentenni, dopo aver percorso strade differenti, si ritrovano nella casa dei genitori per stare accanto alla madre, colpita da una terribile malattia. L’incontro, però, diventa il pretesto per nascondersi dalle loro vite e dai loro fallimenti: Rose dovrebbe sposarsi e trasferirsi a Oxford, ma ha paura dei cambiamenti e sta pensando di rinunciare, Bean è stata licenziata dopo aver derubato la sua società per permettersi una vita lussuosa nella Grande Mela, e Cordy è incinta di un vecchio artista, uno dei tanti uomini che ha incontrato nei suoi anni di viaggi.
Hanno paura di affrontare i loro problemi e allora fingono che vada tutto bene; sono tormentate dagli errori del passato e non vedono un futuro all’orizzonte.
Per distogliere l’attenzione dai propri sbagli, si punzecchiano a vicenda, ironizzando una sulle difficoltà dell’altra. In realtà, sono più simili di quanto vogliano ammettere: tutte hanno paura di affrontare i momenti difficili e restano nella casa paterna come se fosse una tana dove nascondersi, ma questa situazione è destinata a terminare: Rose deve lasciarsi andare, Bean deve pagare i suoi debiti e Cordy deve prepararsi al parto.

Uno dei pregi del libro è la caratterizzazione psicologica delle tre protagoniste che vengono descritte con tutto il loro bagaglio di difetti e fragilità, come quando si prendono cura della madre, mentre un cancro al seno lentamente e inesorabilmente prosciuga le sue forze: non sanno come comportarsi, l’hanno sempre vista come una donna energica e ora assistono impotenti al suo sfiorire, alla perdita dei capelli, al mutamento dei lineamenti e del corpo, mentre loro si sentono inutili davanti a quel male che sta consumando la madre dall’interno. Inoltre, l’autrice riesce a descrivere i momenti difficili, come la chemioterapia o le visite all’ospedale, in modo accurato e toccante, lasciando trasparire la sofferenza della famiglia.

La trama de Le sorelle fatali di Eleanor Brown (Traduzione di Luca Olivieri, Neri Pozza Editore, 2011) è semplice e non particolarmente avvincente; lo stile è lineare e chiaro.
Il finale, scontato e troppo stucchevole, è deludente, ma nel complesso è una lettura gradevole per passare qualche ora in compagnia di tre stravaganti sorelle e perdersi tra una raccolta dei versi di Shakespeare.

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