Le origini dell’America: arriva in Italia “Vincoli”, il primo romanzo di Kent Haruf
Per gli amanti dell’alta letteratura è una notizia importante, ancorché tardiva: grazie a NN editore arriva in Italia il nuovo romanzo di Kent Haruf, Vincoli (Alle origini di Holt), tradotto – come gli altri romanzi dello scrittore americano pubblicati dallo stesso editore – da Fabio Cremonesi.
Nuovo romanzo per modo di dire: scritto nel 1984, è il suo libro d’esordio, una narrazione incantata e disincantata degli albori della storia di Holt, piccola comunità immaginaria del Colorado, non lontana da Denver, in cui Haruf ha ambientato i suoi romanzi successivi più noti, che compongono la cosiddetta Trilogia della Pianura: Canto della Pianura, Crepuscolo, Benedizione, tutti pubblicati nel nostro paese da NN editore a partire dal 2015.
Benché indipendenti l’uno dall’altro (lo scrittore stesso ha dichiarato che i tre romanzi fanno parte di una loose trilogy, una trilogia slegata), l’ambientazione, lo stile e il “sapore” di questi libri, e di Vincoli, sono lì: nel piacere della parola esatta, nella ferocia lirica della prosa, negli odori duri e persistenti del Midwest americano.
Fra i protagonisti di questo romanzo da cui l’epopea di Holt prende l’avvio c’è Edith Goodnough, col cui nome ha inizio il testo.
«Edith Goodnough non vive più in campagna. Ormai sta in città, in ospedale, in quel letto bianco, con un ago infilato nel dorso della mano e un uomo che la sorveglia in corridoio, fuori dalla sua stanza. Questa settimana compie ottant’anni: una donna linda, bella, con i capelli bianchi, che in vita sua non è mai arrivata a pesare cinquanta chili e da Capodanno pesa ancora meno di così. Eppure lo sceriffo e gli avvocati aspettano che stia meglio per metterla su una sedia a rotelle e portarla in tribunale, dall’altra parte della cittadina, per iniziare il processo. Quando accadrà, sempre che accada, non so se arriveranno a metterle le manette.»
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La voce narrante è quella di Sanders Roscoe, il figlio dell’uomo che Edith avrebbe potuto sposare ma non ha sposato, uno degli altri protagonisti (insieme a Lyman e Roy, fratello e padre di Edith) di questo canto epico che, a suo modo, è anche un noir –il lettore meno smaliziato se ne rende conto sin dalle prime righe: per quale ragione una pacifica ottantenne americana, sdraiata in un letto d’ospedale, rischia di finire in galera?
Sanders Roscoe si rivolge spesso direttamente al lettore, come accade in quei romanzi antichi che avevano la grazia di prendere per mano chi leggeva per condurlo fino all’ultima pagina, oppure lo facevano sedere insieme al narratore in un pomeriggio di primavera, quando la luce della pianura filtra obliquamente dalla finestra, conferendo a tutti gli oggetti una colorazione dorata.
«Perché in effetti nella casa all’inizio della strada, un chilometro più a ovest, in questa casa in cui tu e io stiamo trascorrendo la domenica pomeriggio, succedevano un po’ di cose.»
Costruito come un lungo e ininterrotto flashback, Vincoli parla delle origini della comunità di Holt partendo dalle origini della storia di Edith e Lyman: del viaggio impervio e pionieristico dei loro genitori, Roy e Ada.
«Partirono dall’Iowa occidentale, passarono il Missouri in traghetto, poi attraversarono tutto il Nebraska. Di certo non potevano percorrere più di una trentina di chilometri al giorno; probabilmente viaggiavano da soli, dato che le carovane di carri non esistevano ormai da trent’anni, e forse a metà della seconda settimana Ada smise di guardare indietro. In ogni caso arrivarono fin qui, e quando furono nel Colorado nordoccidentale cosa trovarono? Questo lo so con certezza, so cosa trovarono, anche se non ho idea di cosa si aspettassero di trovare. (…) Decisamente non era una campagna di fertile terra scura, con mille millimetri di pioggia all’anno e un buon drenaggio e abbondante legname di qualità nei dintorni – quercia di bur e noce nero – da usare come combustibile e materiale da costruzione. Questa campagna era sabbiosa ed era arida e perlopiù era piatta, con qualche bassa collina di sabbia che si perdeva a nordest, verso la regione del Nebraska Panhandle. Praticamente non c’erano alberi.»
Quando si tira in ballo l’epica americana non si può fare a meno di pensare a Faulkner, e nel viaggio seminale di Roy e Ada c’è qualcosa di Mentre morivo, e anche della via crucis della Lena di Luce d’agosto (ancorché l’America faulkneriana sia, almeno da un punto di vista topografico, piuttosto lontana da quella cantata in Vincoli). C’è però nella prosa di Kent Haruf anche la strabiliante piattezza dello Stoner di John Williams, che riesce nel miracolo di avvincere il lettore dall’inizio alla fine senza, all’apparenza, raccontare nulla di memorabile, e anche qualcosa della scrittura asciutta a cui ci ha abituati Cormac McCarthy.
Non ci sono lezioni morali in questo primo romanzo di Haruf, ma soltanto vita che scorre, e la storia americana che si fa paradigma, come in ogni epica che si rispetti. Anzi: la vita di tutti i giorni, la vita dei poveri, diventa esempio e sfavillare letterario.
«La cosa peggiore della mungitura, però, è la lurida coda che ti frusta di continuo. Una coda piena di merda non è di per sé una bella cosa. E sarebbe già abbastanza, se quella coda piena di merda ti sbattesse di continuo negli occhi o in bocca, cosa che succede spessissimo. Ma non puoi sapere quanto è brutto, non hai provato fino in fondo i piaceri della puzza e dell’oltraggio finché non devi mungere una mucca per la prima volta dopo che ha partorito, e ha la placenta vecchia di tre giorni che le ciondola fuori perché non l’ha espulsa del tutto. Ed eccola lì, ancora attaccata, quella maledetta roba che le pende tra le zampe posteriori; è sporca, viscida, ricoperta di mosche e talmente putrida e maleodorante, talmente schifosa che ce la devi mettere tutta per non vomitare anche l’anima. Eppure la devi mungere, giusto? È li per questo.»
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E anche Edith, e tutti gli altri personaggi, sono lì: sono lì per questo. Per vivere, per sopravvivere e costruire un mondo. Quello della Holt delle origini, che trova in Vincoli tutti gli elementi e i pezzi di quell’universo che, a poco a poco, e al di là delle influenze letterarie che sono forse più suggestioni dei lettori, diventa necessario non solo per i personaggi dei romanzi di Kent Haruf, ma per tutti coloro che hanno imparato ad amarlo. E hanno deciso di non poterne fare a meno.
Per la prima foto, copyright: Mike Scheid on Unsplash.
Per la terza foto, la fonte è qui.
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