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Le «Donne medievali» di Chiara Frugoni

Le «Donne medievali» di Chiara Frugoni«Dio fece le donne per piangere, parlare e filare», così un proverbio latino condannava la figura femminile alla debolezza, al pettegolezzo e al lavoro domestico. Il Medioevoe la religione fecero il resto.

La storica Chiara Frugoni nel suo saggio Donne medievali, sole, indomite, avventurose, edito da Il Mulino, dona nuova luce alla figura femminile, ingiustamente messa in ombra.

La parità di genere, il suffragio universale, la libertà di pensiero e d’azione sembrano l’ovvio nella società moderna, eppure quando parliamo della donna di oggi è ancora necessario disquisire di conquista o di negazione dei diritti. Pensando alle notizie che negli ultimi mesi ci giungono dall’Afghanistan diremmo che lì si è tornati indietro di secoli, che si è giunti al Medioevo. Ma purtroppo non bisogna andare poi così lontano per vedere, anche nella nostra società “progredita”, realtà medievali. Non solo nei grandi soprusi ma anche piccoli gesti sono racchiusi secoli di pregiudizi, visioni patriarcali, semplificazione e svilimento delle qualità intrinseche dell’essere donna. Ma da dove parte questo ritorno al Medioevo? O meglio cosa vuol dire essere donna nel Medioevo? Chiara Frugoni nel suo saggio indaga la figura femminile nell’età di mezzo e va alla fonte di quei pregiudizi restituendo un affresco delle condizioni di vita delle donne di ieri.

 

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Donne medievali è un viaggio nell’Europa dei feudatari e degli imperatori, nell’Italia comunale, nella Roma papale, nei monasteri dei piccoli centri e nell’intimità del focolare domestico. Ma è in primo luogo un viaggio che parte da lontano, dalla notte dei tempi, dal serpente tentatore che fa vacillare Eva. Non l’uomo perché «della coppia è lei la più pronta a peccare e a disubbidire». La misoginia ha dunque radici lontane ma è nel Medioevo che dà il peggio di sé. In questo viaggio lasciamo stare l’amor cortese, il Dolce Stil Novo, la donna angelica inarrivabile ed eterea che il poeta adora dal basso e ci addentriamo invece nella condizione reale più che poetica della figura femminile. La donna medievale è tentatrice, peccaminosa, buona solo a fare figli ma guai ad avere opinioni! Al più sta bene in monastero, sposa di Cristo. Raramente sa leggere e scrivere. La sua sorte è decisa dagli uomini o dall’articolo 204 dell’Editto di Rotari, per lo meno per quanto riguarda la donna longobarda:

«A nessuna donna libera che viva sotto la giurisdizione del nostro regno secondo la legge dei Longobardi sia consentito vivere padrona di disporre di sé stessa, cioè «selpmundia», ma al contrario debba sempre restare sotto la potestà degli uomini, o in ogni caso del re e non abbia la facoltà di donare o alienare alcunché dei beni mobili o immobili senza il consenso di colui sotto la cui potestà si trova.»

 

Ma in definitiva non è che alla caduta dei Longobardi le cose siano poi migliorate! Eppure Chiara Frugoni nel suo saggio ci mostra alcuni esempi di donne che benché vissero in uno spazio di azione molto limitato, quello spazio lo presero tutto e lo fecero loro, lottando per avere voce in capitolo e per esprimere se stesse in un mondo gestito da uomini.

L’autrice descrive la vicenda della regina Radegonda che dopo essere stata moglie di Clotario I, abbandona il tetto coniugale per abbracciare la vita monastica. Lo fa attingendo alla biografia di Venanzio Fortunato ma anche a quella scritta dalla consorella Baudonivia ponendo dunque l’accento sulle divergenze tra le due biografie e ringraziando la monaca biografa per aver fatto conoscere più nel profondo «una donna indomita e di grande autonomia mentale». Ma se da una parte la donna medievale è nel monastero che può trovare una certa autonomia, fuggendo dalla «sottomessa figura di moglie», d’altro canto, anche nel mondo laico c’è uno splendido esempio di donna di potere: Matilde di Canossa. Come si può conciliare l’essere donna con la capacità di detenere il potere? Può una donna essere in grado di svolgere ruoli che solitamente sono rivestiti dagli uomini? Purtroppo oggi ancora ci si interroga su questi quesiti. Lo ha fatto di recente – con provocazione certo, ma ne avremmo fatto sicuramente a meno! – sulle pagine de «La Stampa» un illustre medievalista, lo faceva ieri Bonizone vescovo di Sutri nel Liber de vita christiana:

“dopo avere affermato che le donne non devono governare ricorda che, come conferma la storia, quando invece lo hanno fatto hanno prodotto gravissimi danni per i sudditi, come ad esempio Semiramide, Cleopatra, Fredegonda, Rosmunda. D’altronde san Paolo ha ordinato che le donne tacciano in pubblico e affermato che è vergognoso che le donne parlino in un’assemblea. E dunque sarà ancora più vergognoso che governino i popoli.

Bonizone non ha cambiato parere sul ruolo pubblico delle donne; cambia semplicemente registro perché ai suoi occhi Matilde non era una donna: agiva virilmente, e aveva dunque le qualità maschili, priva dei difetti muliebri. «Imitiamo nel bene l’eccellentissima contessa Matilde, figlia del beato Pietro, che con animo virile, posposte tutte le cose del mondo, è pronta a morire, piuttosto che infrangere la legge di Dio, e combatte in ogni modo, con quante forze ha, contro quell’eresia che ora travaglia la Chiesa»”.

Le «Donne medievali» di Chiara Frugoni

Il punto sulla questione lo mette la nostra autrice, con un pizzico di ironia: a quanto pare «se una donna vale, non può essere donna». E invece donna – e donna capace – era un’altra eroina descritta da Chiara Frugoni: Christine de Pizan, poetessa di grande valore. Ma è sicuramente la vicenda incredibile della Papessa Giovanna e del seggio di marmo rosso a incuriosire più di tutto il lettore. E poi anche l’ordinaria corrispondenza di Margherita Datini con il marito Francesco. Margherita fornisce a chi legge un esempio di vita se non speciale, sicuramente di straordinaria caparbietà tutta al femminile.

Chiara Frugoni ci restituisce queste figure con una prosa viva, scorrevole e mai pedante. Sebbene il saggio abbia finalità accademichela lettura risulta adatta a un pubblico vasto che ha piacere di scoprire la realtà del tempo – ahinoi neanche troppo lontana, in questi nostri tempi di talebani ma anche di fanatismi locali – e di conoscere figure fenomenali. L’autrice parla ai lettori come fossero suoi studenti, anticipando per stuzzicare l’attesa e giustificando i passaggi in cui lo stile diventa «un po’ didascalico e ripetitivo». Inoltre il saggio è corredato dalle immagini dei dipinti, delle miniature e delle sculture di cui l’autrice tratta e che descrivono come moderne fotografie i momenti salienti di vita di queste Donne medievali straordinarie.

 

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Alcune di tali donne hanno vite ordinarie – come Margherita Datini, semplice moglie di un mercante toscano – altre invece – come la leggendaria Papessa Giovanna – non sono mai esistite, altre ancora hanno avuto esistenze incredibili ma sono tutte accomunate dalla medesima determinazione. Hanno sofferto, sono sole, indomite e avventurose come recita il sottotitolo di questo saggio e soprattutto hanno tutte una storia che abbiamo il piacere di conoscere grazie al saggio della studiosa e medievalista Chiara Frugoni.

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