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“Le cose possono cambiare”, un fine settimana per cambiare tutto

“Le cose possono cambiare”, un fine settimana per cambiare tuttoLe cose possono cambiare (Corbaccio, 2021 – traduzione di Alessandra Petrelli) è il primo romanzo di Miku Sophie Kümel, una giovane giornalista radiofonica tedesca amante della cultura giapponese: il titolo originale è infatti Kintsugi, il nome dell’ormai conosciutissima tecnica giapponese che utilizza l’oro per riparare le porcellane rotte, che ultimamente sembra interessare a molti scrittori visti i numerosi romanzi in cui se ne parla. Attenzione, però: chi si aspettasse un libro sul Giappone resterebbe deluso, perché in realtà i riferimenti al Kintsugi compaiono solo in poche pagine e la storia si svolge nella Germania contemporanea con protagonisti tedeschi.

Siamo alla fine dell’inverno in una villa di campagna, affacciata su un freddo lago ancora in parte ghiacciato, che è il buen retiro di Reik e Max, una coppia omosessuale che convive felicemente da vent’anni e che non ha voluto unirsi in matrimonio, nonostante la legge tedesca lo permetta già da tempo. Reik è un artista di successo, le cui opere di pittura e scultura vengono valutate molte migliaia di euro, mentre Max è un docente universitario di archeologia. Per celebrare in qualche modo i loro vent’anni insieme, Max e Reik hanno invitato a trascorrere il fine settimana con loro sul lago il vecchio amico Tonio con la figlia Pega.

 

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Tonio è stato in realtà amante di Reik, a cui è tuttora in qualche modo legato, ma quand’era giovanissimo ha avuto una relazione con una donna che, rimasta incinta, ha accettato di mettere al mondo e di lasciare a lui la bambina che non desiderava, sparendo subito dopo nel nulla. Ora Pega è adulta, ha più o meno l’età della relazione di Max e Reik ed è cresciuta circondata non solo dall’affetto di Tonio, padre attento e amorevole, ma anche da quello dei due amici, che hanno riversato su di lei l’affetto destinato agli ipotetici figli che non hanno potuto avere. Reik, in particolare, ne avrebbe desiderato almeno uno (presumibilmente attraverso una maternità surrogata), ma si è sempre scontrato con il rifiuto di Max a trasformare il loro rapporto in una vera famiglia.

“Le cose possono cambiare”, un fine settimana per cambiare tutto

Il quartetto però non è per nulla sereno durante questo fine settimana che dovrebbe essere di festa: Reik, nonostante il successo artistico e il benessere economico raggiunto, lotta con la sua insoddisfazione, mentre l’affascinante Max percepisce i primi segni del tempo che passa, Tonio sta per compiere una scelta di cui non osa rendere partecipi gli amici e Pega, che sembra giostrare abilmente in mezzo ai tre uomini, finisce per confessare a sé stessa le proprie debolezze.

Le cose possono cambiare è un romanzo composito, in cui le voci dei vari personaggi si alternano nell’esporre i loro differenti punti di vista, mentre molti dialoghi sono presentati in forma teatrale, come scene di una commedia che intendono immergere il lettore nel vivo della vicenda: tuttavia, le azioni reali sono ridotte al minimo e per buona parte della storia la sensazione è quella che, in realtà, durante questo fine settimana nella villa accada ben poco.

 

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I fatti importanti, quelli che hanno reso i personaggi ciò che sono al momento, sono accaduti nel loro passato e ci vengono raccontati di volta in volta da Reik, Max, Tonio e Pega, insieme alle loro debolezze, ai rapporti che hanno avuto come padri e come figli, con genitori presenti o assenti, con amanti più o meno importanti: nessuno di loro è soddisfatto della propria esistenza, ma forse, al termine di questo impegnativo incontro a quattro, ci sarà chi troverà il coraggio di cambiare qualcosa.

Le cose possono cambiare è un romanzo d’esordio interessante, pur con qualche limite dovuto ai troppi cambi di prospettiva, che a volte spiazzano un po’ il lettore, che scava a fondo nella psicologia dei personaggi e riesce anche a raccontare un rapporto omosessuale con molta naturalezza, evitando certi cliché spesso legati a questo tema.


Per la prima foto, copyright: David Hellmann su Unsplash.

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