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Le città immaginarie di Francesco Romoli

Imaginary Towns, Francesco RomoliFrancesco Romoli non è solo un fotografo: le sue sembrano vere e proprie narrazioni per immagini, capaci di evocare sensazioni che solitamente ritroviamo nelle pagine di un libro o tra le scene di un film.
Non è un caso, forse, che la sua raccolta più importante s’intitoli proprio Imaginary towns, richiamando, almeno parzialmente nel titolo, Le città invisibili di Italo Calvino.

Romoli non si limita a fotografare angoli nascosti o periferici, il suo intento non è quello di far conoscere l’anima delle città catturandone i momenti più particolari, egli crea i suoi scenari. Si tratta, infatti, di vere e proprie riproduzioni in scala (diorami è il termine esatto) che propongono squarci di grande poesia e suggestione: luci calde che si stagliano su edifici spesso in rovina, scenari desolati a raccontare una contemporaneità fatta spesso di malinconia, immagini che sanno anche mescolare insieme l’attesa e la rassegnazione, personaggi che fronteggiano tutto questo, quasi come nuovi eroi chiamati a fare i conti con la solitudine. Non manca, però, la speranza, come quella che emerge dalla fotografia che abbiamo scelto per accompagnare quest’articolo: una coppia che, mano nella mano, affronta insieme il percorso che gli si staglia innanzi.

Ma l’opera di Romoli, artista ormai di fama internazionale – sue fotografie sono state esposte al REALfoto pop in exhibition, contemporary art, Pechino, ed è stato scelto come Commended photographer, Sony World Photography Awards 2013 –, si estende anche ad ambiti diversi, in grado di aprire spazi di riflessione nuovi. Come nel caso di Postcards from the future, una serie di ritratti fotografici, appositamente antichizzati, con elementi che richiamano gli aspetti più negativi della modernità, con teste sostituite da apparecchi radiofonici e televisivi, a creare una nuova umanità.

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