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La vita mortale e immortale di una bambina di Milano

La vita mortale e immortale di una bambina di MilanoSi dice che gli italiani siano un popolo di santi, navigatori e poeti. Al di là delle battute, credo fermamente che sia difficile trovare qualcuno che, almeno una volta nella propria vita, non abbia desiderato scrivere e pubblicare un libro. Tante sono le persone che sono convinte di avere la storia giusta, la capacità di mettere su carta una serie di intrecci, pathos, climax, anticlimax che rendano il proprio racconto degno di pubblicazione. Qualcuno, poi, magari ci ha anche provato e altri ancora sono arrivati alla tanto agognata pubblicazione, ma poi si è dovuto scontrare con le dure leggi dell’editoria. Non sto certo parlando delle famigerate case editrici a pagamento, ma di quei casi in cui un autore riesce ad arrivare ad un editore serio, avere la fortuna che il proprio testo venga scelto e infine vedersi pubblicato. Una volta che il libro è stampato, che fare? Promuoverlo, ma chi ha il compito? L’autore o l’editore? Insomma, per farla breve, pubblicare non è poi così difficile, farsi vedere, farsi amare e vendere è tutta un’altra questione.

Un po’ quello che è successo a Domenico Starnone. L’autore ha spesso dichiarato che fin dall’adolescenza ha desiderato diventare uno scrittore e quando il suo esordio (Ex cattedra) non ha avuto il successo sperato, più volte si è chiesto se valesse la pena continuare o tornare a fare l’insegnante a tempo pieno. Fortunatamente ha continuato, ha scritto diversi romanzi e anche sceneggiature per registi importanti (Gabriele Salvatores, Sergio Rubini, Daniele Lucchetti) e oggi dopo due anni dal bellissimo Confidenza, torna nelle librerie con Vita mortale e immortale della bambina di Milano (Einaudi Editore).

 

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Mimì è un bambino sognatore, rimane colpito quando gli viene raccontato il mito di Orfeo ed Euridice e si convince che nel cortile dove abita la nonna ci sia davvero una botola da cui, appoggiando l’orecchio, si sentano urla demoniache provenienti direttamente dagli inferi  Affascinato da questa cosa, trascorre interi pomeriggi in compagnia della nonna, una donna stanca che ha trascorso la vita a lavorare e una volta in pensione era diventata la serva di tutti (figlia, genero, nipote) ad eccezione di Mimì. Il loro rapporto è unico, fatto di piccole frasi e di piccoli gesti in cui si cela l’amore vero tra una nonna e il nipote prediletto. Durante uno di questi pomeriggi, Mimì vede sul balcone una bambina che non fa altro che danzare. È un colpo di fulmine, ma un giorno la bambina muore in un incidente e Mimì attraverserà diverse fasi della sua vita, crescerà, farà esperienze senza mai dimenticare la bambina, Orfeo, Euridice, la botola e soprattutto la nonna.

La vita mortale e immortale di una bambina di Milano

Starnone torna all’infanzia e parla di un amore idealizzato, spontaneo e dolcissimo come solo un bambino può provare. Questo sentimento viene vissuto contornato dai pomeriggi trascorsi con la nonna, dall’amico fraterno Lucio con cui condivide l’amore per la bambina e tra duelli, parole non dette, sguardi rapiti e botole da scoperchiare, il bambino cresce e all’improvviso, quando viene informato della morte della bambina, dovrà confrontarsi con un sentimento che non aveva mai provato: l’abbandono. Il testo è un’opera a due voci, una del ragazzino e poi quella dell’adulto, un testo poetico e delicato, una storia apparentemente semplice, ma che diventa, pagina dopo pagina, un vero e proprio manuale di sopravvivenza. L’autore riesce nell’impresa di scrivere una storia molto breve, ma ricchissima di elementi quali le differenze sociali, l’importanza del dialetto napoletano in quanto radice di una famiglia, la spiritualità attraverso la mitologia greca e infine la morte come inizio di una relazione destinata a durare per sempre.

 

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Al di là del titolo del romanzo, la figura che mi ha compito maggiormente è quella della nonna che attraverso il suo amore e la dedizione nei confronti del bambino si mostra la figura chiave di tutta la storia.

Un romanzo bellissimo, molto distante dal precedente, ma ancora una conferma circa la bravura di Domenico Starnone.


Per la prima foto, copyright: Alex Vasey su Unsplash.

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