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La vita e il suo conto da pagare. “Niente a parte il sangue” di Adil Bellafqih

La vita e il suo conto da pagare. “Niente a parte il sangue” di Adil BellafqihAdil Bellafqih. Giovane scrittore, classe 1991. Il suo romanzo d’esordio Nel grande vuoto si è aggiudicato la menzione speciale della giuria alla XXXI edizione del Premio Calvino ed è arrivato secondo al Premio Kihlgren Opera Prima. Torna ora alle stampe pubblicato da Mondadori con Niente a parte il sangue, un racconto totalmente diverso dal precedente, ambientato ai giorni nostri nella provincia emiliana. Una storia che parla con una sincerità a tratti spietata del grande vuoto esistenziale che tutti in fondo abbiamo dentro e che ciascuno cerca a modo suo di arginare, contrastare o affrontare come può. Se nel primo libro che lo ha fatto conoscere al pubblico dei lettori erano le atmosfere fantascientifiche e cyberpunk a essere dominanti, in Niente a parte il sangue ci muoviamo invece in un terreno concreto e veristico in cui i personaggi, come burattini, vengono lentamente risucchiati in un vortice che non lascerà loro alcuno scampo. Entriamo in contatto con la crudeltà e la solitudine, con i mille risvolti che l’insoddisfazione, ma soprattutto il male, possono assumere.

Prima di legarsi una bomba al petto e incamminarsi verso una piazza gremita di gente durante una conferenza, Alì è un ragazzo qualunque, nato e cresciuto in un paesino della provincia emiliana. Frequenta per la seconda volta l’ultimo anno delle superiori, si arrangia come può con piccoli lavoretti per poi spendere tutti i soldi in fumo e droghe. Trascorre serate svogliate con gli amici in locali poco raccomandabili, unito a loro dalla disillusione più totale. Niente sembra in grado di intaccare l’armatura che questo giovane si è creato addosso, non il padre e la madre, gente umile che non riesce a capire l’insoddisfazione del proprio figlio, non l’insegnante d’italiano che riconosce in lui un grande talento nella scrittura tuttavia sprecato, e che continua a ripetergli «Alì mi vuoi spiegare perché ti stai buttando via?», «Finirai nel cesso, Alì, e sarai tu a tirare l’acqua», non la sensazione avvertita nel profondo che la vita stia inevitabilmente passando senza viverla davvero appieno.

 

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L’unico personaggio del romanzo che sembra in apparenza sfuggire all’apatia generale che divora tutti gli altri è Amir, il migliore amico di Alì, un piccolo spacciatore solitario e affascinante che un giorno gli propone di entrare in un giro di traffico di droghe più oscuro di quel che sembra.

«Tra noi, Amir era stato il più bravo a mettere in moto le cose. Aveva testa e volontà e ambizione, tutta roba che mi mancava».

La vita e il suo conto da pagare. “Niente a parte il sangue” di Adil Bellafqih

Amir vive inseguendo un motto: non esiste niente a parte il sangue. Il mondo in cui viviamo non ha nulla da offrire se non fregature e sogni distopici. Perché allora non vendicarsi? Perché non spazzarlo via?

«Il lavoro ti distrugge la vita e ti dà i soldi che non bastano a migliorartela. Allora perché lavorare? Risposta di Amir: per nessuna ragione al mondo. Ma allora che fare? Risposta di Amir: arrivare ai soldi senza lavorare». Ed è una cosa da ottenere più facile di quanto si creda. Tutto dipende solo da quanto sei disposto a «mettere nel piatto».

Alì lo ascolta totalmente rapito e piano piano qualcosa nella sua mente si lascia avvinghiare dalle parole incantatrici di Amir. «Mettiti in testa che siamo in guerra […] contro tutto quanto. Questo posto di merda lo bruciamo, hai capito? Ci prendiamo quel che ci serve e bruciamo il resto».

La vita e il suo conto da pagare. “Niente a parte il sangue” di Adil Bellafqih

La discesa agli inferi lo costringerà però ben presto ad affrontare la dura realtà da cui cerca di scappare, a rovistare nel buio in cerca di una via di uscita che sia luce, e soprattutto a trovare una buona ragione valida per non premere il pulsante di quella bomba che ha legata al petto e far saltare così tutto quanto.

In Niente a parte il sangue Adil Bellafqih riesce a delineare con una verità sorprendentemente nitida e crudele l’abbandono spirituale di una giovane generazione disillusa e amareggiata che vive cercando a ogni costo un colpevole da combattere.

 

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Questo romanzo racconta una storia che è di dannazione e redenzione al tempo stesso, in cui sono tutti vittime e colpevoli. Il male è in grado di camuffarsi bene nella vita quotidiana, presentandosi spesso sotto mentite spoglie, mostrandoti lustrini dorati falsi. Ti offre visioni ingannatorie e distopiche, ti distrae dal problema di fondo e se non sei in grado di imporre con decisione ferrea la tua personalità ti avvolge tra le sue braccia, facendoti dimenticare che il problema di fondo non sono in verità gli altri. Non è la società che deve essere combattuta, non è il mondo che va bruciato e spazzato via, ma i quesiti irrisolti che hai con il tuo io. Tuttavia, piuttosto che affrontare il proprio ego, si preferisce il più delle volte arginarlo, cercare scusanti, colpevolizzare qualcun altro. Tempo al tempo e la vita presenta sempre il conto da pagare e ad Alì tale conto costerà molta sofferenza e perdite.


Per la prima foto, copyright: Ilya Shakir su Pexels.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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