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La verità è sempre parziale, parola di Mary Kubica

La verità è sempre parziale, parola di Mary KubicaLo scrittore Massimo Carlotto in un’intervista per Rai Cultura ha dichiarato che i gialli hanno una funzione di racconto sociale in quanto molto legati all’ambiente e al territorio e si pongono spesso in forma di denuncia.

Un genere che è considerato invece da molti solo distraente, relegato a margine della grande letteratura, adatto all’estate o al periodo dedito alle vacanze e al riposo.

Mary Kubica, autrice americana che in Italia si è fatta conoscere nel 2015 con Una brava ragazza, ha scritto un romanzo a cavallo fra thriller psicologico di impronta “hitchcockiana” e giallo classico affrontando in forma di denuncia una specifica tematica, che è meglio non svelare perché citata dall’autrice stessa a fine libro e sembra più giusto scoprirla al termine della lettura.

Il titolo italiano, La verità su Mrs Baines ricorda Agatha Christie, mentre quello originale (The Other Mrs.) fa pensare ad alcuni schemi utilizzati dal grande regista. Il libro è pubblicato da LeggereEditore, nella traduzione di Tessa Bernardi.

 

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Sade Foust è una dottoressa specializza in medicina d’urgenza che si trasferisce insieme al marito Will, insegnante e scrittore, e ai due figli da Chicago a un’isola del Maine. Il motivo è che sono stati nominati tutori della nipote di lui, la sedicenne Imogen, rimasta sola dopo il suicido dell’unico genitore della ragazza: la mamma Alice.

Vanno a vivere così nella casa lasciata loro per testamento e dove madre e figlia abitavano prima della tragedia.

La verità è sempre parziale, parola di Mary Kubica

Sade non riesce a integrarsi nella nuova vita e nella nuova abitazione e non era nemmeno d’accordo al cambiamento. Avrebbe preferito che fosse stata Imogen a spostarsi. La giovane ha subìto un trauma in piena adolescenza, è problematica e si mostra insofferente, in particolare verso la zia acquisita.

Il rapporto non è idilliaco sin da subito e la diffidenza è comunque reciproca.

Veniamo a conoscenza delle vicende per lo più con gli occhi e la voce di Sade ma non mancano ulteriori prospettive, a volte dello stesso fatto, o la narrazione in terza persona:

«Mi perdo nell’osservazione delle gambe intagliate del tavolo della sala da pranzo. Del candelabro ossidato appoggiato sopra. Dell’imbottitura gialla delle sedie. Quasi non mi accorgo della sua presenza in cima alle scale. Se non fosse stato per il movimento impercettibile che ho captato con la coda dell’occhio, forse non l’avrei neanche vista. Invece eccola lì, una figura immusonita, vestita di nero. Jeans neri, maglietta nera, piedi nudi. Ha i capelli corvini, con una lunga frangia che le taglia il viso in diagonale. Gli occhi sono messi in risalto da uno spesso strato di matita nera. Tutto nero, a parte la scritta bianca sulla sua maglietta, che dice: voglio morire. Ha un piercing al naso. La pelle, in contrasto con tutto il resto, è bianca, pallida, cadaverica. È magrissima».

 

Succede però che dopo poche settimane dal trasloco avviene un omicidio in una villetta vicina.

Viene uccisa la signora Morgan Baines mentre il marito era all’estero per lavoro. A trovarla è stata la figlioletta dell’uomo che era separato dalla moglie.

I sospetti di chi indaga si concentrano su Sade che pur non aveva alcun rapporto con la vittima. Ci sono però dei testimoni che dichiarano di averla vista litigare con lei, a cui si aggiungono dei pettegolezzi secondo i quali Will fosse in confidenza con Morgan.

Dunque, potrebbe esserci il movente della gelosia.

Sade cerca di scoprire chi è l’assassino e inizia a indagare per conto suo, in ogni modo possibile, per potersi scagionare.

«La polizia non ha fatto passi avanti nella risoluzione del caso. Ho dato un’occhiata alle statistiche. Qualcosa come un terzo o più degli omicidi viene archiviato senza che le autorità, impantanate in mezzo a una marea di casi irrisolti, abbiano trovato il colpevole. È una vera epidemia».

La verità è sempre parziale, parola di Mary Kubica

Intanto il legame con Imogen va sempre peggiorando; Sade cerca un aiuto nel marito che però vede la questione sotto un’altra luce: pensa solo che Imogen abbia bisogno di tempo. Invece lei fruga in camera della ragazza e trova una foto del cadavere di Alice subito dopo essersi tolta la vita scattata dalla figlia stessa, e da alcuni dettagli pensa che quest’ultima c’entri qualcosa con la morte della madre.

La verità su Mrs Baines, come ogni verità, è soggettiva e dunque parziale. Ciascuno ha la propria, e il filo che lega l’intero percorso narrativo è che la verità assoluta non esiste e che ci sono infinite spiegazioni per ogni evento, reazione o al comportamento delle persone che ci circondano. Detto anche banalmente: non è tutto oro quel che luccica.

C’è un altro personaggio a mostrare problematicità, sempre adolescente: è Otto, il figlio maggiore della coppia protagonista. Preso di mira dai bulli, si ero dovuto difendere già ai tempi in cui frequentava la scuola in città portando un coltello con sé ed era stato scoperto con l’arma dentro lo zaino.

«Un ragazzino tranquillo, gentile. Non ostentatamente felice, ma felice. Aveva degli amici, solo un paio, ma era comunque qualcosa. Era sempre rispettoso delle regole».

 

Chiaro quindi che questo comportamento coglie tutti di sorpresa e oltretutto nel contesto ritrovato le cose per lui non migliorano. Sade si convince che anziché essere la nuova dimensione più tranquilla lo è invece meno della precedente dove la quotidianità era frenetica, e questo la innervosisce.

Sono soprattutto i suoi reconditi pensieri a prevalere, e se ne ha immediata percezione: prevalgono a volte sugli stessi accadimenti, dominandoli e dominando chi legge.

Si aggiungono le continue incomprensioni col marito, il quale ha una percezione opposta di ogni cosa che avviene.

 

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La tensione è crescente grazie agli indizi disseminati un po’ ovunque e Mary Kubica è molto brava a confondere le acque. Ottima la scelta, da questo punto di vista, dei capitoli intitolati ai personaggi principali; un escamotage che nel caso di La verità su Mrs Baines costituisce un valore aggiunto in quanto perfettamente funzionale allo scopo.

Un testo intrigante, piacevole e ben scritto (e ben tradotto) che a parte qualche rara occasione riesce a non cadere nella trappola dei facili cliché dovuti alle scene presenti e agli argomenti sottesi.


Per la prima foto, copyright: TRAVIS NESBITT su Unsplash.

Per la terza foto di Sarah Jastre, la fonte è qui.

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