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“La vendetta” di Marco Vichi

La vendetta, Marco Vichi«Peccato! È un vero peccato!» È stato questo il mio primo pensiero dopo aver girato l’ultima pagina de La vendetta (Guanda, 2012), il romanzo di Marco Vichi. E pensare che appena cominciata la lettura ho esclamato: «Fantastico! Questo è il libro che vorrei scrivere io!» E poi invece… tutto si è dissolto in una nuvola di fumo. Intendiamoci, però, questa non è una recensione negativa. Tutt’altro.

Il libro di Marco Vichi racchiude una storia che ho divorato avidamente. Bella. Una storia semplice, ma, allo stesso tempo, intrecciata d’avvenimenti complessi. La vendetta è un libro che ho letto in poche ore, sia perché non è un romanzo-fiume (sono poco più di 200 pagine), sia perché appartiene a un genere che adoro: il noir.

La mia esclamazione, «È un vero peccato!», era riferita solo ed esclusivamente al finale di questo piccolo capolavoro della letteratura nera. Già, perché il finale, rispetto al resto, l’ho trovato vuoto, scarno, privo d’idee. Sembra quasi che Vichi abbia voluto troncare la storia e risolverla in poche righe. Ecco perché mi è venuto da dire «Peccato!»; perché le premesse mi avevano portato a credere in qualcosa di più. Sia chiaro: è solo un mio parere personale – a qualcuno un finale del genere potrebbe anche piacere – ma io mi aspettavo molto, molto di più.

Ed ora passiamo alla storia che, come anticipavo, è semplice ma ricca di particolari.
Il protagonista è Rocco, un senzatetto che vive nella misera da anni. Il suo unico riparo è un ponte e passa le giornate tra l’immondizia, alla ricerca disperata di qualcosa da mangiare e tentando – con sotterfugi vari – di rimediare un bicchiere di vino.
La sua vita sembra destinata a consumarsi nell’attesa della morte. Dentro di lui, ormai c’è solo freddo. Silenzio. Nulla d’interessante accade e Rocco, consapevole, si lascia scivolare addosso il tempo che gli rimane, come fosse acqua.
Un giorno, tuttavia, accade qualcosa e il passato ritorna prepotente. Qualcuno attacca un cartellone che ritrae una sua vecchia conoscenza: è Rodolfo, un tempo suo carissimo amico e, oggi, un autorevole e stimato scienziato. A breve, sarà in città per una conferenza. E fin qui sembra tutto normale, una notizia lieta. Se non fosse che Rodolfo, è colui che gli ha rovinato la vita; la persona che, assieme a un destino beffardo, l’ha spinto a vivere sotto un ponte, costringendolo a coprirsi con cartoni e mangiando gli avanzi degli altri. Colui che, trent’anni prima, con un subdolo raggiro, gli ha portato via l’unica cosa importante della sua vita: Anita. All’epoca c’era la guerra, il fascismo, e Rocco non era un senzatetto, ma un ragazzo in gamba, bello e pronto al matrimonio. Ora, ha l’occasione per fargliela pagare. Ha un nuovo scopo per continuare a vivere. Adesso, quella conferenza, potrebbe rivelarsi un’opportunità di riscatto: una vendetta.

Marco Vichi usa un linguaggio diretto e crudo; sceglie parole che proiettano il lettore in una storia magnetica, speciale; dà vita ad atmosfere diverse in poche pagine e plasma mondi dissimili, mantenendo uno stile sobrio e grezzo che dà al romanzo un sapore reale e vivo. Fantastico. Immagini sporche e vere si susseguono nella mente del lettore, alternandosi con figure tetre e goliardiche.

A parte quel “piccolo” intoppo sul finale che, ripeto, non è banale o scritto male, è semplicemente breve e conciso, quasi sterile, La vendetta è un libricino che ho apprezzato moltissimo. Un libro che consiglio caldamente, soprattutto agli amanti del noir.

Infine, una precisazione è d’obbligo: questo è il primo libro che leggo di Vichi — devo esser sincero —, ma il suo stile mi ha colpito profondamente. E prometto che mi rifarò a breve, leggendo anche altre sue opere.

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