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La storia nascosta della bomba atomica

La storia nascosta della bomba atomicaUscito per Rizzoli, Bomba atomica è uno dei saggi più sorprendenti che siano mai stato scritti su uno dei temi più noti della Seconda guerra mondiale. A scriverlo è Roberto Mercadini e quello che sorprende sono le domande, la prospettiva da cui parte per raccontare qualcosa che è ben noto all’intera umanità.

Mercadini racconta così la bomba atomica da dentro, dalla prospettiva di chi l’ha realizzata, di chi l’ha voluta, delle scissioni che ha creato.

Infatti, sappiamo tutti che gli USA sganciano le due bombe sulle città di Hiroshima e di Nagasaki, ma quello che non si conosce è il perché. Le due città erano obiettivi sensibili? Non era meglio Tokyo? E, poi, perché sul Giappone? La corsa alla realizzazione dell’ordigno non era una gara tra la Germania di Hitler e gli Stati Uniti? E, forse, non ci è stato insegnato a scuola che contro Hitler si pensava di lanciarla? Allora, cos’è mutato? Cosa ha spinto a cambiare i piani?

 

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Di più. Chi sono i protagonisti del progetto Manhattan? Non mancano gli americani, ma tra le figure di spicco che hanno dato il proprio contributo alla realizzazione della bomba atomica emergono nomi di origine ungherese, per esempio, ma anche il nome di un italiano. Enrico Fermi. L’Italia, però, nel momento in cui gli Stati Uniti, ovvero nel ’39, iniziano a pensare di creare un’arma che distrugga l’avanzare delle armate tedesche, non è forse schierata con il nemico? Hitler e Mussolini sono alleati. Eppure, Enrico Fermi, noto all’intera comunità scientifica per le sue scoperte – una comunità unita, che condivide le sue scoperte e le sue perplessità a livello internazionale, un comportamento che verrà meno, proprio a causa della guerra – è un italiano. Forse una spia. Forse un elemento pericoloso per il progetto segreto che gli Stati Uniti stanno realizzando.

Perché è lì Enrico Fermi è bello scoprirlo leggendo Bomba atomica.

C’è un altro fatto sorprendente nel saggio di Mercadini che si legge meglio e più velocemente e con maggiore entusiasmo di qualsiasi letteratura pensata e scritta appunto per essere divorata. Quest’altro aspetto è il fatto che nella storia dell’uomo, il più delle volte, ad agire non c’è un deus ex machina – o, almeno, non sempre, non del tutto – bensì il caso.

La storia nascosta della bomba atomica

Alla presidenza, dopo la morte improvvisa di Roosevelt, segue Truman. Un uomo a cui manca lo splendore, la scintilla, per così dire. Ha una storia alle spalle che potrebbe essere la stessa di moltissime altre persone eppure, a causa di alcuni fattori a lui favorevoli, sarà il successore alla presidenza degli Stati Uniti. E dovrà prendere una decisione in merito al progetto segretissimo della bomba atomica. Un progetto così segreto che, fino al momento in cui veste gli abiti del capo dello stato, non sapeva nulla. C’è un paradosso di mezzo. E non è l’unico. Poiché il paradosso sembra la misura delle cose reali, degli eventi, che non si allineano secondo una logica precisa. Se vi si trova una logica, questa è solo a posteriori.

Quella della bomba atomica, ci avverte Roberto Mercadini, è una storia diversa da tutte le altre. Dice: «La sorpresa non sta nel finale, ma nei singoli passaggi, nella traiettoria assurda che si compone, gradualmente, sotto i nostri occhi. Sta nel vedere quali improvvisi cambi di direzione e rovesciamenti della sorte si siano dovuti verificare per arrivare a quella conclusione. Quanto le cose siano andate diversamente dal modo che era ragionevole immaginarsi. Quanti sforzi abbiano finito per produrre un effetto opposto a quello per cui erano stati profusi. Quanti fatti eccezionali, imprevedibili e paradossali si siano collegati perfettamente insieme, quanti errori si siano inanellati in modo impeccabile, quante casualità si siano sistemate in rigorosissimo ordine».

 

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Con uno stile fluido e calzante, Roberto Mercadini restituisce al lettore la grande storia vista da dietro le quinte, dalla prospettiva delle domande meno ovvie, meno immediate, seguendo una logica insolita. Mercadini non cerca di fornire un’ermeneutica degli eventi – in fondo, siamo abituati a leggere la storia in questo modo, seguendo un’interpretazione –, bensì ricollega i nodi per ricomporre la struttura portante che sottostà al più devastante evento della storia recente.

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