Come scrivere un romanzo in 100 giorni

Conoscere l'editing

Consigli di lettura

Interviste scrittori

La storia la racconteranno ancora i libri di storia?

StoriaLa storia la racconteranno ancora i libri di storia?  A questa domanda hanno cercato di fornire risposta David Bidussa, storico sociale delle idee e direttore della biblioteca della Fondazione Feltrinelli, il giornalista Paolo Rumiz, autore di numerosi reportage e libri di argomento storico, e Carlo Greppi, docente e collaboratore di Rai Storia, oltre che organizzatore di viaggi della memoria, riuniti qualche giorno fa alla Fondazione Feltrinelli di Milano per il quarto appuntamento del ciclo La forza della parola, la forma del libro.

Nella sua introduzione, David Bidussa ha ammesso che gli storici costituiscono oggi una categoria corporativa, che si esprime in un linguaggio incapace di attrarre un pubblico di lettori che vada oltre i soliti “addetti ai lavori”. I grossi tomi scritti in un italiano colto, zeppi di note e riferimenti bibliografici, restano sempre di più confinati negli scaffali delle biblioteche e delle librerie, eppure questo non significa che non esistano molte persone interessate ad approfondire la loro conoscenza del passato.

David Bidussa

Fare lo storico in modo tradizionale ha dunque ancora un senso, oppure in futuro il ruolo di raccontare la storia è destinato a passare ad altri, sotto altre forme e con altri mezzi?

Gli scritti di Paolo Rumiz rappresentano una delle possibili risposte a questa domanda: giornalista de «La Repubblica» e «Il Piccolo» di Trieste, ha pubblicato su entrambi i quotidiani, e poi raccolto in volume, i resoconti di numerosi viaggi effettuati sia in Italia, sia in Europa, sulle tracce del nostro passato. Il suo ultimo libro, Come cavalli che dormono in piedi (Feltrinelli, 2014) ci racconta tra l’altro della partecipazione alla prima guerra mondiale del nonno che, con altri centomila soldati trentini e giuliani, combatté sul fronte orientale dell’Impero Austroungarico, contro la Russia: di questi italiani forzatamente impegnati “dall’altra parte” si è sempre evitato di parlare, come se la loro partecipazione alla Grande Guerra fosse un motivo di cui vergognarsi.

Il lavoro che Rumiz compie attraverso i suoi viaggi e i libri che scrive è un costante recupero di una memoria storica di cui tendiamo troppo spesso a dimenticarci, come ci ha ricordato facendo un paragone interessante: nel 2009, il terremoto che colpì L’Aquila, devastando il centro storico ma causando pochissime vittime, colse gli abitanti del tutto impreparati perché, nonostante le numerose avvisaglie dei giorni precedenti, secondo Rumiz si erano dimenticati di vivere in una zona fortemente sismica.

Al contrario, nella Sicilia Orientale dove il terribile sisma del 1693 provocò circa 60.000 morti, radendo al suolo un territorio molto vasto,ancora oggi avvengono ogni anno, in coincidenza con quella data lontana, manifestazioni rievocative che hanno lo scopo sia di mantenere viva la memoria del passato, sia di fungere da monito per il futuro: a Caltagirone, ad esempio, ogni anno il terremoto viene “raccontato” in chiesa in modo teatrale, con i presenti che devono muovere le sedie a simulare le scosse telluriche, gettando a terra le chiavi di case che potrebbero nuovamente crollare.

Paolo Rumiz

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Leggete le nostre pubblicazioni

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+, Pinterest e YouTube]

Allo stesso modo, Rumiz sostiene che, nonostante negli ultimi mesi le celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale si siano moltiplicate ovunque, vivendo da circa settant’anni in pace la percezione della guerra di noi europei si è avvizzita. Siamo intasati ogni giorno da notizie allarmistiche di ogni tipo, ma la nostra rabbia finisce per indirizzarsi verso obiettivi non reali: a L’Aquila, dopotutto, gli abitanti se la presero più con i sismologhi che con i costruttori che non avevano rispettato le norme antisismiche.

Bisogna quindi tornare a raccontare la guerra in modo che le persone ne percepiscano il peso reale. A questo proposito, Rumiz ha raccontato anche una sua triste esperienza personale: nel corso di un viaggio tra Jalalabad e Kabul nel 2001, in piena guerra afghana, attraversò un territorio denso di insidie senza averne alcuna percezione, mentre il giorno seguente, sullo stesso percorso, l’amica Maria Grazia Cutuli, inviata del «Corriere della Sera», fu assassinata insieme ad altri giornalisti stranieri.

Leggere una testimonianza diretta di un fatto storico diventa pregnante se avviene nel luogo in cui esso è accaduto. Secondo Rumiz, occorre evocare il passato attraverso grandi narrazioni, per riuscire a riviverlo come se fosse presente, ed acquisirne così la piena consapevolezza. Si può dire, quindi, che la sua posizione sia agli antipodi di quella della corporazione degli storici citata in partenza da David Bidussa: si può e si deve scrivere di storia con un linguaggio vivo, diretto, che sappia coinvolgere in pieno il lettore.

Ancora più netta la posizione di Carlo Greppi, che da diversi anni organizza con l’associazione Deina, i cosiddetti “viaggi della memoria”, percorsi formativi per giovani e adulti alla scoperta di alcuni luoghi simbolici del Novecento, soprattutto i campi di sterminio della Seconda Guerra Mondiale.

Carlo Greppi

Secondo Greppi, gli storici devono fornire gli strumenti per comprendere e riconoscere la ciclicità della storia, smontando al tempo stesso le visioni troppo semplificanti. Negli ultimi anni si è assistito alla diffusione di una storia scandalistica, amplificata dai media e soprattutto dalla rete, e si è assistito a frequenti ricostruzioni caserecce del passato, soprattutto attraverso la diffusione di romanzi che mescolano molto liberamente realtà storiche e finzioni narrative. Parallelamente, sono però nati anche libri che, utilizzando solo in apparenza la forma narrativa, riescono a raccontarci la storia in modo nuovo, come HHhH di Laurent Binet (Einaudi, 2011), che narra in modo molto avvincente l’attentato che eliminò il boia nazista Reynard Heydrich, oppure Limonov di Emmanuel Carrère (Adelphi, 2012), biografia di un controverso personaggio russo realmente esistito, affascinante come un romanzo d’avventure.

Anche per Greppi, come per Rumiz, la storia va conosciuta, per quanto possibile, nei luoghi dove si è svolta. L’esperienza dei viaggi della memoria, come ci ha raccontato, nella stragrande maggioranza dei casi cambia le persone che la compiono, soprattutto nel caso dei gruppi formati da giovani studenti, generando forti emozioni e offrendo loro un nuovo senso del passato.

Di certo, quindi, se anche la storia la racconteranno ancora i libri di storia, si può concludere che dovranno farlo in un modo diverso da quello codificato fino ad oggi.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.7 (3 voti)

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.