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La storia di un digiunatore professionista

La storia di un digiunatore professionistaSe esiste un confine tra realtà, leggenda e finzione, Enzo Fileno Carabba lo attraversa con abile maestria rendendolo labile. Esattamente come il personaggio del suo romanzo, Giovanni Succi.

Il digiunatore di Enzo Fileno Carabba (Ponte alle Grazie, 2022) è un libro stravagante, alla stregua del personaggio di cui racconta le gesta.

Personaggio realmente esistito, Giovanni Succi è nato a metà Ottocento a Cesenatico Ponente, costretto dalla madre e dalla nonna a mangiare sempre più di quanto avrebbe voluto, viene ricordato invece come il più grande digiunatore di tutti i tempi.

Affascinato dall’arte circense, di cui si innamora grazie ai circhi che arrivavano a rallegrarele città della pianura romagnola con le carovane dal Paradiso Terrestre, sin da bambino tenta di imparare l’arte dei saltimbanchi, fallendo miseramente. Finché, costretto a cercar fortuna in Africa dopo la morte del padre, impara l’arte del digiunare da uno sciamano che usa l’astinenza dal cibo come cura per la febbre che lo aveva colpito lasciandolo morente in mezzo alla savana.

 

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Una volta rientrato in Italia, farà di quella cura una professione; felice di essere diventato come uno degli abili circensi che tanto lo affascinavano da bambino, un digiunatore professionista.

«Cullato da sensazioni di potenza e dolcezza, decise di prolungare il digiuno a tempo indeterminato. Non si limitava a digiunare nella realtà. Voleva essere padrone di sé stesso nelle altre dimensioni. Tratteneva il respiro, frenava i battiti del cuore, scivolava in uno stato di torpore, si addormentava. Sognava di non mangiare e questi sogni lo visitavano con intensità, generando un piacere che superava le barriere corporee. Una specie di fantasma si staccava da lui e andava in giro per il mondo.»

 

Guidato dall’utopia del socialismo e dallo spirito del leone che in lui dimora, Succi viaggia libero e mette il suo digiuno al servizio dell’umanità. Ispirato da una speranza illimitata, che gli permette di vivere i due ricoveri in manicomio come opportunità di essere il profeta immortale, segue il suo istinto di spirito sensibile; incontra donne strane, persone sconosciute, grandi esploratori, un ancora sconosciuto Sigmund Freud e Buffalo Bill, si spinge sempre oltre fino a perdere per sempre l’innocenza che lo aveva caratterizzato.

«Andò alla conquista del mondo normale proprio grazie alla propria anormalità. Influenzò personaggi che poi hanno influenzato noi. Il fatto che abbia conosciuto così tanti individui eccezionali non mi sembra un accumulo meccanico di incontri. In tutto questo si nasconde un significato.»

La storia di un digiunatore professionista

Carabba in ottantacinque micro-capitoli, narranti ognuno un episodio della vita di Succi, ci restituisce la fantastica storia di questo strambo personaggio che pare abbia ispirato persino Kafka per il racconto Un artista del digiuno.

Un libro ispirato a una storia vera – lo scrittore stesso avverte di aver usato la fantasia a volte – ci restituisce la verità del digiuno, l’inutilità dell’abbondanza, la gioia dell’autenticità.

In un mondo in cui si fa a gara a chi più aggiunge diventa vero chi invece impara a togliere, a dosare, chi sa ancora gioire come un bambino.

 

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Un libro che è anche uno spaccato sulla vita a cavallo tra due secoli, in cui la scienza sembrava quasi stregoneria, in cui la religione usava la stregoneria e i manicomi erano la cura per tutte le scelte non convenzionali.

«Ora che devo fare? Chiese Giovanni a fine giornata, pervaso da un sentimento di onnipotenza. Avvertiva dentro di sé lo spirito del leone. Era pronto a un esercizio difficile.

Io consiglio la felicità disse il maestro. Aveva una voce bellissima.»


Per la prima foto, la fonte è qui.

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