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La sorellanza raccontata da un uomo

La sorellanza raccontata da un uomoSorella rivoluzione esce per Mondadori, a firma di Pierfrancesco Majorino, ed è la sorellanza vista dagli occhi di un uomo e raccontata al femminile.

Tutto ha inizio nel 1989. Siamo a Berlino. Crolla il muro e con esso sembra finisca la storia, o una parte di essa. Vi è un messaggio, però, che verrà custodito dalle donne e che avverte: la storia non è affatto finita con il crollo del muro. Ecco, dunque, che serve resistere, lottare.

In mezzo alle pagine scorrono domande importanti, forti, che scuotono le basi di certi principi secolari su cui si fonda un mondo intero. Infatti, la maggior parte delle donne di Sorella rivoluzione sono suore: un microcosmo che rispecchia il grande cosmo che è la società odierna.

Di come sia nata l’idea del libro, di cosa ci spingono a fare i pensieri che ci perturbano, di quanto sia stato immaginare la vita delle suore che si raccontano e di tanto altro abbiamo parlato con Pierfrancesco Majorino.

 

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Come nasce l’idea di Sorella rivoluzione?

Mi piace rispondere in vari modi. Da una parte è un romanzo animato da una grande sete di giustizia, dall'altra è figlio di una forte curiosità.

In fondo ho scritto una storia di donne e di sorellanza essendo un uomo, una storia di fede e rapporto con la fede essendo un non credente e una storia di bisogno di rivoluzione in un tempo nel quale questa è spesso apparsa come una parola impronunciabile.

In me è scattato qualcosa che mi ha portato in territori non scontati.

Peraltro io sono proprio il maschio cinquantenne bianco che nella vita sta dentro le istituzioni.

Sorella rivoluzione scommette esattamente sul contrario. Sul fatto che c'è un forte bisogno di sorellanza e meticciato e messa in discussione del potere.

La sorellanza raccontata da un uomo

Raccontare la vita delle suore, immaginare quindi un convento e i loro sentimenti: da dove ha tratto ispirazione?

L'ispirazione, se così si può dire, l'ho tratta certamente da quanto quel mondo mi affascini perchè mi appare lontano e misterioso da un lato e necessario in termini di potenza del valore del legame che in qualche modo esprime dall'altro.

Certamente hanno pesato anche incontri che ho fatto in anni in cui mi sono occupato in modo per me totalizzante di "sociale". Le mie suore un po' testarde e molto resistenti somigliano, almeno nella mia testa, a donne che ho conosciuto, persone in carne ed ossa.

Le letture di Adriana Zarri e suor Teresa Forcades, un personaggio affascinante, vivente, che si batte per una "teologia queer" hanno fatto il resto.

La sorellanza raccontata da un uomo

Sono storie di donne che colpiscono, graffiano. Chi sono queste donne e quali rapporti intrattengono con la grande storia?

Sono donne che la violenza l'hanno conosciuta, incontrata. o perché l'hanno subita, come Marina, l'educatrice violentata dal nonno che per me è una militante dei diritti di tutte e di tutti fondamentale, o perché con essa si son dovute misurare salvando vite. Facendo qualcosa che spesso nel tempo attuale porta ad essere criminalizzate. Decidono che la loro lotta privata contro la violenza è un fatto Politico, pubblico. Anche perché la violenza cresce nel mondo e inchioda il futuro. E le donne di Sorella rivoluzione, raccogliendo il senso di un messaggio che arriva dal passato, decidono di disobbedire, di ribellarsi. E per questo il destino propone loro delle atrocità enormi.

 

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I sentimenti che non capiamo ci perturbano, emerge questo pensiero a un certo punto. Cosa ci spingono a fare questi sentimenti? In che modo incidono su di noi?

Possono essere un enorme stimolo a guardarsi dentro. A cercare nel profondo di ciascuno per capirsi più.

O possono anche essere ciò che alimenta spirali di spaesamento e paura. Perché di fronte a quel che non capisci puoi anche decidere di rimuovere o di reprimere. E non parlo solo di comportamenti individuali ma pure di comportamenti collettivi.

Madre Giuliana è difficile da raccontare perché me la immagino con un vissuto complesso ed una gigantesca responsabilità. In fondo è lei che fa da "colonna portante" della comunità.

Suor Angelina, detta suor Dracula, è difficile da raccontare proprio perché appare e scompare.

Sta al confine tra marginalità e spessore.

Mary Riballi a un certo punto diventa ripugnante. E forse anche in questo caso non è facile, perché deve continuare ad essere credibile.

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Per la prima foto, copyright: David Ramírez su Unsplash.

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