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La scrittura può dare appagamento?

La scrittura può dare appagamento?Dopo Euforia, biografia romanzata dell’antropologa Margaret Mead, pubblicato nel 2016 con Adelphi, è uscito il mese scorso il secondo libro, diverso per ambientazioni e genere, di Lily King: Scrittori e amanti (Writers and Lovers) edito da Fazi, e inserito nella Collana Le strade (la traduzione è stata affidata a Mariagrazia Gini, che aveva curato la traduzione anche del precedente).

Stavolta la protagonista, di fantasia, è di una giovane donna che lotta per l’affermazione di se stessa nella società contemporanea.

Occorre aprire ora una piccola parentesi. Mentre a partire dagli anni Novanta ma soprattutto agli inizi del nuovo millennio tale affermazione riguardava in particolare il settore della moda o della finanza, basti pensare al best seller Il diavolo veste Prada, ora capita sempre più spesso che la realizzazione professionale avvenga tramite il lavoro della scrittura oppure dove sono i libri e la lettura al centro delle storie come strumento di crescita, creando una meta narrazione. Anche in Italia si rinvengono sempre più spesso questi topoi, riscuotendo ogni volta un certo successo.

Ritornando al libro in questione, Casey Kasem è una trentenne americana che vive facendo i conti con diversi problemi nonostante l’età. È single, si mantiene facendo la cameriera, e la mamma che già prima non era una presenza fissa, sia perché aveva lasciato marito e figlia per un altro uomo, sia per la distanza fisica, è morta di recente.

 

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La scrittura può dare appagamento?

Con il suo stipendio non riesce a far fronte alla mole di debiti che ha contratto nel tempo, anche se poi le si presentano nuove occasioni lavorative, di cui una sciupata perché (lei che vuole fare la scrittrice) non riesce a redigere lettere di accompagnamento. In più la salute si mostra precaria e nel suo Paese senza un’assicurazione sanitaria non si ha diritto di cura.

«Sono indebitata. Talmente carica di debiti che anche se Marcus mi desse tutti i turni pranzo e cena che ha non ne uscirei lo stesso. I prestiti per il college e il dottorato sono andati in default quand’ero in Spagna e al mio ritorno ho scoperto che con le varie more, commissioni e spese di recupero la cifra di partenza che dovevo era praticamente raddoppiata. Adesso non mi resta che barcamenarmi, pagare la quota minima fino a che... E questo è il problema: fino a che cosa? Fino a quando? Non c’è risposta. Questo fa parte dello spettro grigio che incombe su di me».

 

In questa area buia, solo una cosa riesce a farla stare meglio ed è scrivere:

«Non è che scrivo perché penso di avere qualcosa da dire. Scrivo perché se non scrivo mi sento addirittura peggio di così».

 

Si aggiunge un ulteriore dettaglio piuttosto frustrante: non sempre viene presa sul serio in questo suo progetto creativo.

Lei comunque è ostinata e ogni giorno nonostante la stanchezza si ritaglia il tempo per poter arrivare dritta alla meta. Tenendo conto che sta provando a scrivere il suo romanzo da sei anni.

Nemmeno le vicende sentimentali sembrano andare per il verso giusto. Frequentando fiere e presentazioni letterarie incontra persone che gravitano nell’ambiente, occasione per trovare gli agganci giusti. Conosce così due scrittori con i quali c’è intesa personale e che frequenta in contemporanea: Silas, per la precisione un poeta, squattrinato quanto lei, mentre l’altro, Oscar, più affermato, più maturo e vedovo con due figli.

«Di solito avere un uomo nella mia vita mi rallenta nel lavoro, ma questa volta scopro che averne due mi dà un’energia nuova per la revisione. Le emozioni sono potenziate. Do più piacere al lettore».

La scrittura può dare appagamento?

Il tempo delle scelte dovrà arrivare prima o poi visto che per Casey l’adolescenza sembra non essere terminata:

«Chi ha detto che voglio decidere?». Ma devo decidere. Sono arrivata alle eliminazioni. Comunque uno ha la mia età, è anticonvenzionale e parliamo molto della morte. La mattina del nostro primo appuntamento se ne è andato via per tre settimane, ma è tornato e dopo che lo bacio sono fisicamente disorientata. Resto sempre sorpresa, quando mi chiama, perché immagino che sia sparito. Nessuno parla, quindi vado avanti. L’altro è come un cane da pastore. Mi chiama tra un appuntamento e l’altro e mi lascia messaggi divertenti quando sono al lavoro e non nasconde quello che prova per me. È più vecchio, ha due bambini e riesce a essere piuttosto adorabile».

 

La presenza/assenza della figura materna e il contrasto fra ciò che è stato e ciò che è, la nostalgia e il rammarico per certi momenti che non possono tornare, appare come la parte meglio elaborata di Scrittori e amanti e la più vivida:

«Ho preso un volo da Bend per Bos ton e poi la corriera per Burrillville, Rhode Island. Inizio di primavera. New England. Sono scesa dalla corriera e ho fiutato la mia infanzia, ho fiutato la terra del nostro giardino che disgelava e i narcisi gialli in fondo al vialetto».

 

Ci sono però degli aspetti che potevano essere sviluppati e approfonditi meglio.

Senza nulla togliere ai sogni e alla loro realizzazione che anzi, sono un messaggio sempre valido e da esportare in ogni occasione, trattandosi però di un romanzo con un target giovanile, il punto dolente è proprio questo: il bel messaggio è stato semplificato e liquidato un po’ troppo in diversi punti, che invece meritavano qualcosa in più.

Non è sufficiente inoltre inserire citazioni o esempi di autori o autrici famose che ce l’hanno fatta o dire continuamente com’è bello scrivere per trasmettere nel lettore l’importanza della scrittura, solo quella creativa però.

(Forse negli Stati Uniti è diverso, ma a margine va aggiunto che in Italia fare la cameriera, tranne in determinati casi, arriva a essere più redditizio della scrittura).

 

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Anche il rapporto uomo-donna e le difficoltà e le incomprensioni che ne derivano non hanno una buona resa. I personaggi di un romanzo sono individui che vivono e non semplicemente respirano, hanno cioè un loro mondo interiore. Invece, così come compaiono, allo stesso modo vengono eliminati dalla scena come si fa con un tasto reset, finendo con l’essere delle mere comparse.

Forse Lily King voleva porre in evidenza con sottile ironia l’effimero che contraddistingue il mondo contemporaneo, i rapporti usa e getta, e dove il valore non è più quello del davvero utile ma quello dell’utilità a fini di interesse.

Se questo era l’intento è buono ma non traspare, o almeno non del tutto, proprio perché l’ironia – e qua dipende anche dai gusti personali del lettore sul tipo e gradazione di ironia – viene offuscata dal poco spessore narrativo. Scrittori e amanti è dunque un libro leggero, adatto, e non c’è niente di male, a trascorrere un paio d’ore di evasione in questi tempi cupi, ma sembra aver sprecato delle preziose occasioni.


Per la prima foto, copyright: Mathilde Langevin su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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