“La scatola del signor Hulford”, la guerra irachena tra sogno e realtà
Il Saggiatore pubblica La scatola del signor Hulford, esordio narrativo del giornalista Giorgio Taschini, che ci conduce nel complesso scenario della seconda guerra irachena, quella scatenata dal presidente George W. Bush dopo il devastante attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 e l’inconcludente esperienza afghana.
La struttura del romanzo è complessa, perché si fonda sull’intreccio di più storie personali, molto differenti tra loro, che si sgranano tra l’Iraq e gli Stati Uniti negli anni immediatamente successivi al conflitto, al quale però rinviano di continuo i numerosi flashback, che ci raccontano il vissuto dei protagonisti.
Farid, un iracheno che vive da anni in Europa lavorando come giornalista, decide di tornare a Baghdad per documentare le prime elezioni che si tengono dopo la morte di Saddam Hussein, ma anche per ritrovare qualche traccia del suo passato familiare e del fratello morto in combattimento. Si ritrova perciò a muoversi in una città devastata, tra le macerie di case che nessuno è in grado di ricostruire, dove abitanti affamati e orfani sbandati cercano un rifugio precario per sopravvivere, mentre le bombe continuano a esplodere ovunque e gli attentati testimoniano che la pacificazione del Paese rimane ancora un miraggio lontano.
Il suo percorso s’incrocia brevemente con quello di Shaimà, una giovane donna che si muove dal suo villaggio per cercare di raggiungere Baghdad, con l’aiuto di un amico, perché vorrebbe liberarsi del bimbo che porta in grembo, frutto di una violenza subita.

Tim è un soldato americano che è stato rimpatriato prima della fine del conflitto a causa di una grave ferita, tornando a vivere nella casa che divide con la moglie e il figlio bambino, ma che non riesce a liberarsi dal ricordo delle esperienze vissute con i commilitoni: la sua vita diventa quindi un’alternanza allucinatoria tra il presente e un passato che non vuole essere archiviato.
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Attorno a loro si muovono molti altri personaggi, dai bambini a cui la guerra ha sottratto la spensieratezza dell’infanzia a coloro che hanno perduto una persona amata nella voragine di Ground Zero, ma soprattutto ai reduci, tutti ossessionati dai loro incubi, così pesanti da impedire la loro sopravvivenza pur essendo in apparenza scampati al peggio: molto spazio nel romanzo è occupato dalle descrizioni di questi sogni, che in realtà intendono raccontare al lettore una realtà quasi impossibile da accettare.

La guerra non è fatta solo di eroismo e lealtà, ma mette spesso in luce gli aspetti peggiori dell’uomo. In un’intervista rilasciata a RaiTre, Giorgio Taschini ha raccontato che una delle fonti che hanno ispirato il suo romanzo è stata la lettura di Fucked Up (Rizzoli, 2006), in cui Gianluigi Ricuperati ha descritto la scoperta di una scambio di immagini tra i soldati americani e un sito web, che offriva loro gratis del porno amatoriale in cambio degli scatti e dei video con cui loro documentavano le atrocità commesse durante il conflitto.
Solo nell’ultima parte del romanzo compare il personaggio del signor Hulford, che da anonimo gestore di un motel sperduto nella provincia americana si ritrova all’improvviso in un ruolo decisivo per il futuro degli altri protagonisti.

Romanzo a più facce, La scatola del signor Hulford non è solo una storia di guerra, ma anche un grande affresco sul tormentato avvio del ventunesimo secolo, che ha risvegliato in milioni di persone la paura mai del tutto cancellata di un terzo conflitto mondiale, a pochi anni di distanza dal crollo dell’impero sovietico che sembrava aver fatto archiviare questo genere di timori. Dopotutto, il vero inizio del terzo millennio è stata la tragedia dell’11 settembre 2001, sembra volerci dire Giorgio Taschini ne La scatola del signor Hulford, raccontandoci la sua guerra irachena tra sogno e realtà: una constatazione spiacevole per tutti noi.
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