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La relazione tra Martin Heidegger e Hannah Arendt, le prime due lettere

La relazione tra Martin Heidegger e Hannah Arendt, le prime due lettereLa relazione tra Martin Heidegger e Hannah Arendt trova forse il suo più alto compendio nelle lettere che i due si scambiarono. In italiano sono state pubblicate da Edizioni di Comunità nel 2001 con la traduzione e la curatela di Massimo Bonola e il titolo di Lettere 1925-1975.

 

Martin Heidegger e Hannah Arendt s’incontrarono per la prima volta nell’autunno del 1924, quando l’appena diciottenne Hannah, si reca all’Università di Marburgo per seguire le lezioni dell’allora trentacinquenne Martin, professore straordinario presso quell’ateneo.

 

A novembre dello stesso anno Arendt chiede un appuntamento ad Heidegger nell’orario di ricevimento, come ricorderà l’autore di Essere e tempo, nella prima lettera che scriverà alla futura autrice di Le origini del totalitarismo.

 

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Già fin da questa prima lettera, Heidegger si rivolge subito alla giovanissima Hannah con un tono non equivocabile e con parole che non lasciano spazio a fraintendimenti, se non quello legato al motivo per il quale si sono incontrati:

10.II.25

Cara signorina Arendt!

Questa sera devo tornare a farmi vivo con lei e a parlare al suo cuore.

Tutto tra di noi deve essere schietto, limpido e puro. Soltanto così saremo degni di aver avuto la possibilità di incontrarci. Il fatto che lei sia stata mia allieva e io il suo insegnante è soltanto l’occasione esteriore di quello che ci è accaduto.

La relazione tra Martin Heidegger e Hannah Arendt, le prime due lettere

Martin si dimostra consapevole delle difficoltà, ma già in questa circostanza riconosce come Hannah potrà giocare un ruolo importante e decisivo nella sua vita:

Io non potrò mai averla per me, ma lei apparterrà d’ora in poi alla mia vita, ed essa ne trarrà nuova linfa. Noi non sappiamo mai ciò che possiamo diventare per gli altri attraverso il nostro essere. Forse tuttavia una meditazione può chiarire quale azione di distruzione e ostacolo esercitiamo.

 

Tra le difficoltà riconosce anche la giovane età di Hannah e l’incertezza che da questa potrebbe derivare:

Non possiamo sapere quale via prenderà la sua giovane vita. Dobbiamo rassegnarci a questo. E la mia devozione nei suoi confronti deve soltanto aiutarla a rimanere fedele a se stessa.

Che lei abbia perduto l’«inquietudine» significa che ha trovato il nucleo più intimo della sua essenza di pura fanciulla. E un giorno capirà e si sentirà riconoscente – non certo nei miei confronti – del fatto che la visita fatta durante «l’ora di ricevimento» sia stata il passo decisivo per andare oltre la via tracciata, riconducendola alla feconda solitudine della ricerca scientifica, che solo l’uomo sopporta – e solo colui che ha ricevuto insieme l’onere e il furore di essere creativo.

 

Seguono poi alcune parole bellissime che il giovane professore di filosofia rivolge alla sua allieva, invitandola a lasciarsi condurre dalla gioia:

«Gioisca!» – questo è diventato il mio saluto per lei.

E soltanto se lei gioisce potrà diventare la donna capace di donare gioia, e intorno alla quale tutto è gioia, sicurezza, rilassamento, ammirazione e gratitudine verso la vita.

E soltanto in questo modo lei rimane nella giusta disposizione per appropriarsi di quanto l’università può e deve offrirle. In ciò vi è autenticità e serietà, non già in un atteggiamento scientifico forzato di molte del suo genere – una operosità che un giorno in qualche modo si spezza, rendendole disperate e infedeli a se stesse.

E proprio allora, quando si perviene a un lavoro spirituale autonomo, la cosa decisiva rimane il mantenere integra la più autentica essenza femminile.

La relazione tra Martin Heidegger e Hannah Arendt, le prime due lettere

La chiusura è poi un invito rivolto a entrambi a conservare la bellezza di tutto ciò che sta conseguendo al loro primo incontro:

Vogliamo custodire nel nostro intimo, come un dono, il fatto che ci siamo potuti incontrare, senza rovinarlo nella sua pura vitalità con nessuna illusione; vale a dire che non vogliamo immaginarci qualcosa come un’amicizia spirituale, che tra esseri umani non esiste mai.

Io non posso e non voglio separare i suoi occhi fiduciosi, la sua cara figura, dalla sua dedizione pura, dalla bontà e onestà della sua essenza di fanciulla.

Ma così il dono della nostra amicizia diventa un vincolo in cui noi vogliamo crescere. Ed è questa stessa cosa che mi fa chiedere perdono di essermi lasciato andare, nel nostro cammino, per un istante.

Vorrei però poterla ringraziare un giorno e baciando la sua fronte pura vorrei appropriarmi nel mio lavoro della purezza della sua essenza.

Gioisca, lei che è la bontà in persona.

 

Suo

M.H.

 

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Nella seconda lettera Heidegger diventa fin dall’inizio più esplicito e il tono si fa molto confidenziale:

2.II.25

Cara Hannah!

Perché l’amore è ricco oltre ogni misura rispetto alle altre umane possibilità e risulta per chi ne è coinvolto un peso così dolce? Perché noi ci trasformiamo in ciò che amiamo pur rimanendo noi stessi. Vorremmo poi ringraziare colui che amiamo e non troviamo niente che sia sufficiente per farlo.

Possiamo soltanto essere riconoscenti nei confronti di noi stessi.

La relazione tra Martin Heidegger e Hannah Arendt, le prime due lettere

L’animo del filosofo prende poi il sopravvento e Heidegger si spinge a una riflessione sull’amore e sull’essere innamorati, sul lasciare entrare qualcuno nella nostra vita:

L’amore trasforma la gratitudine nella fedeltà verso nei stessi e nella fiducia incondizionata verso l’altro. Così l’amore accresce costantemente il suo mistero più profondo.

La vicinanza è in questo caso l’essere alla massima distanza dall’altro – una distanza, che non porta a confondere nulla – ma pone il «Tu» nel trasparente – ma inafferrabile – puro e semplice essere-qui di una rivelazione. L’irrompere della presenza dell’altro nella nostra vita è qualcosa che nessun sentimento riesce a dominare. Un destino umano si dà a un altro, e la funzione dell’amore puro è quella di mantenere desto questo darsi come il primo giorno.

 

Martin poi riflette sul particolare stato in cui vive Hannah in questo momento della sua vita:

Se tu mi avessi incontrato nel tuo tredicesimo anno, o fosse accaduto soltanto un decennio più tardi – è inutile cercare di indovinare. No, è successo adesso, quando la tua vita si accinge tranquillamente a diventare quella di una donna, nel momento in cui devi accogliere nella tua vita per sempre il presentimento, la nostalgia, lo sbocciare, il riso – l’epoca della tua giovinezza in quanto fonte di bontà, di fede, di bellezza, del sempre-soltanto-donarsi femminile.

 

E non può che chiedersi cosa può fare per lei:

E cosa posso fare io in questo istante?

Aver cura che in te non si spezzi nulla; che gli aspetti difficoltosi e dolorosi del tuo passato si purifichino; che le cose estranee e tutto ciò che hai sopportato si ammorbidiscano.

Le possibilità della natura femminile nel tuo ambiente sono completamente diverse da quelle che la «studentessa» crede e assai più positive di quanto essa non sospetti. Di fronte a te ogni vana critica deve venire meno, e ogni arrogante negazione recedere.

La curiosità, il pettegolezzo e le vanità di scuola non saranno estirpate; solo la donna, non modo in cui essa è, potrà dare nobiltà alla vera vita spirituale.

 

Nella chiusura della lettera Heidegger si abbandona poi a un tono poetico, firmandosi semplicemente con «M.»:

Quando inizia il nuovo semestre, è maggio, e il lillà ondeggia sopra le mura antiche, e gli alberi in fiore ondeggiano nei giardini nascosti – e tu te ne vai, vestita di un abito estivo, attraverso l’antica porta. Le sere d’estate entreranno nella tua camera e per te nella tua giovane anima risuoneranno della quieta serenità della nostra vita. Presto sbocceranno i fiori che le tue care mani raccolgono, e il muschio nella foresta fitta, che i tuoi sogni felici attraversano.

E io andrò presto a salutare le montagne in un viaggio solitario verso i monti di cui un giorno incontrerai la quiete rocciosa, nel cui profilo ritroverai la fermezza del tuo carattere. E voglio cercare il lago di montagna per guardare dal lato più scosceso del diruto nella sua quita profondità.

 

Tuo

M.

 

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La relazione tra Martin Heidegger e Hannah Arendt proseguirà per molti anni, così come le lettere che si scambiarono, nonostante i forti dissidi che li separeranno per ragioni intellettuali e politiche.


Per la prima foto, copyright: Lucrezia Carnelos su Unsplash.

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