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“La ragazza giusta” e il ritorno di Elizabeth Jane Howard

“La ragazza giusta” e il ritorno di Elizabeth Jane HowardLo scorso novembre ci ha regalato una piccola sorpresa: Fazi Editore ha pubblicato un nuovo romanzo di Elizabeth Jane Howard! Si tratta di La ragazza giusta – titolo originale, “Getting it right”, tradotto da Manuela Francescon.

L’autrice della saga dei Cazalet ha scritto, infatti, nell’ormai lontano 1982, un romanzo ambientato nei primi anni ’70, dai toni comici, arguti e coinvolgenti, tanto da fargli vincere il Yorkshire Post Novel of the Year Award. La ragazza giusta, inoltre, ha ispirato l’omonimo film del 1989 con Jesse Birdsall, Jane Horrocks e Helena Bonham Carter. In effetti, già dopo aver sfogliato le prime pagine ci si accorge che questo libro sembra essere fatto apposta per il grande schermo.

 

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Il protagonista, il trentunenne Gavin Lamb, è un timido parrucchiere nel West End di Londra. Intellettuale autodidatta, è appassionato di Mozart e sa citare Tolstoj a memoria ma, oltre a vivere ancora a casa dei suoi genitori, non sembra aver trovato il modo giusto per “stare al mondo”. Sebbene sia un maestro dello styling, semplicemente non riesce a capire come comportarsi con le donne, non ultima sua madre. Non che con il resto del mondo gli vada meglio, in realtà. E gli sforzi incauti del suo migliore amico, Harry King, non fanno molto per placare i sogni d'amore irrealizzati di Gavin.

Nulla sembra andare per il verso giusto, insomma. Finché, una sera, partecipa con riluttanza a una festa in cui la padrona di casa, Joan, è un magnifico trionfo di eccentricità. Joan è ricca e sposata, e Gavin ne rimane ipnotizzato tanto da ritrovarsi presto a condividere con lei confidenze con un’inconsueta facilità. Quella stessa notte, incontra anche Minerva Munday, che si è imbucata alla festa e sostiene di provenire da una stirpe reale.

Sia Joan sia Minerva – figure diametralmente opposte tra loro – trasformeranno la vita di Gavin in modi molto più eccitanti delle sue fantasie notturne. Il vero amore, però, continua a sfuggirgli, sebbene sia più vicino di quanto creda.

“La ragazza giusta” e il ritorno di Elizabeth Jane Howard

La ragazza giusta è un romanzo brillante, dunque, ma all’apparenza un po’ superficiale, specialmente se si è abituati alla prosa di altri capolavori dell’autrice come la saga dei Cazalet o Il lungo sguardo. Facciamo fatica, innanzitutto, a trovargli una collocazione: La ragazza giusta è un romanzo rosa? Un romanzo di formazione? O qualcos’altro? Difficile dirlo, anche se ormai queste categorie sono superate da tempo. La sensazione predominante durante la lettura del romanzo, però, è che Elizabeth Jane Howard ci stia nascondendo qualcosa. Sebbene la prosa sia scorrevole, mai pesante e ricca di ironia, non riusciamo a toglierci dalla mente l’idea che l’autrice voglia semplicemente regalarci un assaggio della vita di questi personaggi, senza andare sino in fondo.

Gavin è terrorizzato dalla gente, è una vittima di quella che oggi definiremmo “ansia sociale”. I suoi sogni erotici sono contorti e si interrompono sempre prima che accada realmente qualcosa. Non riusciamo a capire da cosa si origini tutto questo, a un primo sguardo, ma ci viene richiesto di fare uno sforzo in più. L’autrice, dunque, sembra invitarci ad andare oltre la parola scritta, un’attività senza dubbio interessante, ma che, forse, non tutti i lettori sono disposti a fare.

Tuttavia, si possono riconoscere a La ragazza giusta due grandi pregi. Il primo è sicuramente l’ironia a cui si è già accennato. Questo romanzo trasuda “Britishness” da tutti i punti, le virgole e le spaziature. L’autrice è abilissima nel raccontare le contraddizioni, i pregiudizi e quel tipico senso dell’umorismo che contraddistinguono i britannici. La madre di Gavin, ad esempio, è un personaggio snervante e comico ai limiti del caricaturale che incarna, però, la sempiterna ossessione del ceto medio-popolare nei confronti di tutto ciò che è aristocratico e “upper-class” – come ben rappresenta l’episodio in cui incontra per la prima volta Minerva.

 

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Il secondo grande pregio di questo romanzo – come anche di tutte le altre opere di Elizabeth Jane Howard – è la capacità dell’autrice inglese di dar vita a personaggi estremamente vulnerabili, ma non per questo meno verosimili. L’essere umano viene messo a nudo con tutte le sue potenzialità e fragilità, consentendo a chi legge di arrivare ad apprezzare (o disprezzare) il personaggio, senza però riuscire a giudicarlo fino in fondo. Lo stesso accade con i personaggi de La ragazza giusta: nessuno di loro ci è particolarmente simpatico e non è detto che se li avessimo incontrati nella vita reale ci sarebbero piaciuti fino in fondo. Non possiamo, però, negare che siano estremamente reali ed è quasi impossibile non riconoscersi, almeno un pochino, in qualche loro caratteristica.

Un romanzo apparentemente semplice, quindi, che volutamente mette in gioco le capacità critiche e autocritiche dei suoi lettori, a ulteriore dimostrazione del grande talento e sensibilità di un’autrice che è stata troppo a lungo trascurata e dimenticata.


Per la prima foto, copyright: Mitchell Griest su Unsplash.

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