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“La Nera” di Dino Buzzati e il suo tocco inimitabile

“La Nera” di Dino Buzzati e il suo tocco inimitabileSu Dino Buzzati se ne sono dette tante.

È stato uno dei tanti autori odiati e temuti sui banchi di scuola, dove ci venivano sempre proposti i sui romanzi come Il deserto dei Tartari o Un amore e non sempre era facile immedesimarsi o rimanere affascinati da storie ambientate in periodi così lontani da noi o rimanere incantati dalle sue storie immaginarie, ci sembrava sempre tutto vecchio, andato, superato. Io stesso ho iniziato a leggere i suoi romanzi solo dopo il liceo.

Per alcuni Dino Buzzati è il Kafka italiano.

Infine sono innumerevoli le leggende su Dino Buzzati. Ad esempio la sua morte è avvenuta per lo stesso identico male di cui era morto il padre (Giulio Cesare Buzzati, noto docente universitario) e si narra che quando morì in un letto della clinica privata La Madunina di Milano, gli animali del vecchio zoo di Porta Venezia iniziarono ad agitarsi inspiegabilmente nelle loro gabbie. Lo scrittore bellunese abitava di fronte allo zoo ed era solito passeggiare nei viali dei Giardini Pubblici dove c’era appunto lo zoo.

 

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Dopo la sua scomparsa, il mondo della letteratura è rimasto orfano di uno dei più grandi autori italiani, gli sono stati dedicati francobolli e Marco Missiroli, quando partecipa a incontri su Buzzati, indossa sempre la cravatta perché (parole sue) è un segno di rispetto nei confronti di un autore così importante.

“La Nera” di Dino Buzzati e il suo tocco inimitabile

Buzzati è una personalità poliedrica, nella sua vita è stato scrittore, drammaturgo, librettista, scenografo, costumista, pittore, poeta, cronista, redattore, inviato speciale ma anche e soprattutto giornalista.

La carriera giornalistica comincia nel lontano luglio del 1928 come praticante presso la redazione del «Corriere della Sera» e dimostra di avere una “penna” sopra il comune che lo fa notare dai direttori che presto lo promuovono come redattore e infine inviato. La sua capacità di scrittura lo fa approdare anche all’inserto mensile «La Lettura», mentre quando poi scoppia la guerra, si stabilisce in incognito a Messina come inviato di guerra con il compito di compilare un rapporto sulla situazione navale italiana, un lavoro che rimarrà incompiuto.

Quando la guerra finisce, l’attività giornalistica di Buzzati continua con articoli che parlano di sport, di arte, di letteratura, ma soprattutto si concentrerà su articoli di cronaca nera che da sempre era il suo settore giornalistico preferito.

Nel 2002, Corriere e Mondadori pubblicano La Nera, una raccolta postuma incentrata sugli articoli di cronaca nera scritti da Buzzati tra il 1929 e il 1972.

“La Nera” di Dino Buzzati e il suo tocco inimitabile

L’opera è divisa in due volumi, il primo intitolato Crimini e Misteri che affronta la nera più classica fatta di omicidi, suicidi, misteri e rapine, mentre il secondo volume s’intitola Incubi dove i temi principali affrontati sono incidenti e tragedie varie. Un’opera talmente affascinante che qualche mese fa, Mondadori l’ha ripubblicata arricchendola d’illustrazioni e aggiungendo articoli, rimasti negli archivi, che non avevano trovato spazio nella prima edizione.

Dino Buzzati era un giornalista fuori dal comune, un cronista come non se ne trovano più da tempo. I suoi colleghi lo ricordano come un redattore modello e innamorato di questo mestiere. Una persona disposta a raccontare anche gli episodi più banali e più umili solo per il semplice amore per la cronaca e per il dovere giornalistico, tant’è vero che in un’intervista del 1962, parlando della sua attività giornalistica, si definì un “doverista”.

 

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Nei suoi articoli, lo scrittore riusciva a descrivere la realtà scovando e scoprendo sempre gli aspetti più intimi, segreti e tormentosi, non faceva differenze tra assassini e vittime, tra colpevoli e innocenti, la sua penna trattava tutti allo stesso modo senza giudicare e limitandosi a descrivere la storia. Uno stile e una capacità unica di coinvolgere il lettore, fargli sentire sulla propria pelle quello che era accaduto.

Di certo l’attività letteraria di Buzzati passerà alla storia con romanzi immortali, ma questo volume è un’autentica scoperta e soprattutto è un giornalismo fatto col cuore e vera e pura obiettività, con in più, il suo tocco inimitabile.

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