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La Napoli borbonica raccontata da Vladimiro Bottone

La Napoli borbonica raccontata da Vladimiro BottoneLa Napoli borbonica rivive in Vicarìa (Rizzoli, 2015) di Vladimiro Bottone, giornalista e scrittore napoletano trapiantato a Torino, che ci racconta una vicenda ambientata nel 1840, nella Napoli capitale del regno di Ferdinando II.

L’immenso Albergo dei Poveri, detto anche Reclusorio o Serraglio, è un’autentica città dentro la città, e ospita centinaia di persone di ogni età, tra vecchi indigenti, donne perdute e, soprattutto, moltissimi orfani, il cui futuro è quanto mai precario: potranno entrare nell’esercito, oppure in qualche banda dove suonare la musica appresa nella scuola, ma solo se saranno abbastanza fortunati da schivare le mille insidie che li circondano in quel luogo infernale.

Sono in tanti a campare in vari modi nel Serraglio: il Comandante Fiorino, libero di esercitare tutta la sua crudeltà senza alcun controllo; gli inservienti che rubano il cibo destinato agli internati; i camorristi che speculano su tutto e il medico che si serve degli orfani per appagare le sue voglie segrete.

Il caso però vuole che dell’improvvisa scomparsa di Antimo, uno degli orfani, si occupi il giovane commissario Gioacchino Fiorilli, che da poco dirige il commissariato di Vicarìa. Si tratta di un quartiere centrale di Napoli dove si trovano il carcere e il tribunale, ma dove anche avviene ogni settimana, in un salone dello stesso tribunale, l’evento maggiormente atteso da tutti i napoletani di ogni condizione e classe sociale: l’estrazione del Regio Lotto.

La Napoli borbonica raccontata da Vladimiro Bottone_Ferdinando II

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Cercando di far luce sulla vicenda di Antimo, Fiorilli viene a contatto con le persone più disparate, dalle prostitute abusive che esercitano nei vicoli alle sorelle Dashwood, tipiche rappresentanti della folta colonia di ricchi inglesi stregati da Napoli e frequentatori della sua alta società. Emma Dashwood, bella e idealista, insegna musica per passione agli orfani del Serraglio, ed è lei a introdurre Fiorilli in quel mondo di disperati privi di ogni possibilità di redenzione, tra inquietanti mutamenti di prospettiva e colpi di scena sempre meno consolatori per il lettore.

La Napoli borbonica raccontata da Vladimiro Bottone

Nonostante le sue quasi 500 pagine, Vicarìa è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, e non soltanto per la curiosità di scoprire il finale della cupa vicenda attorno alla quale è costruito: piacciono i personaggi, per nulla stereotipati e spesso imprevedibili, piace lo stile che mescola un italiano volutamente “antiquato” al colorito dialetto in cui si esprimono gli appartenenti agli strati più bassi della società. E piace, soprattutto, il grandioso affresco della Napoli ottocentesca, città divisa in due mondi che sembrano convivere quasi ignorandosi.

La Napoli borbonica raccontata da Vladimiro Bottone

Se da un lato, infatti, ci appare a tratti qualche scorcio della meravigliosa capitale del Regno, splendidamente affacciata sul mare e capace d’incantare viaggiatori stranieri più o meno illustri, dall’altro Vladimiro Bottone ci descrive assai più spesso una città sordida e mefitica, fatta di edifici cadenti, di strade sporche e di vicoli malsani, dove la luce del sole non arriva mai. Una Napoli chiassosa, lercia e maleodorante, ma soprattutto abitata da un’umanità disperata, violenta, cattiva e in fondo nemica d’ogni forma di lealtà e giustizia.

È una città che ricorda molto la Londra ottocentesca dei grandi romanzi di Dickens, e si rivela un luogo in cui il bene non riesce quasi mai a trionfare sul male, e dove la maggior parte dei crimini è destinata a restare impunita: sia gli appassionati di romanzi storici, sia coloro che sono alla ricerca di storie avvincenti, potranno quindi trovare  molto coinvolgente la Napoli borbonica che Vladimiro Bottone ci racconta in Vicarìa.

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