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“La gemma di Siena” di Marina Fiorato

Marina Fiorato, La gemma di SienaIl romanzo storico al femminile è un genere che, bene o male, c’è sempre in libreria e biblioteca, ma che attraversa periodi di stasi, come gli ultimi anni, in cui è letto solo dalle aficionados, forse perché alcune trame hanno iniziato a stancare, o forse perché non ci sono titoli di punta come un tempo. C’è chi storce il naso considerandolo poco storico, anche se non è sempre vero, ma per far ricredere queste persone si possono cominciare a considerare i romanzi di Marina Fiorato, che veramente fanno riavvicinare a un sottogenere interessante e avvincente, che può ancora dire molto ai topi di libreria e biblioteca nostrani e non solo.

Inglese ma di origini italiane, innamorata della Storia della nostra penisola, Marina Fiorato porta nuova verve al genere, raccontando eroine non senza macchia e senza paura e svelando pagine poco note della Storia secolare italiana, vicende che lei conosce bene, visto che, mossa dalla ricerca delle sue origini, ha studiato a fondo i fermenti italiani nel corso dei secoli e viene spesso in Italia, non solo per il suo matrimonio romantico di alcuni anni fa sul Canal Grande.

Dopo aver raccontato i retroscena dell’arte di Botticelli ne La ladra della primavera, Marina Fiorato è tornata nelle librerie italiane con la traduzione di un suo romanzo antecedente, La gemma di Siena (traduzione di Claudia Lionetti, Nord editore, 2013).

Siena è il luogo in cui si svolge una storia fatta di matrimoni imposti, fughe, intrighi, amori contrastati, agnizioni, ma è una Siena che non ci si aspetta e che si conosce poco, non quella gloriosa dell’epoca dei Comuni medievali, ma quella del 1723, ormai sullo sfondo di una Storia che scorre altrove, con gli ultimi scampoli della dinastia dei Medici. L’autrice sceglie di raccontare una pagina poco nota, in una città meta amatissima comunque del Grand Tour dei rampolli delle famiglie del Nord Europa, ma dove la preoccupazione principale era rimasta l’organizzazione del Palio annuale con i contrasti anche sanguinari tra contrade, uno degli elementi di spicco di una narrazione che sa avvincere.

Al centro di tutto il romanzo c’è una protagonista, fanciulla prima e donna poi, pronta a lottare contro un destino avverso, con il nome ingombrante di Pia de’ Tolomei, la nobildonna medievale uccisa dal marito e cantata sia da Dante nel Purgatorio che in tempi più recenti da Gianna Nannini. Non è solo un’omonimia, si tratta di una discendente, certo fittizia (ma quante famiglie nobili si sono perse poi nei meandri della Storia senza estinguersi), che vuole sfuggire allo stesso destino della sua ava, e lo farà con colpi di scena e avventure, in una vicenda che non fa pedissequamente il verso al genere cappa e spada.

Marina Fiorato si conferma un’autrice interessante e da tener d’occhio, capace di coniugare ricostruzione storica e curiosità per gli eventi, ricerca di dettagli poco noti in un genere che piace ma che a tratti può sembrare inflazionato, personaggi interessanti e umani, non supereroi e supereroine, colpi di scena e vicende che non copiano o seguono storie già note, ma sanno inventare qualcosa di nuovo e diverso.

Meno picaresco de La ladra della primavera, La gemma di Siena è comunque un libro interessante, imperdibile per gli amanti dei romanzi storici, ma anche per chi cerca semplicemente una storia un po’ diversa, tra eventi che in pochi qui in Italia conoscono, probabilmente anche i senesi stessi, e una vicenda romanzesca e mai banale. A questo punto non resta che attendere gli altri titoli dell’autrice, siamo in ritardo di almeno quattro o cinque volumi rispetto al mercato anglosassone.

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