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La festa dei 70 anni di Alberto Moravia raccontata da Goliarda Sapienza

La festa dei 70 anni di Alberto Moravia raccontata da Goliarda SapienzaÈ il 28 novembre 1977 quando Goliarda Sapienza si reca a Roma a casa di Graziella Lonardi Buontempo per la festeggiare i settant’anni di Alberto Moravia.

Il giorno, sui suoi taccuini in parte pubblicati da Einaudi nel volume Il vizio di parlare a me stessa, Goliarda scriverà alcune sue impressioni sulla festa che in parte rappresentano la sua opinione su questo tipo di serata e in parte raccontano un po’ di Moravia e del suo rapporto con l’autore di La noia.

 

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Novembre 1977

Ieri sera da Graziella per i settant’anni di Moravia. Grande sfarzo disordinato ma gentile e pulito dei partenopei.

Graziella dirigeva il traffico come una badessa di Stendhal, i gesti delle lunghe mani ora ieratici ora carnalmente appassionati. Non mi ha abbracciata, ci conosciamo da poco, ma sono sicura che odora di eucalipto, un eucalipto nella carne e incenso e mirra nei lunghi occhi che sfuggono sorridenti e nostalgici in tante foglie verde-viola. Forse è la donna più bella che abbia mai conosciuto. La voce fonda e soave si incrina in sfiatature rauche, voce polverosa di banchi e tende e velluti da collegio di lusso. Il Sacro Cuore. Lei, Bambolina e Carlotta coetanee, tre bambine al Sacro Cuore di Napoli.

 

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La festa dei 70 anni di Alberto Moravia raccontata da Goliarda Sapienza

Avrà vita a sufficienza per raccontare di loro e delle altre donne e uomini che ho incontrato?

Moravia aveva la sua solita aria da ragazzino dispettoso, vorace di vita e di avventure. Sarebbe stato felice della bella festa «tutta per lui», ma il sorriso indispettito era accentuato da qualcosa. Pensavo fosse a causa dei suoi settant’anni, invece era paura. Infatti da mesi lo minacciano, vogliono ucciderlo. È il turno dei giornalisti.

Aveva chiaramente paura, una paura stupita e dolce propria della sua età: non avrà mai un giorno in più dei quattordici che si tendono sempre.

Non mi è propriamente simpatico. Ci ho litigato più di una volta, ma devo dire che ha talento di vita e bellezza in quei suoi tratti duri sempre tesi a inseguire l’acutezza azzurrina e gelida dello sguardo.

 

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Non so perché mi viene in mente Arbasino, la sua voce inespressiva, seguita da due mani così piccole e cesellate. S’è fatto crescere i baffi: non sono che baffi da carabiniere. Perché ne parlo? Forse per esorcizzarlo. Il suo talento ironico mi fa paura. Perché talento e crudeltà ne ha a iosa.

La serata deve essere riuscita ma io ero altrove, a momenti in ospedale con Vera che lotta con la morte, a momenti da Luna dove cento volte si è ripetuta questa specie di assurdo assembramento fra il divistico e il familiare. E se allora c’era spazio per qualche abbandono di simpatia o discussione, oggi non c’è che tensione lugubre e una ridicola decisione negli sguardi di tutti di fare finta che nessuno è morto e che fuori non ci sia la guerra. Ma nessuno ci è riuscito, appena possibile tutti sono scappati, le donne tenendo strette le loro borsettine e pelliccette, gli uomini pensando accuratamente al proprio corpo.

La festa dei 70 anni di Alberto Moravia raccontata da Goliarda Sapienza

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Se fin dal ’65 queste riunioni erano un’assurdità astorica oggi sono un vero e proprio supplizio, e non solo per me. C’è anche l’ereditata abitudine a non cambiare mai, nessuno che ammetta gente giovane. Come la precedente generazione restava chiusa a invecchiare insieme, anche questa fa lo stesso.

Sembra che solo io abbia un «ricambio» nelle amicizie, mentre tutti restano fermi mummificati nel vecchio.

 

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