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La carezza della memoria. Intervista a Carlo Verdone

La carezza della memoria. Intervista a Carlo VerdoneC’è uno spazio essenziale per la vita umana, una capacità che ci distingue in modo netto dagli altri esseri viventi del pianeta perché ci permette di raccontare noi stessi a noi stessi. Parlo della memoria. E della memoria, di questa capacità così essenziale alla vita umana, Carlo Verdone ne fa un ottimo uso: si lascia accarezzare da essa e trascina il lettore a sbirciare tra i suoi ricordi – quel «suoi» resta ambiguo di proposito, perché è un amalgama ciò che nasce dall’incontro del lettore con il libro.

Lo intitola La carezza della memoria, esce per Bompiani, ed è un altalenarsi di risate e di pensieri profondi: perché questa è la vita ed è la vita il contenuto della scatola aperta da Carlo Verdone.

Per meglio comprendere cosa si celi dietro alla nascita di La carezza della memoria, abbiamo parlato con Carlo Verdone. E allora abbiamo parlato di treni, della vita da attore, della musica, ma anche dell’essere padri.

 

In che misura unesistenza può stare nei confini di una scatola? Come mai lei ha deciso di aprire la sua?

Dipende dalla qualità degli oggetti. Se questi oggetti hanno la forza di esser raccontati, evocando volti, emozioni, vicende, allora anche un piccolo ritrovamento può esser addirittura il tema di un libro. In una tasca, in un cassetto, in un portafoglio ci possono essere indizi per qualcosa da raccontare. Ogni oggetto ha una storia. Ma la storia deve essere interessante. Il modo di scrivere dell’autore la può far diventare ancora più affascinante.

Decisi di aprire quella scatola, sigillata nel 2013 dal mio compianto segretario, perché non avevo nulla da fare. Chiuso in casa per il virus decisi che era arrivato il momento di mettere in ordine il disordine. Rimandavo l’apertura dello scatolone perché avrei trovato indicazioni scritte da Ivo, la cui scrittura mi avrebbe intristito per la sua prematura scomparsa. Oggi posso dire che Ivo è stato colui che mi ha suggerito questo libro. Scritto nove anni dopo La casa sopra i portici.

La carezza della memoria. Intervista a Carlo Verdone

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Da dove arrivo io, prendere il treno, da bambina, era il modo per raggiungere i nonni, il mare, la montagna; le macchine erano davvero poche, i rifornimenti razionati. Il treno era anche il luogo in cui sentirmi libera perché, lì, gli incontri erano esenti dal ricatto – i rapporti a lungo termine rischiano di provocarne. Lei, di treni, afferma di averne visti molti. Com’è cambiato, secondo lei, il tipo di connessione, di rapporto tra i viaggiatori? C’è ancora lo spazio di un incontro privo di ricatti, secondo lei?

Il treno da bambino e da giovane studente era la scoperta di paesaggi nuovi, di gente dal dialetto diverso dal mio, era una piccola avventura che sembrava un lunghissimo viaggio. Anche se il luogo che dovevo raggiungere distava 70 chilometri. Il treno è sempre stato stupore per quel che vedevo dal finestrino o dentro lo scompartimento. Ogni faccia mi portava ad immaginare cosa poteva fare nella vita quel signore o quella signora. Era un gioco della mia immaginazione. Avevo certamente più curiosità nell’osservare gli altri rispetto ad ora. Adesso sono gli altri che sono curiosi nei miei riguardi. Negli anni 60’ la gente aveva più dignità, mi sembrava che tutti i volti fossero di brave persone. Con il tempo cambia la società e anche l’educazione e prende piede l’ostentazione. In un treno riesci a selezionare gran parte dell’apparato umano. Un treno è spesso lo specchio della vita che stai affrontando.

 

La vita di un attore è molto impegnativa, per chi è arrivato al massimo può diventare alienante. Come ci si protegge, in un certo senso, dal successo, dall’alienazione?

Ci si protegge imponendosi l’umiltà, la semplicità e la disponibilità. Bisogna mantenere l’essenza del proprio carattere, quel carattere che avevi quando eri un perfetto sconosciuto. La celebrità deve dimenticare la sua notorietà e sentirsi uno dei tanti. Non dovrai essere uno dei tanti quando reciti o dirigi, lì serve lo scatto geniale. Io non mi sono mai sentito “arrivato”, mi sono sempre messo in discussione dal primo all’ultimo film. L’artista che si sente arrivato ha già iniziato la parabola del declino.

La carezza della memoria. Intervista a Carlo Verdone

Sostiene che chi non ama la musica non ha la capacità di intraprendere un viaggio interiore. Vale lo stesso per le altre forme d’arte? Che tipo di stupore crea un ritmo, in che modo si distingue da quello stimolato dai colori o dalle parole, secondo lei? Alla luce del presente, dei concerti sospesi, che tipo di vuoto si sta allargando dentro di noi?

La musica è un gran supporto per l’anima. Ci sono dei momenti della giornata in cui ho bisogno o di una carezza o di una scossa. La musica ascoltata insieme, sia in un concerto rock, sia in una sinfonia classica, ha il potere di creare un’aggregazione miracolosa. Dove tutti insieme stiamo condividendo qualcosa che ci sta dando simili emozioni. La danza, la pittura, la scultura hanno un potere identico a quello della grande musica, ma queste ultime hanno un pubblico più preparato e raffinato. Alla fine possiamo dire che la pittura può anche essere musica e la musica pittura. L’arte è un balsamo per l’anima. Più si vive di passioni meno la vita sarà faticosa con momenti tediosi.

 

Parla di Paolo, suo figlio, della passione per la chitarra e io vorrei chiederle che cos’è essere padri.

Trasmettere una sana passione ad un figlio è qualcosa di molto importante. Lo abituerai a sensibilità che potrebbero portarlo ad avere delle virtù. Oggi essere padre è un lavoro difficilissimo. E i tuoi figli non avranno tanto bisogno di lunghi sermoni educativi, quanto di esempi. Loro vedono come ti comporti con gli altri, notano come lavori, come rispondi, cercano di capire i tuoi interessi. Insomma, si insegna anche stando zitti. Viaggiare con i propri figli è il punto massimo del rapporto con loro. Aggiungerei che c’è un periodo in cui tu insegni a loro tutto, ma ben presto arriva il momento nel quale saranno loro ad insegnare a te. E devi prestare molta attenzione. Con buoni esempi in casa le possibilità di crescere bene i figli sono molte.

 

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I ricordi, la memoria: in che modo fanno la differenza nella vita?

Il ricordo, la memoria sono un ringraziamento a chi ti ha dato la vita. Non sempre i ricordi sono positivi, ma la nostra mente cercherà, nel tempo, di rendere opache le vicende dolorose e di esaltare quelle belle, quelle piene di piccole o grandi emozioni. Tornare indietro nei ricordi ha qualcosa di piacevole per il cuore. Vuol dire che hai vissuto e che non sei solo esistito. Il passato è l’unica certezza che abbiamo. Il presente fugge in una frazione di secondo, il futuro è incerto e quindi l’unica cattedrale incrollabile è quella dove viene conservato ciò che è stato. I tuoi ricordi resteranno sempre lì e nessuno lo potrà mai trafugare. E quando non ci sarai più, loro verranno via con te.


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Per la prima foto, copyright: Roman Kraft su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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