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“L’ultima nave per Tangeri”, aspettando Godot nel ventunesimo secolo

“L’ultima nave per Tangeri”, aspettando Godot nel ventunesimo secoloL’ultima nave per Tangeri (Fazi, 2020 – traduzione di Giacomo Cuva) è il primo romanzo pubblicato in Italia di Kevin Barry, scrittore irlandese che ha già al suo attivo alcuni romanzi e raccolte di racconti molto apprezzati nel mondo anglosassone, ma di cui in Italia è apparso solo Il fiordo di Killary (Adelphi, 2012 – traduzione di Monica Pareschi), un volume contenente una dozzina di racconti.

Personaggio particolare, con alle spalle una vita di vagabondaggi in vari luoghi dell’Irlanda e all’estero, Barry ha probabilmente messo molto di sé nella descrizione dei due protagonisti di questo romanzo, due irlandesi cinquantenni fuori dagli schemi. Maurice e Charlie hanno infatti passato gran parte della loro vita sguazzando insieme nell’illegalità, smerciando droghe, oltre a farne abbondante uso, e compiendo una sfilza di reati di ogni genere. Hanno amato la stessa donna, Cynthia, moglie di Maurice ma anche amante di Charlie. Dopo anni di avventure e vagabondaggi, sono due uomini precocemente invecchiati e piuttosto malmessi, che siedono insieme su una panchina nel porto di Algeciras, la città andalusa da cui vanno e vengono i traghetti per Tangeri, assicurando il collegamento più rapido tra la Spagna e il Marocco.

 

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Perché sono finiti lì? Da tempo cercano di rintracciare senza successo Dilly, la figlia ventitreenne di Maurice e Cynthia, che dopo la tragica morte della madre, avvenuta tre anni prima, se n’è andata da casa e non ha più dato notizie di sé. Maurice e Charlie sanno che potrebbe essersi aggregata a gruppetti di ragazzi vagabondi, forse dei punkabbestia, e potrebbe essere di passaggio ad Algeciras, diretta a Tangeri oppure di ritorno in Europa. È per questo che i due uomini siedono da ore, ma forse da giorni, davanti allo squallido terminal dei traghetti del porto di Algeciras, sperando di individuare la ragazza nel flusso di passeggeri che si muove nei due sensi all’arrivo di ogni traghetto.

“L’ultima nave per Tangeri”, aspettando Godot nel ventunesimo secolo

Ed è per ingannare il tempo interminabile di un’attesa di cui non s’intravede la fine che Maurice e Charlie parlano, si raccontano, pensano, ricordano, ricostruendo in questo modo le loro vite sballate: gli amori, i successi e i fallimenti, i luoghi in cui hanno vissuto. Cynthia, sebbene non ci sia più, è sempre presente tra loro, così come Dilly, la figlia perduta di non si sa esattamente quale padre, di cui il narratore ci farà conoscere anche la personale versione dei fatti.

“L’ultima nave per Tangeri”, aspettando Godot nel ventunesimo secolo

L’ultima nave per Tangeri è un romanzo che sembra in apparenza costruito sul nulla, ma riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina. Il «New York Times» l’ha incluso nella ristretta rosa dei cinque libri migliori del 2019, anno di uscita dell’edizione originale, e il riconoscimento appare ben meritato: Barry racconta la sua storia con un linguaggio diretto, ricco di metafore e di battute fulminanti, capace di far sorridere ed emozionare il lettore nello spazio di poche righe.

 

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Non si può non provare simpatia per due personaggi sgangherati come i due protagonisti, dei quali a malapena ci si ricorda che hanno passato decenni a bere, fumare, drogarsi e maneggiare con disinvoltura coltelli e armi da fuoco: realisticamente, sono due delinquenti degni di finire in galera fino al termine dei loro giorni, ma Barry, che pure ci ha fatto sapere tutto questo nel corso della narrazione, riesce a farcelo dimenticare, obbligandoci a fare il tifo per loro e a sperare che trovino ciò che vanno cercando con tanta ostinazione, mentre continuano ad attendere L’ultima nave per Tangeri nel triste porto di Algeciras.


Per la prima foto, copyright: Will Paterson su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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