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“L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” di Marisa Salabelle

“L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” di Marisa SalabellePiemme ha da poco pubblicato L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu, romanzo d’esordio di Marisa Salabelle, autrice pistoiese di origine sarda, elementi che ritroviamo nella vita della protagonista.

Siamo a Pistoia, ed è il 25 luglio del 1994. Ai margini di una strada periferica due ragazzini in bicicletta scoprono il cadavere di una donna, che dall’abbigliamento volgare e dal trucco pesante potrebbe essere una prostituta, mentre la pelle olivastra potrebbe anche far pensare anche a una sua origine extracomunitaria. Nessuno, tuttavia, ha denunciato la scomparsa di una persona che risponda a queste caratteristiche, così che i carabinieri non si preoccupano troppo d’indagare su quello che appare comunque come un brutale omicidio, di quelli destinati spesso a restare impuniti.

A chi potrebbe importare della morte di una poveraccia qualsiasi?

Solo a distanza di parecchi giorni, e grazie soprattutto all’insistenza di un giovane cronista del quotidiano locale, alla ricerca ostinata di uno scoop giornalistico che gli apra qualche prospettiva di carriera, viene preso in considerazione l’allarme lanciato da un anziano, temporaneamente ricoverato in una casa di riposo: il vecchio signore è molto preoccupato perché la figlia, da tutti ritenuta in vacanza, ha smesso da giorni di telefonargli, come aveva sempre fatto in occasione delle precedenti separazioni. Si scopre così che quel corpo appartiene a Efisia Caddozzu, irreprensibile e severa maestra elementare di origini sarde, trapiantata a Pistoia da bambina al seguito del trasferimento del padre, un tempo direttore didattico.

Ma perché la matura, sgraziata e bruttina Efisia era vestita come una provocante prostituta?

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“L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” di Marisa SalabelleRaccontandoci in parallelo le indagini successive al ritrovamento del corpo e la biografia di Efisia, a partire dall’ infanzia cagliaritana per approdare alle ore precedenti la sua scomparsa, Marisa Salabelle costruisce una storia avvincente, dal ritmo serrato e dal finale assolutamente imprevedibile.

Non è, tuttavia, soltanto la classica ricerca dell’assassino e del suo movente a rendere interessante questo romanzo, perché nel ricostruire la vita di Efisia l’autrice ci racconta anche molto riguardo a un quarantennio di storia italiana. Si parte dagli anni Cinquanta, e dalle difficoltà d’inserimento di una famigliola sarda in un contesto provinciale toscano, dove la diffidenza rende difficile ambientarsi anche a chi appartiene alla stessa nazione e parla la medesima lingua, ma si arriva fino all’odio recente per gli albanesi, la cui integrazione appare quasi impossibile. In mezzo ci sono tutte le esperienze di vita di Efisia, la sua militanza politica giovanile nell’estrema sinistra, il volontariato a favore degli immigrati, rapidi accenni a vicende ormai storiche che hanno segnato in qualche modo il nostro recente passato. Il tutto, però, ci viene raccontato sempre con molta sobrietà, ma soprattutto senza appesantire la narrazione, perché siamo pur sempre in presenza di un romanzo, per di più di genere thriller, e non di un saggio storico-sociologico.

Componente non secondaria di L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu è anche l’ambientazione in una cittadina come Pistoia, che permette all’autrice di offrirci uno spaccato molto realistico dell’ambiente provinciale, con tutte le sue ipocrisie, la maldicenza, il gusto per il pettegolezzo e la tendenza a ficcare il naso nelle vite degli altri, assai più spesso per criticarle e non per approvarle, tutte caratteristiche assai meno presenti nei centri urbani di dimensioni maggiori.

Un esordio, quindi, questo di Marisa Salabelle, molto interessante e convincente, al quale auguriamo riscontri positivi presso il pubblico dei lettori, in modo che L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu sia solo l’inizio di una bella carriera letteraria.

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