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L’arte tra pubblico e privato. Intervista a Maria Elisa Avagnina, Direttrice dei Musei Civici di Vicenza

Arte, Musei civici, Vicenza[Articolo pubblicato nella Webzine Sul Romanzo n. 5/2013, La gioia dell’incontro]

Esiste sicuramente una questione “artistica” nel nostro Paese; questione che non riguarda solo l’affermazione di nuovi artisti e le misure a sostegno della promozione del loro talento, ma anche la fruizione e la gestione delle risorse.
È con l’intento di indagare questi ambiti che abbiamo deciso di dare spazio e voce a chi della gestione del patrimonio artistico italiano ha fatto la mission di una vita, con una serie di interviste ad addetti ai lavori, partendo, in questo numero, dalla dott.ssa Maria Elisa Avagnina, che nella sua lunga carriera al servizio dell’arte italiana è stata Direttrice della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Veneto e dei Musei Civici di Vicenza. Autrice e co-autrice di numerose pubblicazioni, tra cui ricordiamo Tiepolo: le ville vicentine (ed. Mondadori Electa, 1997), Il Teatro Olimpico (ed. Marsilio, 2005), Bellini a Vicenza. Il Battesimo di Cristo in Santa corona (ed. Biblos, 2007), Cinque secoli di volti. Una società e la sua immagine nei capolavori di Palazzo Chiericati (ed. Marsilio, 2012), la sua è stata un’intera carriera spesa al servizio della gestione del patrimonio artistico veneto e vicentino.

Dal 1997 ad oggi, ha ricoperto il ruolo di Direttrice dei Musei Civici di Vicenza. Ci può raccontare i momenti più significativi della sua attività?
È una domanda importante in una prospettiva prossima di lasciare il lavoro. Sono stati anni di grande lavoro, con momenti di luce e momenti di ombra. 
La bellezza del lavoro che si fa tra queste mura è stato un valore e un ideale a cui riferirsi. I Musei Civici comprendono non solo la Pinacoteca Chiericati, ma anche il Museo del Risorgimento e della Resistenza, il Museo Naturalistico e Archeologico, il Teatro Olimpico che è un museo della scultura italiana o “museo manierista  del  Cinquecento”, come lo definiva Licisco Magagnato, uno tra i principali ispiratori della creazione del Ministero per i Beni Culturali.
La direzione dei musei è un “giocattolo” eccezionale, ma molto impegnativo. Il patrimonio di partenza è enorme: ho iniziato ad averlo tra le mani in un momento in cui era necessario introdurre delle innovazioni. Mi spiego meglio. Per esempio, i Musei Civici di Vicenza nel 1997, quando sono arrivata qui, avevano una chiusura con un orario spezzato, non c’era uno shop, ma un piccolo punto vendita nel Teatro Olimpico. Non erano messi in rete, ognuno aveva il proprio biglietto. Tutto ciò faceva sì che i visitatori privilegiassero in modo esclusivo il Teatro Olimpico, molto conosciuto anche da turisti stranieri di area anglosassone e tedesca. I tour operator li accompagnavano fino a lì, venivano dal lago di Garda, da Abano Terme ed era la gita della mezza giornata. Era, quindi, necessario reimpostare la situazione per cercare di valorizzare tutto.
Qui in Pinacoteca, il patrimonio è stupendo. Lo storico dell’arte Edoardo Arslan, nel 1993, diceva che forse questa è la più bella Pinacoteca dell’entroterra veneto per la bellezza dell’ala palladiana.
Abbiamo, quindi, inserito l’orario continuato, messo in rete i Musei Civici, una biglietteria centralizzata all’Olimpico, con un prezzo del biglietto che era certamente di favore, ma con cui il visitatore era incentivato a venire dall’altra parte della strada e visitare la Pinacoteca. Attraverso questa revisione del potere gestionale siamo riusciti a valorizzare le raccolte del patrimonio.
Effettivamente si è registrato un notevole incremento di visite. Tutti quelli che acquistano il biglietto si riversano qui. È vero che, negli ultimi tempi, siamo stati parzialmente chiusi, quindi posso capire il disagio, ma ci ripromettiamo di recuperare al meglio nel primissimo autunno, con la riapertura dell’ala ottocentesca e novecentesca del museo di Palazzo Chiericati.
A regime credo che sarà certamente una scoperta eccezionale, un recupero per cui Vicenza potrà andare assolutamente fiera, un’opera che opportunamente promossa potrà avere un grande ritorno.
Contiamo molto anche sulla mostra Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento, che sarà ospitata in Basilica dal febbraio 2014. Insieme al curatore, Marco Goldin, faremo un intenso lavoro di promozione dell’evento.

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Come giudica il ruolo pubblico nella gestione del patrimonio artistico in Italia?
È un discorso che è necessariamente un po’ generale. Trovo ci siano delle punte di eccellenza. Io vengo dalle Soprintendenze, quindi dal pubblico per eccellenza. 
A volte, ci sono dei grandi limiti gestionali dati dalla scarsità dei finanziamenti o dalle difficoltà pratiche che ci sono a gestire un patrimonio così grande. Credo che generalizzare diventi un po’ banale, bisognerebbe vedere caso per caso.
In questo settore, io amministro un budget che è poco più che familiare, possiamo dire come di una famiglia medio-borghese. Il bilancio si discosta nettamente dalle aspettative, dai progetti. Quello che si fa diventa un miracolo. Anche nell’ente locale esistono fortissime disparità: le amministrazioni, ed è anche logico, durante i loro mandati, privilegiano un settore piuttosto che un altro.
La cultura non è un settore su cui si è finora largamente investito. A Vicenza, però, lo sta diventando ora con la nuova amministrazione, la quale, sia nella campagna elettorale sia in alcuni gesti incentrati al momento sulla Basilica Palladiana, ha dato segno di voler considerare la cultura un elemento importante e anche un fattore economico fondamentale.

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