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“L’albero di stanze” di Giuseppe Lupo, il realismo magico lucano

“L’albero di stanze” di Giuseppe Lupo, il realismo magico lucanoL’albero di stanze, pubblicato da Marsilio nell’ ottobre 2015, è la casa letteraria di Giuseppe Lupo che sviluppa, attraverso la narrazione nel suo stile originalissimo, geografie oniriche e realismo magico, ma con fondamenta e struttura portanteintrise della cultura meridionale, lucana.

La casa costruita «con sassi e grano» risuona di voci: i muri parlano, recitano preghiere, suonano e cantano a un sordo, Babele Bensalem, e narrano all’ultimo discendente un passato che altrimenti andrebbe perduto per sempre, in un volo di fantasia sfrenata che viaggia nel vento e sulle nuvole, inseguendo le comete. Risalendo le stanze costruite una sull’altra, una per ogni figlio, come un pioppo o un albero genealogico o la Torre di Babele, il protagonista apprende le vicende centenarie di tutti i componenti della famiglia, dal lontanissimo capostipite, forse il re magio Balthasar, al patriarca Redentore, fino a suo padre, cinque generazioni di eroi contadini che hanno la forza di vivere nella povertà, ma con l’ostinazione di non arrendersi mai e ampliare il proprio orizzonte esplorando il mondo.

«A ogni passaggio di cometa un po’ di polvere sarebbe scesa sulla famiglia Bensalem come lievito nel pane: un figlio e una stanza, un altro figlio e un’altra stanza, finché i tetti non fossero arrivati a confondersi con le nuvole, a diventare trasparenti com’è nella fortuna degli anni o degli uomini che vanno e vengono nel mondo, nascono e spariscono senza lasciare traccia».

Il penultimo della stirpe, Forestino, padre di Babele, è diverso da tutti gli altri della famiglia: è l’intellettuale, il topo di biblioteca, lo scrivano giracarte, il «sugagnostro...uno che sente la voce dei libri», come lo definiscono nella loro strana lingua i Bensalem, un misto di dialetto autoctono e di lingue straniere, di «ndataf, flap flap, aiut marò e simili sgangherie». E così sarà Babele, medico sordo che però sa ascoltare i malanni del corpo e dello spirito solo appoggiando l’orecchio sui pazienti «Sono un ascoltatore di silenzi, non un medico». La moglie, anch’essa medico, francese, assolutamente votata alla razionalità, dice «Tu es fou. Crazy, fou, toc toc».

Attorno alla casa magica il paesaggio è quello di una Lucania d’altri tempi, che rimane ancora oggi nella forma urbanistica dei suoi paesi bianchi arroccati sulle montagne, costruiti fuori e dentro le grotte, arrampicati verso il cielo, proprio come la casa del romanzo.

Un poema epico in prosa, che nasconde ricordi autobiografici, scritto in una lingua che affascina: è l’invenzione di uno scrittore che non lascia nessuna parola al caso, con un lavoro di cesello dove i suoni e l’onomatopeia hanno un’importanza fondamentale.

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“L’albero di stanze” di Giuseppe Lupo, il realismo magico lucanoIl romanzo ha avuto una lunga gestazione nella mente dello scrittore, che dichiara di averlo pensato per quarant’anni alla ricerca del modo ideale con cui scrivere la storia, una lingua dove c’è non solo un mondo, quello lucano, ma il mondo, con la confusione di idiomi sempre in continua evoluzione: ora che l’opera è finita si sente un po’ triste, orfano dell’idea che lo ha accompagnato per così lungo tempo, ma il successo che libro sta avendo presso il pubblico riporta la gioia e la soddisfazione dell’opera compiuta.

Le fantasie sono tradotte in rappresentazioni irreali, in metafore acrobatiche, in un caleidoscopio di colore e musica: tempo e luogo sono evanescenti, immagini poetiche dipingono nella prosa una favola antica che trascina il lettore verso altri mondi, lontani da una realtà che troppo spesso appesantisce e toglie la serenità. Lo scrittore stesso col suo sorriso, col suo gesticolare senza posa rivela un mondo interiore spontaneo e ricco di emozioni positive che ci regala leggerezza, quiete e voglia di sognare attraverso la lettura dei suoi straordinari libri.

Perfino chi non è fatto per volare di fantasia avrà la possibilità di aprirsi a nuove esperienze, se riuscirà a lasciarsi andare alla magia di questa scrittura speciale.

Docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università Cattolica di Milano e Brescia, autore di romanzi e saggi, Giuseppe Lupo ha pubblicato presso Marsilio: L'americano di Celenne (2000, Premio Giuseppe Berto 2001, Premio Mondello opera prima, 2001); Ballo ad Agropinto (2004); La carovana Zanardelli (2008, Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical 2008, Premio Carlo Levi 2008); L'ultima sposa di Palmira (2011, Premio Selezione Campiello 2011, Premio Vittorini 2011); Viaggiatori di nuvole (2013, Premio Giuseppe Dessì); Atlante immaginario (2014).

Curiosità sulla copertina del romanzo: è un acquerello che Giuseppe Lupo ha comprato da un barbone incontrato per caso a Budapest, una coincidenza che l’ha colpito, perché ha visto la casa dei Bensalem, L’albero di stanze così simile a come l’aveva immaginata.

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