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Intervista ad Alberto Ottieri, Amministratore delegato e vicepresidente di Messaggerie Italiane

Intervista ad Alberto Ottieri, Amministratore delegato di Messaggerie LibriA causa delle norme restrittive imposte dalla pandemia la trentottesima edizione della storica Scuola per Librai dedicata a Umberto e Elisabetta Mauri non si terrà come tradizione alla Fondazione Cini di Venezia ma verrà organizzato per il 29 gennaio totalmente online, allargando la platea dei partecipanti a molte personalità anche straniere. Ne abbiamo parlato con Alberto Ottieri, amministratore delegato e vicepresidente di Messaggerie Italiane.

 

Cosa le mancherà rispetto all’edizione in presenza e cosa invece pensa che si possa acquisire di positivo lavorando solo in rete?

Mi mancherà molto la parte didattica e formativa dedicata ai librai che facciamo di solito a Venezia per tre giorni e che abbiamo rimandato a dei corsi monografici da realizzare durante l’anno. Ci sono trenta librai che ogni anno partecipano a queste lezioni, che diventeranno anche di più nei corsi online, ma la presenza è un’altra cosa.

Quello che avremo in più è che le tavole rotonde che abbiamo organizzato grazie alla rete raggiungeranno molte più persone, tra cui numerosi ospiti internazionali, e questa è una cosa abbastanza unica. I temi sono stati rivolti di più agli operatori del settore rispetto al tradizionale pubblico misto di lettori e appassionati, che seguiva con interesse soprattutto l’intervento di chiusura dei seminari, tenuto da personalità della letteratura o anche della politica. Di sicuro mi mancherà molto tornare a Venezia!

Intervista ad Alberto Ottieri, Amministratore delegato di Messaggerie Libri

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Il tema di quest’anno è “lo stato del libro in Europa” e tutti gli indici di settore posizionano l’Italia come fanalino di coda sia come percentuale di lettori, sia come livelli di scolarizzazione. Lei come vede la nostra situazione al riguardo?

Il 2020, pur con tutti i problemi che ha avuto, ci ha detto che il libro tutto sommato è in buona salute, visto che ha realizzato gli stessi dati dell’anno precedente, nonostante i mesi di chiusura delle librerie. C’è stato uno sviluppo dell’e-commerce e delle piccole librerie indipendenti, mentre hanno ovviamente sofferto tutti i punti vendita legati al viaggio, quelli collocati nelle stazioni o nei punti di ristoro autostradali.

Mi risulta che in Europa con la pandemia ci sia stato un incremento della lettura un po’ dappertutto, dalla Spagna alla Germania e noi siamo in linea con gli altri paesi. Ci manca la visibilità di come andranno avanti i punti vendita sulle strade, ma anche nei centri urbani, dove lo smart working e la difficoltà a muoversi hanno creato grandi vuoti: uffici chiusi e impossibilità a effettuare le presentazioni. Aspettiamo di sentire le idee e le proposte dei gestori delle grandi librerie che parleranno al seminario.

Intervista ad Alberto Ottieri, Amministratore delegato di Messaggerie Libri

Potremmo quindi pensare a degli interventi per ridisegnare il futuro delle librerie?

Gli interventi che si potranno fare riguardano soprattutto le grandi librerie di catena, perché tutto dipenderà da come si riorganizzerà il mondo del lavoro, tra lo smart working e la modifica degli orari. Quello degli orari secondo me è un tema importantissimo, perché si possono ipotizzare fasce orarie diverse per il pubblico, in modo che possa frequentare i luoghi della città in tempi diversi. Anche come azienda stiamo cercando di capire come potrà essere il rapporto dei nostri dipendenti tra lavoro a casa e in ufficio. Penso che la flessibilità degli orari in tutti i settori sia una strada obbligata se vogliamo organizzarci per ripartire.

 

Le librerie indipendenti hanno svolto un ruolo importante in questi mesi, organizzando per esempio servizi di consegna a domicilio in concorrenza ai grandi venditori della rete. Può essere l’inizio di un rilancio dopo anni di chiusure a raffica?

Le librerie di quartiere sono oggi in grande salute. Quando c’è stata la chiusura totale dei negozi si è capito finalmente che le librerie sono un bene essenziale e se ne è avvertita la mancanza, anche se fino a poco prima molti pensavano già che fossero in via d’estinzione. E questa per me è stata una grandissima notizia.

 

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Negli anni scorsi si diceva spesso che in Italia si pubblicavano troppi libri rispetto al potenziale dei lettori e il 2020 ha determinato una battuta d’arresto nelle uscite già programmate. C’è un rischio concreto di eccessiva sovrapposizione delle uscite editoriali nei prossimi mesi per smaltire i ritardi accumulati? Si potrebbe ipotizzare un alleggerimento generale del mercato editoriale?

È vero che c’è stato un blocco forzato di qualche mese, però gran parte delle uscite previste sono state recuperate prima della fine dell’anno. Direi che c’è stato tra l’altro un miglioramento dal punto di vista qualitativo, in parte dovuto al lockdown: la gente che non poteva più fare certe cose ha avuto più tempo per farne altre, tra cui anche scrivere e leggere. Tanti autori che magari erano in pausa da un po’ di tempo hanno scritto qualcosa di nuovo quest’anno grazie al fatto che avevano tanto tempo a disposizione.

Abbiamo senz’altro un eccesso di titoli che non vendono, ed è un problema di qualità più che di quantità. Certi titoli sono anche pubblicati come esperimenti, perché un libro non costa poi molto. Un problema italiano è l’alto numero di resi, e questo forse è dovuto anche alla pubblicazione sperimentale. È vero che molti titoli usciti in sordina sono poi diventati dei best seller, ma è davvero difficile, a volte, prevedere se un libro possa o meno diventare un best seller, sarebbe troppo facile se lo capissimo prima.

Aggiungo che nel 2020 l’e-commerce ha ormai raggiunto il trenta per cento del mercato e questo premia molto il catalogo, perché molti lettori cercano in rete tutti quei libri che magari non trovano più spazio nelle librerie, e permette di avere un mercato molto più ricco con meno problemi di magazzino. La macchina più efficiente ha compensato un po’gli eccessi di pubblicazione.


Per la prima foto, copyright: Phil Hearing su Unsplash.

Per la seconda foto, la fonte è qui.

Per la terza foto, copyright: cottonbro su Pexels.

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