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In un libro tutto il bestiario del cinema americano

In un libro tutto il bestiario del cinema americano«Siamo certi che il poliziotto prossimo alla pensione morirà e che la fuga del nostro eroe passerà necessariamente da un motel. Ma non sappiamo spiegarci il perché».

 

Fresco di stampa il volume Non sparate sul regista – Bestiario del cinema americano (Las Vegas Edizioni) di Simone Cerri. Duecento pagine che ci fanno rivivere con più di una risata alcune delle scene più improbabili dei film hollywoodiani, scene molto sfruttate eppure ancora in voga, e noi lì davanti allo schermo a non farci tante domande. L'autore invece di domande se ne fa parecchie, così come ne pone numerose anche a noi lettori e allo stesso tempo spettatori. Già a partire dall'introduzione, ecco dunque alcuni dei cliché che siamo abituati a vedere al cinema: il buono e il cattivo che si inseguono sopra il treno invece che negli scompartimenti, un uomo che cammina sul lucernario durante una sparatoria, un lungo monologo prima di morire o prima di uccidere qualcuno.

Cerri divide il libro in tre parti principali: personaggi, luoghi e situazioni. Ognuna di queste ci offre una carrellata di luoghi comuni raccontati attraverso uno stile pungente, tra l'ironico e il dissacrante.

 

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In un libro tutto il bestiario del cinema americano

Tra i personaggi (oltre al famigerato uomo del lucernario) fanno la loro apparizione la donna incinta (che si trova sempre dove non dovrebbe stare), il barista filosofo (che conosce tutti i suoi clienti e distribuisce perle di saggezza), lo spacciatore sudamericano (quasi sempre colombiano e vestito kitsch), i poliziotti della disciplinare (che spesso sono in due, uno più odioso dell'altro), il metronotte fesso e di solito obeso («La regola è che l'importanza del luogo da custodire è direttamente proporzionale alla demenza dei metronotte che lo vigilano»), il senatore marcio ma dal bell'aspetto (e che rimane puntualmente impunito), il killer da ospedale (diviso in tre divertenti categorie) e molti altri.

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Spassosi poi i siparietti che riguardano personaggi come l'assaggiatore di droga: in genere ha a che fare con il poliziotto infiltrato e c'è una contrattazione in un capannone isolato; tira fuori il suo kit e dice una frase tipo «Questa è roba purissima» (l'autore ci fa notare come questo, tra l'altro, spunti sempre fuori dal nulla e non si sa chi l'abbia chiamato). Il profilatore di serial killer (che, tra poliziotti inutili e un “giovane poliziotto illuminato”, ha sempre 48 ore di tempo per fare quello che deve fare) invece riesce a stilare un «profilo perfetto dell'assassino; maschio, 42-44 anni, sovrappeso, fronte sfuggente, capelli tinti una volta a settimana con Grecian duemila, sposato, famiglia monoreddito, vive in villetta bi-esposta e termoautonoma, ama le scarpe di vernice e la pizza con le acciughe, fa l'idraulico e ha un foruncolo sul culo». Curioso infine, riguardo ai personaggi, l'inserimento del cavo elettrico impazzito, quello che penzola dal soffitto in certi action movie e che sembra dotato di cervello proprio.

In un libro tutto il bestiario del cinema americano

Tra i luoghi, si passa dal classico bar dei poliziotti (giusto anche qui che l'autore si chieda perché un poliziotto, dopo una tremenda giornata di lavoro, decida di passare la sua unica mezz'ora libera in un bar fetido dove magari viene pure offeso) al motel (rigorosamente isolato, meta perfetta per assassini in fuga), dal carcere (dove spiccano il prepotente, lo spione, il passatore di coltelli e bande varie) alla fonderia abbandonata e al vicolo con scala antincendio.

Le situazioni, infine: l'inspiegabile omicidio mediante animale velenoso (che sia una tarantola o un serpente), il countdown esplosivo (con l'arresto del timer a un secondo dal botto), l'inseguimento (possibilmente con speronamento del rivale), la cauzione ingiusta, il naufragio sull'isola da sogno, la fuga nel condotto di aerazione.

 

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L'autore ha il merito di non fare quasi mai esempi diretti, di non citare né nomi di attori né di pellicole precise, tanto ci figuriamo davanti agli occhi decine e decine di scene in cui le cose sono andate esattamente in quel modo, schemi reiterati che ammettono al massimo qualche piccola variante e che, nonostante tutto, continuano a funzionare. Il cinema si basa sulla sospensione dell'incredulità, è vero; tuttavia, ci lasciamo piacevolmente distrarre dalla lettura e riattiviamo la nostra facoltà critica. Perché, insomma, anche l'originalità non ci fa mica schifo. È un saggio leggero e ben strutturato, Non sparate sul regista di Simone Cerri, che va tenuto a portata di mano quando si guarda un film: non si farà fatica a rintracciare sullo schermo qualcosa di cui si parla nel libro.

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