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Il romanzo storico secondo Philippa Gregory

Il romanzo storico secondo Philippa GregoryC’è da chiedersi, in quest’era di dibattiti letterari effimeri e mai realmente capaci di apportare qualcosa di nuovo alla comprensione dell’oggetto romanzo (forse perché tutto è stato già detto e nulla si può più aggiungere?), come sarebbero valutati i romanzi di Philippa Gregory, una delle regine a furor di pubblico del nuovo romanzo storico. Sarebbero considerate opere di pura evasione o, alla stregua dei grandi predecessori del genere, induttori di un certo tipo di educazione alla Storia?

Dopo i cicli dedicati alla guerra delle due rose e alle sanguinose contese tra York e Lancaster e le travolgenti e corrotte passioni dei Tudor, la scrittrice britannica si confronta nel recente dittico, Il giardiniere del re e Il giardino del nuovo mondo (editi a distanza di un mese, tra giugno e luglio del 2016 dalla Sperling & Kupfer e tradotti da Marina Deppisch), con uno dei periodi più tormentati della storia del Regno Unito: la discussa successione al trono dopo la morte di Elisabetta I, con l’ascesa di Giacomo I Stuart e suo figlio Carlo I la cui vacuità, insicurezza e doppiezza in un ambito delicato come quello religioso (diviso com’era tra il cattolicesimo della moglie Enrichetta Maria di Francia e il dovere – anche in quanto capo – di obbedienza alla Chiesa Anglicana) minarono, unico caso nella Storia d’Inghilterra, le basi stesse del consenso popolare alla corona, portando il suo regno a una fine prematura e brutale (Carlo I fu decapitato) e aprendo l’unica parentesi repubblicana in un Paese tradizionalmente monarchico (l’interregno di Cromwell).

 

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Il romanzo storico secondo Philippa Gregory

 

Si tratta – è bene che il lettore lo comprenda sin da subito – di due personaggi realmente vissuti, storici, pertanto, a tutti gli effetti. Il primo, John Tradescant (Il giardiniere del re), pur nato in una famiglia di umili origini, era riuscito a diventare, in virtù delle sue straordinarie qualità umane e talenti tecnici, il primo architetto dei giardini reali (architetto risulta la definizione più appropriata del maestoso lavoro di ideazione, elaborazione, strutturazione dei complessi parchi delle tenute del discusso duca di Buckingham prima e di Carlo I poi), ma anche viaggiatore indefesso, sempre pronto a esplorare il mondo alla ricerca delle più rare e raffinate specie botaniche da importare in patria. Di più, egli fu amico leale e fedele confidente dei suoi datori di lavoro fino a seguire ogni singola curva, ascendente o discendente che fosse, di quegli uomini potenti, corrotti, senza tuttavia assorbirne, se non per le traverse vie del cuore, gli eccessi più sfrenati. John Tradescant risiede, in definitiva, in quella zona d’ombra della Storia in equilibrio fra una temperamento che si sottomette alla ragione e le decadenza di una corte dal destino segnato.

Il romanzo storico secondo Philippa Gregory

Nel secondo volume Il giardino del nuovo mondo, la scena si sposta nelle colonie inglesi del nuovo mondo, in un’America non ancora indipendente. Qui, grazie al favoloso assortimento di piante ereditato dal padre e all’incomparabile attitudine a una cura quasi maniacale, John Tradescant jr si rifugia dopo il rovescio di Carlo I e la guerra civile. Tra le magnificenze di una terra ancora selvaggia e tutta da scoprire nelle sue bellezze naturali, ricca di piante sconosciute, ci sarà spazio anche per il sentimento più potente di tutti: l’amore che lo porterà a incontrarsi e scontrarsi con i nativi, imparando il rispetto di quelle tradizioni e di una cultura ormai minacciata dall'invasione dei coloni.

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Al di qua e al di là dell’oceano, la vera protagonista è la natura con le sue infinite forme e meraviglie, con i suoi fiori, le sue piante, i suoi frutti più che gli uomini alle prese con la corruzione dello spirito, della carne, senza più etica né morale a guidarli. La stessa presenza di una civiltà barbara – ma solo in quanto non ancora disciplinata dalle leggi dell’uomo per così dire sociale – rappresenta un ulteriore elemento nel quadro di una opposizione già frequentata in lungo e in largo nell’arco della storia della letteratura, quello uomo-natura o uomo naturale-uomo sociale. Non dimentichiamo che, sulla scala crono-temporale, il dittico della Gregory si colloca (e con ogni probabilità non è un caso) nel XVII secolo, alla vigilia (ma non troppo da esserne smaccatamente influenzato) delle temperie filosofiche, politiche e culturali dell’illuminismo settecentesco e del successivo romanticismo.

Il romanzo storico secondo Philippa Gregory

Date queste premesse non è del tutto arbitraria la considerazione de Il giardiniere del re e de Il giardino del nuovo mondo, come opere più mature e complete rispetto alle precedenti di Philippa Gregory. E, ciononostante, sono proprio questi salti in avanti sotto il profilo della qualità a disorientare il lettore tipo della Gregory, abituato a una narrazione sempre elegante, mai banale, ma più coinvolgente nelle trame, più vicina alla curiosità che alla verità, all’intrattenimento che all’approfondimento.

La proporzione tra vero poetico e vero positivo (per dirla con Manzoni), da sempre il cruccio del romanziere storico, è in questo caso sbilanciata, addirittura disertata da una storia che non riesce a trovare il canale di espressione più adatto alle sue esigenze narrative: un lessico molto tecnico, una fabula minore in prospettiva storica, e un intreccio che si perde in orizzonti troppo vasti da seguire.

Il romanzo storico secondo Philippa Gregory

Lo sforzo della Gregory di superare il limite del romance storico è certamente apprezzabile, ma non sono questi i tempi per un impegno di tale portata. O non lo sono i lettori della Gregory, a cominciare da chi scrive, che si aspettano intrighi affascinanti sullo sfondo di suggestivi scenari storici, senza scavare troppo nel terreno della speculazione filosofica, senza travagliarsi troppo per districarsi tra vero e verosimile.

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