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Il Regno Unito è mai davvero entrato nell’Unione europea? “Brexit Blues” di Marco Varvello

Il Regno Unito è mai davvero entrato nell’Unione europea? “Brexit Blues” di Marco VarvelloL'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, avvalorata dal risultato del referendum del 23 giugno 2016, nota come Brexit, ha scatenato valanghe di discussioni pubbliche e politiche sui termini certo ma, soprattutto, sulle conseguenze. Per l'economia come per le tantissime persone che, a vario titolo, hanno attraversato il canale della Manica per studio o lavoro. I termini della loro permanenza sul suolo britannico saranno magari da rivedere ma difficilmente si assisterà a scene così drammatiche come quelle paventate da media e sostenitori del Remain. L'emigrazione, soprattutto per lavoro, è cosa ben precedente alla nascita degli accordi dell'Unione europea e quella nel Regno Unito ha riguardato e riguarda tuttora non solo e non esclusivamente cittadini comunitari.

Qualcuno potrebbe dire che si farà come si è sempre fatto. Eppure i sostenitori convinti di un'Europa unita e inscindibile sembrano essere addirittura terrorizzati da quello che di certo, a loro avviso, accadrà.

 

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Tutte queste paure Varvello le ha trasformate in storia, nel racconto di una società, quella inglese del post-Brexit, che sembra essere diventata l'incarnazione di una moderna Gomorra dove tutto è portato allo stremo e all'esasperazione. Un'estremizzazione per certo voluta dallo stesso autore per sottolineare il timore di pericoli che possono celarsi dietro cambiamenti troppo repentini, radicali e profondi:

«Alla fine l'avrebbe spuntata il buon senso, pensavano. Il Remain avrebbe vinto. Magari di misura, ma avrebbe vinto. Gli elettori non avrebbero davvero scelto il salto nel buio».

Il Regno Unito è mai davvero entrato nell’Unione europea? “Brexit Blues” di Marco Varvello

Le reali tappe storiche e politiche della vicenda principale, il Referendum sulla Brexit, comprese le interviste e le dichiarazioni di politici e opinionisti, fanno da sfondo e da sottofondo alle azioni e alle vicissitudini dei protagonisti delle storie descritte. Il registro narrativo utilizzato dall'autore è semplice, lineare, con una scrittura che rimanda molto al parlato comune, nell'uso di frasi brevi, di un linguaggio non particolarmente ricercato e nell'impiego di espressioni di largo utilizzo.

C'è una sensazione di malessere continuo che accompagna le storie e i protagonisti fin dalle primissime battute. Una sorta di blues narrativo che solo in apparenza si può ricondurre al Referendum e al suo risultato. In realtà, più si va avanti con la lettura più in chi legge si rafforza la convinzione che questo mal di vivere sia legato alle vite, alle esistenze e al vissuto quotidiano, su cui potrà magari incidere e influire anche questo nuovo grande evento ma che rimarrebbe e persisterebbe in ogni caso.

In Brexit Blues Marco Varvello sceglie di alternare capitoli in cui racconta le varie storie e parti nelle quali invece esprime il suo personale parere, anche sulle medesime vicende appena narrate. È una scelta stilistica molto azzardata, il lettore non riesce fino in fondo a legare tutte le varie narrazioni e, soprattutto, si chiede il motivo per cui si è scelto di spezzettare in questo modo il libro. L'intento principale di Varvello sembra quello di raccontare la sua opinione su quanto sta accadendo nel Regno Unito e le parti in cui lo fa in effetti travalicano per interesse quelle in cui la narrazione segue gli eventi e le vicende di sconosciuti.

Il Regno Unito è mai davvero entrato nell’Unione europea? “Brexit Blues” di Marco Varvello

Il libro di Varvello appare molto più simile a una memoria di ricordi e opinioni personali dell'autore che non a un romanzo, un reportage giornalistico o un saggio critico. Sono le idee e le tesi dell'autore a farla da padrone nel testo e sono sempre queste a rimanere impresse nella mente di chi legge, molto più delle tante storie raccontate, vere o presunte che siano.

 

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Il Regno Unito e gli inglesi, molti di loro almeno, non temono la Brexit perché forse è proprio vero che «questo Paese è globale. Da secoli vive oltre la dimensione europea». Colonizzatori, avventurieri e conquistatori. Sovrani e mai sudditi. Forse non è tanto la Brexit a spaventare così tanto quanto il fatto che, in realtà, il Regno Unito non è mai entrato davvero nell'Unione Europea, non fino in fondo almeno.


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