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Il racconto degli amori malati

Il racconto degli amori malatiÈ possibile raccontare l’amore nelle sue accezioni negative, seguendo un unico filo invisibile che percorre e fonde ere, epoche e arti diverse, citando (non solo) Ariosto, Mirielle Havet, Lanthimos e Nina Simone?

Un manufatto di rara bellezza, per fattezze e contenuto,Gli amori malati (Divergenze, 2020) di Nicoletta Prestifilippo è un libro da maneggiare con cura; tant’è che nella quarta di copertina sono state inserite le Istruzioni per l’uso.

Con delicatezza incalzante e straordinaria naturalezza, l’autrice descrive gli amori degli uomini di carne attraverso un intreccio di luoghi, suoni, odori e sentimenti, che nel loro viaggio conducono il lettore nel mondo del cinema, della musica, della narrativa.

Una «analisi artistico-letteraria di una patologia della realtà», come la definisce la Casa Editrice Divergenze, dell’amore che non è amore che accomuna gli esseri umani e fa sentire vicini perfino i grandi maestri di epoche diverse.

 

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Addentrandosi nella lettura, si palesa l’autrice, se ne intuisce l’intimo vissuto e l’estremo bisogno di descrivere un male di vivere estremamente personale che però è, allo stesso tempo, condiviso e condivisibile.

Si dice che “se fa male, non è amore” eppure certi amori sembrano dannatamente reali, seppur tossici, seppur solo apparenti, e questo “grimorio” ne racconta diversi.

Il racconto degli amori malati

Viaggio ovattato, eppure estremamente vivido, che parte dall’amore per sé stessi, quello che si materializza nel corpo carnale e tocca lievemente le corde della colpa; accarezza le Affinità elettive di Goethe e prosegue passando da Cupido– bendato, nel disegno che arricchisce il libro, una mano sulla freccia alla costante ricerca di un amore da scoccare –, guidato dalle sapienti mani di Virgilio, che si fa artefice dell’amore tra Didone ed Enea. Descrive con minuzia quel sentimento sbagliato in cui l’assenza riecheggia nella rabbia della rassegnazione e sa di passione non corrisposta che porta alla morte; estremo esempio di un sentimento impuro.

Spazia nei territori della rappresentazione visiva, evocando il risveglio degli amori d’ovatta della Anna di Dino Risi in Un amore a Roma e chiama a raccolta le donne di Lars Von Trier, prima fra tutte Charlotte Gainsbourg, che incarna le protagoniste di Antischris e Ninphomaniac, o Emily Wattson, la piccola Bess «dalle labbra rosse come un frutto».

Il racconto degli amori malati

Si affida a Buzzati e al suo amore mutevole, che non quadra, perché non è in grado di prendere le pieghe di uno spazio specifico; prende in prestito gli amori incompiuti in Inviti superflui e la loro illusione ossessiva dell’effetto placebo.

Dopo giri immensi, intreccia l’Odissea e il viaggio di Ulisse a Carmelo Bene, tira i fili e li unisce nella poesia di Eliot, Il canto d’amore di Alfred J. Prufrock, alla quale l’attore presta la voce e l’innata capacità di dare colore al parlato e spezzare le parole dando loro una forma.

 

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Raggiunge poeti svuotati dal bisogno di raccontare, o cantare, quel male di vivere generato dall’amore distorto, rotto, irreparabile; come il desiderio di un amore coraggioso di Mirielle Havet, quello che non teme scandalo, sensuale e in grado di imporsi su ogni ragion d’essere, o il graffiante tocco della voce di Nina Simone, la «signora dei racconti di pace e di tormento», che descrisse la libertà come l’essere innamorati, quella sensazione impossibile da raccontare ma semplice da riconoscere se la si vive; eterea e soave, sembra quasi di riuscire a sentire la sua voce emergere dalle parole.

Evoca il potere degli odori e degli aromi decantato nei miti e nelle leggende, usato perfino da Boccaccio nella sua opera più celebre; riuscendo, al termine del vorticoso cammino, a legare l’Orlando furioso ai pupari della Sicilia; terra che dà i natali all’autrice e fermenta in ogni fibra del suo animo.

In sostanza, la descrizione di un sentimento intimo che nasce sempre pulito, puro, che nella sua maturazione, però, viene distorto, macera e assume forme malsane; riflessioni emerse da una ricerca metodica nel mondo dell’arte da parte dell’autrice, atta cogliere chi a lei è affine per (dis)amore.

 

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Aprendo il libro, quasi un avvertimento:

«Sono tanti i modi in cui si dà amore, e sono giusti e ingiusti. Sono per la vita e per l’assenza della stessa. Quando sono distorti, ossessivi e affilati, sono il castigo che non si sa di infliggere. Gli amori senza arte, senza poesia, gli amori figli del nostro tempo, che non vanno tramutati in una storia da imprimere sulla carta sono spesso imperfetti, come sangue che pulsa nelle vene, e scorre più forte per l’offesa dell’indifferenza, o della misura errata. La loro risposta a un sentimento idealizzato non combacia quasi mai con le voglie e con il bisogno».

 

Gli amori di Nicoletta Prestifilippo, riversati su carta, diventano eterni.


Per la prima foto, copyright: Kelly Sikkema su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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