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Il mondo fantastico di Igino Tarchetti

Il mondo fantastico di Igino TarchettiPrima di addentrarsi nel mondo letterario di Tarchetti, è bene fare un cenno del contesto culturale in cui lo scrittore piemontese si trovò a operare. Negli anni Sessanta e Settanta dell’Italia postunitaria, si accende una reazione verso i temi culturalmente dominanti del momento, verso il pensiero borghese e la cultura tradizionale; questa ribellione è influenzata dal pensiero critico europeo, e viene definita “Scapigliatura”, una libera traduzione del francese “bohème”. In particolare, questo movimento letterario è portato avanti da un gruppo di scrittori che si riuniscono a Milano, e che recuperano l’estremismo romantico, gli aspetti più negativi di esso, decretando che l’arte è avulsa dalle regole borghesi, opposti a una società che ormai punta tutto sull’aspetto materiale.

Gli scapigliati scandalizzano, provocano, turbano i benpensanti presentando opere che fondono la bellezza con l’orrido, conducendo una vita libertina che però non manca di slanci mistici, denunciando la miseria poetica, provando nostalgia per i valori e le certezze passati.

Tra gli esponenti di questa corrente spicca Igino Tarchetti, che offre un largo campo di interessi, che si apre alla letteratura europea. Tarchetti nasce a San Salvatore Monferrato, Alessandria, nel 1839, partecipa come militare alla lotta contro il brigantaggio, si ritira dall’esercito nel 1865 e va a Milano, dove muore nel 1869. Durante il soggiorno a Milano, si dedica al giornalismo, scrive numerosi articoli, e intanto prosegue l’attività letteraria, tutt’altro che ordinata, con gli scapigliati.

Tarchetti è un anticonformista, molto incline agli aspetti malinconici e macabri, scrive racconti, poesie, romanzi, e non di rado lancia critiche alla società e si dimostra un antimilitarista. Nelle sue opere non mancano elementi grotteschi, legati alla patologia, all’anormale, frutto anche della sua passione per Poe, Baudelaire, Hoffman, che dimostrano come egli non disdegni affatto di aprirsi alla letteratura continentale, anche se peculiari dei suoi testi saranno la morte, la malattia e l’iniquità sociale.

 

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In Tarchetti, la malattia pone sempre un forte collegamento tra corpo e spirito, e la malattia corporea diviene malattia dell’anima.

Nel 1867 esce Una nobile follia, prima opera di quella che nelle intenzioni doveva essere una serie, mai terminata, di scritti che formassero i Drammi della vita militare; nel 1869 pubblica numerosi racconti, Storia di una gamba, incentrato sul tema della morte, Amore nell’arte, dove compaiono tre racconti dedicati ad arte, musica e amore, L’innamorato della montagna, Racconti fantastici, Racconti umoristici, Re per ventiquattrore, In cerca di morte; si avverte ancora un’impronta romantica, così come nei suoi versi e nei poemetti in prosa pubblicati con il titolo di Disjecta nel 1879.

Tra i romanzi figurano Paolina del 1866 e, soprattutto, Fosca, completato e pubblicato postumo nel 1869 da Salvatore Farina, amico di Tarchetti.

Fosca è considerato il capolavoro tra le opere del nostro autore, che prende spunto anche da un episodio autobiografico. La vicenda del romanzo vede protagonista Giorgio, che narra in prima persona, un militare che decide di scrivere le memorie di un periodo complesso della sua vita, durante il quale si innamora di due donne completamente diverse. Quando Giorgio era un giovane militare, ebbe un congedo per malattia, e decise di approfittarne per recarsi a far visita a un amico a Milano; è qui che egli conosce Clara, giovane, bella, virtuosa, ma già sposata con un impiegato. Ciononostante, Giorgio e Clara cominciano una tenera relazione, sebbene effimera, poiché appena due mesi dopo Giorgio viene promosso capitano e deve allontanarsi.

Il mondo fantastico di Igino Tarchetti

Nel villaggio in cui è stato destinato, Giorgio molto spesso viene ospitato nella casa del colonnello che comanda la guarnigione, e fa la conoscenza di sua cugina Fosca. Fosca viene descritta dal suo medico come la malattia fatta persona, nonché come personificazione femminile dell’isteria; Fosca è caratterizzata da un’acuta bruttezza, soffre di una malattia grave, ma è dotata di estrema sensibilità e di sofisticata cultura. Giorgio subisce il particolare fascino di Fosca, tanto da arrivare a legarsi a lei sentimentalmente; ma se Fosca trova nuova linfa in questa relazione, tanto da dare l’idea di poter anche guarire, Giorgio comincia a vivere una sorta di malattia che sembra condurlo verso la fine. Il medico provvede allora a proporre un trasferimento del giovane a Milano. Poco prima della partenza, però, la situazione precipita: Fosca muore, e Giorgio viene sfidato a duello dal colonnello; ma il giovane capitano è preda di un malore, lo stesso che tormentava Fosca. Superato il duello, Giorgio saprà della morte di Fosca solo quattro mesi più tardi. L’opera termina con una lettera del medico che consiglia a Giorgio di svagarsi e viaggiare, in modo da ristabilirsi completamente.

Mai come in Fosca emergono i temi della malattia, dell’attrazione-repulsione, si vede chiaramente la matrice romantica con amori laceranti, passionali, angosce, coscienze spezzate. Giorgio è ormai un eroe romantico degenerato, non più eroico, combattuto tra due donne antitetiche: Clara, la “luminosa”, da una parte, e Fosca, “tenebra”, dall’altra; Clara è bella, ma Fosca è appassionata.

Fosca contagia colui che ama, e tenta di acquisirne la forza vitale. Non è un caso che il tema dualistico sia così sentito e sottolineato nel racconto, dato che esso è tema centrale della Scapigliatura, come ci ricorda un altro celere autore scapigliato, Arrigo Boito, con la sua poesia Dualismo.

 

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L’animo umano è scisso, diviso in due, tra luce paradisiaca, come Clara, abisso oscuro, come Fosca.Clara è l’amore idilliaco del Romanticismo, Fosca è il nuovo delirio che avanza, sono i primi segni della follia che scompaginano il paradigma tradizionale della figura letteraria femminile.

Tarchetti crea un personaggio letterario di enorme intensità, prendendo spunto da una donna malata conosciuta realmente a Parma nel 1865; Fosca incarna l’essere respinto che però fa di tutto per concentrare amore su di sé, a costo di renderlo un atto di persecuzione, divenendo una figura piena di fascino che richiamerà i grandi personaggi oscuri e seducenti del secondo Ottocento, come la vampira di Le Fanu le donne protagoniste dei racconti di Verga.

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