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Il mistero come sguardo della mente. “Figure nel salotto” di Norah Lange

Il mistero come sguardo della mente. “Figure nel salotto” di Norah LangeMi sono imbattuta in Figure nel salotto di Norah Lange, edizioni Adelphi (traduzione di Ilide Carmignani), quasi per caso.

È stato il titolo a incuriosirmi, mi domandavo perché usare il termine “figure” nel salotto? Perché un titolo così inafferrabile ed evanescente? E poi ancora, di quale salotto si tratta? Adelphi ha successivamente alimentato il resto: perché in copertina un disegno di Edward Gorey?

Il disegno è tratto dal libro The west wing, romanzo a fumetti che guida il lettore in una misteriosa sequenza di immagini/disegni, affinché possa perdersi nell’immaginario delle proprie visioni.

Intuivo che ci fosse un filo conduttore tra tutto questo e ciò che di lì a poco avrei letto.

 

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Assaporavo un principio di mistero che alimentava lo sguardo della mente. Mi trovavo, infatti, già solo osservando e fissando la copertina, davanti a un abile connubio tra un mondo immaginario espresso con parole e uno espresso in assenza di parole. Il mistero e il suo sguardo sono raffigurati dapprima, senza uso di parole, nella bellissima tavola n. 2 inclusa in The west wing e, poi, con la parola dai contorni sfumati “figure”, scelta per il titolo.

«La mia stanza si illuminava di colpo e il bagliore dei lampi invadeva gli angoli, rendendoli separati e diversi. Io vigilavo, li aspettavo, cercando di non farmi notare perché nessuno mi chiedesse di chiudere le persiane. Con gli occhi spalancati, senza battere le ciglia, li vedevo far fremere le ombre, rigare il cielo con le loro verticali tremolanti, per poi restarmi qualche istante sul fondo degli occhi. Se loro mi avessero visto mentre catturavo più lampi possibile per tenerli qualche secondo ancora sul fondo degli occhi, forse mi avrebbero detto che era inutile lottare contro il destino, e infatti poco dopo qualcuno mi chiese quando mi decidevo a chiudere le persiane sulla strada.»

Il mistero come sguardo della mente. “Figure nel salotto” di Norah Lange

Quasi tutta la storia si svolge in via calle Juramento della città di Buenos Aires, intorno ai primi del Novecento. A narrare gli eventi è una ragazza di diciassette anni, dalla mente raffinata e annoiata, dai pensieri profondi e riflessioni accattivanti che, probabilmente, desidera dare luce agli angoli bui del suo vivere, come i lampi fanno con gli angoli della casa, e che desidera scappare da quella realtà familiare scandita e formale, cercando di trattenere quegli stessi lampi per «qualche secondo ancora sul fondo degli occhi».

«Stavo per allungare il braccio e chiudere l’imposta quando venni attratta da una finestra illuminata nella casa di fronte. Mi vergognai un po’ a chiudere le persiane se la sua  luce arrivava coraggiosamente sulla strada. Ritirai la mano, chiusi la finestra e rimasi a spiare dietro le tende. E fu in quel momento – come se fosse stato  tutto predisposto perché andassi incontro al mio destino segnato – che le vidi per la prima volta, che cominciai a guardarle e, mentre le guardavo, esaminando a lungo le tre facce allineate – una appena più in alto delle altre -, mi sembrò che la mia mano reggesse, a mo’ di ventaglio – come quando si gioca a carte – il pallido trifoglio dei loro volti.»

 

La ragazza non ha nome, non viene presentata dall’Autrice, né introdotta. Non rileva, infatti, chi ella fosse, protagonista è il suo sguardo sulla vita di tre misteriose donne, a volte introspettivo, a volte distruttivo, fino ad amarle e odiarle.

Del resto anche i familiari sono una presenza molto marginale, non vengono mai distinte le loro voci, i loro ruoli; il riferimento a essi avviene spesso con un “loro”. Una scelta ponderata anche questa, perché rafforza la contrapposizione tra “loro”, espressione di vita familiare e sociale prevedibile e scontata, e le Figure nel salotto che ella scorge dalla finestra di fronte e che diventeranno, invece, espressione di vita avvincente e misteriosa.

La storia si arricchisce di dettagli e di simbologie man mano che aumenta la conoscenza con le tre donne, con la cui vita immaginata o reale la ragazza gioca tenendo «il pallido trifoglio dei loro volti»tra le mani come un giocatore di carte.

Il mistero come sguardo della mente. “Figure nel salotto” di Norah Lange

Le tre donne, probabilmente sorelle, sedute al buio di un salotto, spesso immobili e quasi sempre a casa, sole e incastrate in un’immutata quotidianità, sono per caso scorte dalla finestra illuminata da un lampo, durante un temporale, per diventare il pensiero costante che ossessiona la ragazza.

Tre donne, che nessun vicino si interessa di conoscere, avvolte nel silenzio di gestualità ovattate, acquistano, invece, vita attraverso lo sguardo continuo della ragazza alimentato dall’immaginazione o curiosità fervida e attenta, che accompagna il lettore per strade maestre di verità che incrociano strade secondarie di finzione e viceversa.

La scrittura è armoniosa; le parole accuratamente scelte e i capitoli brevi rendono la lettura del libro piacevolissima. La regolarità e la cadenza del periodo alimentano un ritmo di lettura che varia all’unisono col mistero che s’infittisce, con i sentimenti della ragazza narrante che aumentano di forza emotiva o si distruggono.

 

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È strano come Figure nel salotto si svolga per lungo tempo nello spazio di una finestra illuminata, un piccolissimo spazio per la scena di un libro e per l’osservazione di un lettore, come se quella finestra fosse l’unico palcoscenico da cui l’unica spettatrice può scrutare la vita di tre donne, eppure il mistero che le avvolge conduce lo sguardo della mente della ragazza e di chi legge verso spazi ampi e inaspettati.


Per la prima foto, copyright: Alexandre Chambon su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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