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Il fascino discreto dell’introduzione

LibroL’introduzione, questa sconosciuta. Imprescindibile compendio oppure noioso e frustrante accessorio? La sua presenza basta a fare di un libro, un libro importante? Nei classici è accettabile o anche auspicabile, o dovrebbe essere bandita con decisione?

Significativo il contributo fotografico postato di recente da un utente di Reddit: una fotografia che testimonia una scritta apposta dallo stesso utente in testa all’introduzione di un libro consultato in biblioteca: «This intro reveals the novel’s end».

A conti fatti, dal punto di vista di lettori puri, e non da studiosi, esiste un piacere tutto particolare della lettura come scoperta, non solo nel campo della cosiddetta “letteratura popolare”, ma più generale, anche in rapporto a testi la cui conoscenza è spesso data (anche se non lo è, molte volte) per scontata. È chiaro, d’altro canto, che come nel caso delle cattive recensioni che si credono alcune volte saggi brevi, altre volte ampie sinossi, vi sono delle introduzioni che offrono numerosi spunti, inquadrano senza constringere, ampliano gli orizzonti senza perdersi di vista.

Il dilemma rimane, in ogni caso: leggere l’introduzione o no? Se sì, quando, all’inizio o alla fine? O durante? Dedicarvisi prima della lettura del libro vero e proprio, potrebbe essere indice di notevole sprezzo del pericolo; dopo, di scarsa voglia di mettere a punto una propria opinione. Si può trovare una via di mezzo, soprattutto in certi casi, tra il non vedersi rovinato il piacere, spicciolo se vogliamo, di sapere “cosa succede dopo” e la lettura di contributi critici più o meno qualificati?

Tutto ciò non significa comunque che gli spoiler siano piacevoli.

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