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“Il disegno segreto. I messaggi della Kabbalah nascosti nei capolavori dell'arte d'Italia” di Roy Doliner

Roy Doliner, Il disegno segretoRoy Doliner è un autore newyorkese, conosciuto ai più per I segreti della Sistina (Rizzoli, 2008), un libro che ha avuto enorme successo in tutto il mondo.

Doliner è una personalità eclettica: studioso di lingue, incluse tre lingue di segni per non-udenti, di religioni, di storia dell'arte, di storia latina, italiana e di tradizione ebraica, oltre che sceneggiatore È stato consulente per La Natività, unico film nella storia del cinema ad aver debuttato in Vaticano. Il suo quarto libro, Il disegno segreto. I messaggi della Kabbalah nascosti nei capolavori dell'arte d'Italia (BUR Saggi, 2013), è un viaggio alternativo alla ricerca di tracce dell’ebraismo, spesso ignorate dai visitatori, nelle opere artistiche italiane.

Per comprendere il saggio di Roy Doliner è necessario partire da una dichiarazione rilasciata nel corso di un’intervista: «Attraverso occhiali speciali di Talmud e Kabbalah io riesco a vedere le cose inserite nella storia dell'arte e nella storia dell'architettura italiana che le altre persone non sono riuscite a trovare». E continua: «Una parte del mio lavoro come storico, come scrittore, è quella di reinserire il filo ebraico che è stato tagliato fuori dalla storia della cultura italiana e dal pensiero occidentale».

Partiamo dal significato della parola kabbalah. Il termine indica tutti quegli insegnamenti “esoterici” e “mistici” propri dell'ebraismo. È il sistema ebraico che cerca di percepire e capire le forze che operano dietro le quinte dell'universo.

Sappiamo che molti artisti menzionati dall'autore si avvicinarono al mondo ebraico e inserirono all'interno delle loro opere elementi di richiamo alla religione. I messaggi mistici che si celano nelle produzioni di Michelangelo Buonarroti, di Nicola Salvi, di Lorenzo Bernini, di Raffaello Sanzio e di molti altri artisti sono innumerevoli.

Michelangelo Buonarroti, per esempio, apprese sin dalla giovinezza i concetti esoterici e gli insegnamenti della mistica ebraica. Una delle sue celebri opere, la Cappella Sistina a Roma, sarebbe un ponte tra ebraismo e cristianesimo.

Uno dei monumenti più conosciuti dai turisti a Roma, il Pantheon, secondo Roy Doliner, racchiuderebbe nella sua pavimentazione un misterioso gioco geometrico creato con materiali che alluderebbero a significati tutt'altro che estetici. L'elenco continua con la Fontana di Trevi, realizzata da Nicola Salvi con l'aiuto di Pietro Bracci e almeno altri otto scultori, che nasconderebbe misteri cabalistici tra quei flutti che attirano ogni anno migliaia di visitatori. Secondo l'americano, dietro al mito della biga rappresentata nella fontana, trainata da due cavalli alati, uno bianco simbolo delle nobili passioni, l'altro nero emblema dell'istinto materiale umano, sarebbe nascosta la visione del mistico carro celeste riferita dal profeta Ezechiele.

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Il carro celesteSpesso, in passato, le opere d'arte venivano commissionate, di conseguenza risultava limitata la libertà espressiva dell'artista. Per tale motivo venivano inseriti volutamente all'interno delle produzioni messaggi relativi a conoscenze acquisite, per lasciare traccia della propria abilità non solo manuale, ma anche intellettuale. Molte sono le spiegazioni che critici, storici e esperti d'arte cercano di fornire al pubblico sui prodotti artistici, al fine di rintracciare i significati che un artista ha voluto esprimere attraverso la sua opera, perché come amava dire Michelangelo Buonarroti: «Si dipinge col cervello e non con le mani».

A volte, però, si rischia di cadere nella trappola del “cacciatore di significati”, per il quale ogni realizzazione alluderebbe a concetti mistici, esoterici, che vanno ben oltre il semplice significato che in realtà l'artista avrebbe voluto attribuire alla sua creazione.

Sarebbe, in tal senso, efficace addentrarsi nelle spiegazioni filosofiche fornite da Martin Heidegger ne L'origine dell'opera d'arte del 1935, in cui si dichiara espressamente che l'oggetto d'arte non è da considerarsi testimone del passato, ma una “messa in opera della verità” che produce una serie di messaggi che possono essere letti in maniera differente a seconda delle conoscenze acquisite dall'osservatore. Il filosofo fornisce un esempio che rimarrà nella storia dell'arte: l'analisi del celebre dipinto di Vincent Van Gogh, Un paio di scarpe, conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam. Dalla ricerca del suo significato sorse pure una diatriba tra Heidegger, Meyer Shapiro, lo storico dell'arte ed esperto della produzione di Van Gogh, e il filosofo francese Jacques Derrida. Il tutto si concluse con una dichiarazione di quest'ultimo espressa ne La verità in pittura (Newton Compton) del 1978, che potrebbe rispecchiare il pensiero di un pubblico meno incline alla ricerca di concetti filosofici e mistici nei confronti di alcuni prodotti artistici:

«Io mi accontenterei di poter dire alla fine: molto semplicemente, queste scarpe non appartengono a nessuno, non sono né presenti né assenti, ci sono delle scarpe, punto e basta».

Il disegno segreto di Roy Doliner rappresenta uno dei vari tentativi di fornire spiegazioni alternative alle opere d'arte. Un saggio piacevole e curioso da leggersi, tenendo in considerazione ciò che l'autore stesso ha dichiarato in una sua ultima intervista:

«La Kabbalah non è per tutti».

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