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Il corpo ulceroso del Regime fascista. “M. L’uomo della provvidenza” di Antonio Scurati

Il corpo ulceroso del Regime fascista. “M. L’uomo della provvidenza” di Antonio ScuratiL’anno scorso Antonio Scurati ha finalmente vinto il Premio Strega con il primo volume dedicato alla storia di Benito Mussolini: M. Il figlio del secolo. Il libro, edito da Bompiani, raccontava il periodo immediatamente successivo alla fine della Prima guerra mondiale, quando il fuoriuscito con ignominia dal partito socialista tentava di solleticare la parte più conservatrice del Paese e organizzare la risposta violenta e allo stesso tempo vincente alla “paura rossa”. Il romanzo documentario arrivava fino all’alba del 1925, dopo l’uccisione di Giacomo Matteotti, quando il futuro dittatore cominciava a dare la sterzata decisiva per annientare lo Stato liberale e instaurare la dittatura che verrà spazzata via soltanto vent’anni dopo, a causa del secondo conflitto mondiale.

«Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli», la filosofia era già compendiata nel suo primo discorso da presidente del consiglio in Parlamento. Nel gennaio del 1925 il duce si assume la responsabilità politica, morale e storica dell’assassinio del politico socialista, uno dei pochi a non aver mai avuto paura di far sentire la sua opposizione al regime, avendo in mano anche carte compromettenti dal punto di vista affaristico per i fascisti.

 

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Ora, sempre per Bompiani, esce il secondo volume dell’opera ideata da Scurati: M. L’uomo della provvidenza. Gli anni presi in esame vanno dal febbraio 1925 al 1932 e raccontano il processo d’instaurazione del regime fascista e il progressivo, inarrestabile smantellamento dell’ordine liberale, sotto lo sguardo compiacente del Re che non mosse un dito per impedirlo. Qui comincia anche il periodo in cui il duce del fascismo finisce di essere una persona e viene “lanciato” come un’immagine sacra per le masse adoranti che cominciano a innamorarsi alla follia del capo del governo. Piazzale Loreto ha inizio qui, perché quando un simil Dio non riesce a “compiere” più miracoli viene alla fine dilaniato dal proprio popolo deluso.

Il corpo ulceroso del Regime fascista. “M. L’uomo della provvidenza” di Antonio Scurati

L’epica della presa del potere, delle lotte contro le masse socialiste per la conquista del territorio lascia il posto alla gestione del potere, anzi alla (di)gestione del potere. Nella scena d’apertura del libro troviamo Mussolini nella sua prima casa romana, a Via Rasella, oppresso da dolori lancinanti all’addome:

«Il suo corpo glorioso, gonfio d’ipersecrezioni acide e di gas, ingoia aria e cerca ossigeno reclinando il capo all’indietro sul bracciolo del divano. Tutt’intorno, però, la stanza vortica in una giga di ferite aperte sulla mucosa ulcerata… Il dolore lo riagguanta, insiste, sordo, costrittivo. Dovrebbe forse chiamare aiuto, con l’ultimo fiato… Da settimane, da mesi, le crisi si riaffacciano periodiche al suo esofago.»

 

Il duce soffre di ulcera duodenale, una malattia che destabilizza la sua vita politica, una malattia la cui origine appartiene all’uccisione proprio di Matteotti che era diventato un vero e proprio martire politico. Questo ha il potere di trasformare il «trionfante Duce del fascismo, in un groviglio dolorante di viscere attorcigliate». L’ulcera non scomparve, ma venne comunque tenuta sotto controllo, anche se Mussolini non volle mai farsi operare, sebbene Margherita Sarfatti, allora l’amante più appassionata e ascoltata dal capo del governo, tentò in tutti i modi di fargli cambiare idea. In quell’anno però le condizioni sembrano piuttosto gravi e il partito fascista è scosso da tensioni e altri fremiti, simboleggiati dal segretario del partito, Roberto Farinacci, sempre pronto a rendere dura la vita al capo supremo e a chiedere soprattutto una maggiore sterzata rivoluzionaria al regime.

Il duce, nel frattempo, cominciava a dare l’impronta definitiva allo Stato fascista. La democrazia era finita, non doveva più esistere, nemmeno una flebile traccia. Tutto doveva essere irreggimentato, disciplinato, anche le volubili forze all’interno del partito dovevano far capo a lui, il DUX, la cui immagine, le cui statue cominciano a diffondersi per tutto il Paese. Lo stesso Mussolini si sottraeva in quelli anni a frequenti attentati, qualcuno perfino non del tutto chiarito, che ne aumentavano a dismisura l’alone mitico. DUX è anche il titolo della “biografia mitizzante” scritta dalla Sarfatti in quegli anni e che:

«celebra nel corpo di Mussolini – superuomo generato dal ventre del popolo e non da una casta privilegiata – l’incarnazione dello Stato fascista, l’officiante di una nuova religione politica».

 

Non si era mai visto fino ad allora un capo del governo a torso nudo dare il suo suggello alla battaglia del grano accendendo una macchina trebbiatrice. Nel 1928 il vecchio Giovanni Giolitti, l’emblema dello Stato liberale, muore non prima di aver assistito all’ultima seduta di un parlamento già oramai delegittimato e che negherà per legge ogni diritto alle opposizioni, fornendo poteri molto estesi alla polizia diretta da Arturo Bocchini, un uomo ambizioso e senza scrupoli, uno dei più fedeli e intriganti servitori di Benito Mussolini.

Gli anni analizzati da Scurati sono caratterizzati soprattutto dal Concordato stipulato l’11 febbraio 1929 tra lo Stato italiano e la Santa Sede, con il quale veniva sanata la questione romana che si era aperta nel 1870 con l’annessione dello Stato pontificio al nuovo Stato italiano. La Chiesa vedeva già con favore al fascismo, ma naturalmente vi erano delle questioni delicate, questioni di ordine economico ma anche educativo da regolare. La tessitura del Concordato sarà dovuta anche al lavorio costante di Arnaldo Mussolini, il fratello minore del duce, che dirige a Milano «Il Popolo d’Italia» e che è il più fedele, ascoltato consigliere del capo del governo. Alla Chiesa si assicura:

«la garanzia di una totale indipendenza, una piena protezione, il valore civile del matrimonio religioso, l’introduzione nella scuola laica statale dell’insegnamento confessionale, a discrezione della Chiesa, come coronamento e fondamento del corso di studi. Soprattutto, il trattato riconosce che la religione cattolica, apostolica, romana è la sola religione dello Stato. D’altra parte, la Chiesa rinuncia a svolgere un ruolo politico».

Il corpo ulceroso del Regime fascista. “M. L’uomo della provvidenza” di Antonio Scurati

L’uomo della provvidenza sarà l’appellativo con cui gli uomini della Chiesa, a partire dal Papa, definiranno Benito Mussolini, l’uomo che aveva definitivamente messo fine alla questione romana, l’uomo che a volte nemmeno veniva riconosciuto per strada perché l’immagine pubblica oramai offuscava la persona in carne e ossa.

Gli anni del secondo libro di Scurati si chiudono con la morte di Arnaldo Mussolini, già prostrato per la morte prematura del figlio ventenne, e con la definitiva sconfitta delle tribù libiche schiacciate da Rodolfo Graziani, un militare che ha come unico obiettivo la vittoria senza nemmeno il rispetto delle normali regole di guerra (con l’avallo del generale Badoglio, allora governatore dei territori d’oltremare). L’Italia fascista si dedicherà in quegli anni allo sterminio fisico e culturale delle popolazioni indigene presenti in Tripolitania e Cirenaica, facendo uso a volontà dei mezzi di distruzione di massa, i gas venefici (l’iprite) e il campo di concentramento:

«comincia qui una sorta di torneo tra le parole e le cose, una corsa a inseguimento in cui le parole sono altisonanti, tronfie, terribili e le cose, invece, squallide, grame e comunque terribili.»

 

Il romanzo documentario di Scurati termina con la grande mostra sui dieci anni della rivoluzione fascista che si tiene al Palazzo delle Esposizioni:

«Quattro giganteschi fasci metallici di venticinque metri d’altezza in lamiera di rame brunito, impiantati su un cubo rosso, trenta metri per lato di intonato “picchiato”, a evocare “la concezione totalitaria e integrale del regime fascista. Una ciclopica muratura d’acciaio, il razionalismo drogato di delirio futurista, una corazzata nel mezzo di via Nazionale: le sole asce dei fasci misurano sei metri in lega d’alluminio fuso a magnesio, manganese e silicio, dura, incorruttibile, anodizzata».

 

All’inaugurazione Mussolini dovrà tentare di fuggire da Margherita Sarfatti che cercava di avere un colloquio con lui, malgrado il duce facesse di tutto per evitarla. Il 1932 è già così lontano dal 1925. Oramai Mussolini vive, anche se un po’ forzosamente, a Villa Torlonia, circondato dalla moglie, donna Rachele, che si è portata dietro perfino le galline, e dai figli. Palazzo Venezia è la nuova sede del duce, con la vastissima sala del Mappamondo che serve a mettere soggezione e paura ai visitatori che debbono percorrere venti metri per parlare con lui.

 

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Il fascismo si sta avviando definitivamente a quelli che Renzo de Felice chiamerà gli anni del consenso: quelli della conquista dell’Etiopia e quindi della proclamazione dell’Impero. Sarà il picco più alto raggiunto dal regime. L’alleanza con la Germania nazista rivelerà tutta la fragilità della costruzione fascista che si dissolverà durante la Seconda guerra mondiale come un misero castello di carte.

La novità documentaria del primo libro è qui naturalmente attenuata, ma la lingua di Scurati tiene bene nelle seicento pagine, con note divertenti come la descrizione “frivola” del matrimonio della “coppia del regime”: Edda, la figlia ribelle di Mussolini, e Galeazzo Ciano.


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