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Il clown-giornalista e la donna-uccello. Le folli notti al circo di Angela Carter

Il clown-giornalista e la donna-uccello. Le folli notti al circo di Angela CarterNotti al circo, romanzo di Angela Carter, scritto all’inizio degli anni Ottanta ma appena pubblicato da Fazi in traduzione italiana (a opera di Mariagiulia Castagnone), trascina il lettore in un mondo prezioso e colorato di fiabe, viaggi fantastici, magia, emozioni e divertimento. È, ancora una volta, il mondo che la scrittrice inglese amava raccontare: quello delle bellissime di La camera di sangue (Feltrinelli), in cui Carter rivisita le fiabe di Perrault in chiave femminista, sovvertendo i tradizionali rapporti di forza tra i sessi e le generazioni, dando forza e carattere nuovo alle figure di Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Barbablù, Belle e la Bestia.

Notti al circo: già il titolo promette mistero, finzione e grasse risate.

Il romanzo racconta la storia di Sophie Fevvers, una ragazzona londinese dotata di ali (vere o fittizie?), che attraversa il continente eurasiatico lavorando come trapezista, o aerialist, per un impresario americano, il Colonnello Kearney. L’Ottocento è agli sgoccioli, e il furbo capitalista Kearney vuole festeggiare l’inizio del nuovo secolo portando il suo circo in tournée da Londra a San Pietroburgo, attraverso la Siberia e fin nell’impero del Sol Levante. Accanto a tigri musicali ed elefanti, è Fevvers, «la Venere cockney» l’attrazione di punta del circo: una ragazza celebre in Europa e in America per l’inquietante avvenenza e il mistero di un paio d’ali che le permettono di volteggiare sotto il tendone a strisce, nonostante la notevole stazza. Le fa da assistente tuttofare la vecchia balia Lizzie, un’ex prostituta di origine siciliana, scaltra e baffuta. Alla truppa dei circensi si unisce anche, in incognito, un giornalista americano, il giovane Jack Walser, inviato a Londra da New York per risolvere il mistero dell’identità di Fevvers (donna o uccello?), e scriver un articolo per la serieI grandi imbroglioni. Walser non si accontenta di un’intervista alla donna uccello, ma la segue accodandosi al carrozzone degli artisti in tournée, nelle vesti di clown.

La trama del romanzo è lineare. Il circo si esibisce a Londra e San Pietroburgo, prima di continuare il viaggio verso Oriente, tra successi e disavventure; per tutto il tempo, Walser sta alle calcagna di Fevvers, deciso a carpirne il segreto; il finale è pirotecnico e inaspettato, come si conviene a una compagnia di circensi.

 

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Il clown-giornalista e la donna-uccello. Le folli notti al circo di Angela Carter

Ciò che sostiene il romanzo, tuttavia, non è la trama, ma le mille storie grottesche che la interrompono, narrate da o sul conto dei numerosi personaggi. A cominciare dalla storia di Fevvers (pronuncia cockney di feathers, piume), trovatella sbucata da un uovo e cresciuta in un bordello, costretta, per sbarcare il lunario, a mostrare il corpo prodigioso a pazzi e pervertiti, ma in grado di mantenere miracolosamente intatta la fama di «Vergine Alata».

Il romanzo comincia nel camerino di Fevvers a Londra, in una notte infinita in cui l’orologio, di ora in ora, scocca solo e sempre le dodici. Frattanto l’aerialist racconta al giornalista la propria infanzia picaresca, trascorsa in compagnia di Lizzie tra un bordello di Whitechapel, la povera casa di una famiglia di gelatai siciliani e altri luoghi d’Inghilterra più o meno sinistri. Walser è come ipnotizzato dal fascino della narratrice, che si prende gioco di lui. Il giovane giornalista, che pure ha girato il mondo, le appare come un ingenuo, una tabula rasa su cui le esperienze sembrano non avere lasciato traccia, «un oggetto smarrito perché non era il suo io ciò che cercava».

 

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La personalità di Walser, insieme ad alcuni personaggi e avvenimenti narrati, avvicina Notti al circo al romanzo di formazione per eccellenza, Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister, di J.W. Goethe. Sembra una rivisitazione buffa, una strana allusione a un romanzo scritto due secoli prima. Come il figlio di mercanti Wilhelm Meister cerca, unendosi a una compagnia di attori, di dar voce alla propria spiritualità, e di trovare l’amore perfetto, così – mi viene da pensare – l’americano Walser fugge da un paese in cui si tenta di commercializzare ogni cosa, persino il mistero, come fa l’impresario a stelle e strisce, il Colonnello Kearney. Walser dunque si aggrega, come Wilhelm Meister, a una compagnia di artisti, attratto irresistibilmente dalla donna uccello, che lo porta lontano, in una Siberia fiabesca, appena sfiorata dalla modernità. Seguendo Fevvers, l‘inconsapevole Walser diventa prima clown, poi pazzo, poi sciamano, e infine, in virtù dell’amore, saggio. Il rapporto tra le vicende narrate nei due romanzi è esile e incongruo, ma per questo tanto più divertente, e offre all’autrice la possibilità di scatenarsi in una girandola di invenzioni.

Il clown-giornalista e la donna-uccello. Le folli notti al circo di Angela Carter

Le donne sono sempre protagoniste, soprattutto Fevvers e Lizzie, ma pure la cantante Mignon e la pianista muta, addomesticatrice di tigri. Gli uomini sono presentati come sfruttatori da punire o generosi protettori delle donne, dal cui senno e dalla cui umanità si lasciano educare.

 

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La conclusione del romanzo offre una spiegazione un po’ appiccicaticcia al viaggio in Oriente di Fevvers, Lizzie e Walser. La forza della storia è, s’è detto, nei personaggi e nelle loro storie, nelle descrizioni vivide colorate del circo, di un’Inghilterra misera e piovosa, e della Siberia colorata da aurore boreali, stelle e ghiacci scintillanti, popolata di renne, orsi, briganti e sciamani.

Tornano nel romanzo personaggi (le tigri danzanti) e atmosfere dei bellissimi racconti-fiaba di La camera di sangue. Inventiva, umorismo, una lingua che risveglia i cinque sensi: sono queste le qualità di Notti al circo, un romanzo in cui Angela Carter sembra raccontare il sogno di un uomo e una donna nuovi e liberi di ricominciare da zero in un posto lontano, quasi intatto e primitivo, alla vigilia di una rivoluzione.

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