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“Il cimitero di Praga” di Umberto Eco

Cimitero di Praga“Scrivo di cospirazioni perché non ci credo”

 

Umberto Eco è sorridente quando pronuncia questa frase all'inizio del programma di Gad Lerner, che ha come filo conduttore l'ultimo suo libro: “Il cimitero di Praga”.

Il dibattito che seguì durante la trasmissione “L'Infedele” è di secondaria importanza rispetto a quell'affermazione che continuava a rimanermi in testa.

Non sono nemmeno molti gli interventi dello scrittore, quasi come se tutto quello che doveva dire dell'argomento lo avesse già detto o scritto.

E allora leggiamo questo romanzo.

Ma prima di commentare qualsiasi pagina di questo stupendo (mi sono già sbilanciato troppo) libro, vorrei fare due piccole e pragmatiche premesse:

 

1- A furor di popolo questo libro non raggiunge i livelli de “Il nome della rosa”. Sono d'accordo tutti (o quasi) e questa volta mi devo aggiungere alla massa dichiarando che è un pensiero che ha sfiorato il mio piccolo cervellino durante la lettura delle ultime righe. Detto questo, lo abbiamo letto tutti “Il nome della rosa”, a fatica in alcune descrizioni minuziose, ma lo abbiamo letto. È un capolavoro e non serve aggiungere altro. Citarlo non renderà la nostra critica più autorevole in fatto di Umbertoecoenismo.

 

2- Astenersi da critiche faziosi e militanti: è chiaro che se il rabbino di Roma Riccardo Di Segni legge il libro di Eco che parla di cospirazioni giudaico-massoniche, anche se in termini così esasperati da far risultare ovvio l'intento opposto, rilascerà poi al settimanale l'Espresso la seguente dichiarazione:

 

Denunciare l’antisemitismo mettendosi nella parte degli antisemiti non serve a smascherarli ma solo a suscitare un crescente disgusto per la narrazione. [...] Non si può negare, invece, che le continue descrizioni della perfidia degli ebrei facciano nascere un sospetto di ambiguità, certo non voluta da Eco ma aleggiante in tutte le pagine del libro. A forza di leggere cose disgustose sugli ebrei, il lettore rimane come sporcato da questo vaneggiare antisemita, ed è perfino possibile che qualcuno pensi che forse c’è qualcosa di vero se tutti, proprio tutti, i personaggi paiono certi di queste nefandezze.

 

La cosa fondamentale di questo libro da tenere sempre a mente è che il personaggio inventato di Simone Simonini, falsario e spia di professione, si muove tra eventi e personaggi reali. La buona parte di quello che viene narrato all'interno della storia è realmente successo, con qualche licenza dovuta alla funzionalità della storia.

La trama è semplicemente l'applicazione letteraria di ogni fanatico dei complotti: Simonini è un falsario che al soldo di diverse fazioni e nazioni muove i fili dietro alla storia reale che percorre quasi tutto il XIX secolo.

Si parla di documenti falsi, di tradimenti, di infiltrazioni.Ma tutto porta al documento che durante  il suo viaggio Simonini cercherà di realizzare, ovvero il resoconto di un incontro dei vertici dei principali gruppi di ebrei dell'epoca all'interno del cimitero di Praga per decidere le sorti del mondo. Un documento-padre di quello che poi diventerà famoso come il PROTOCOLLO DEI SAVI DI SION. Per chi non lo conoscesse, sappiate almeno che è un documento, ormai riconosciuto come falso, profondamente antisemitico e che ispirò persino le follie hitleriane sulla sorte degli ebrei.

Da italiano mi viene istintivo sottolineare la parte a mio parere più interessante e cioè l'infiltrazione del protagonista nella spedizione dei Mille garibaldini in terra siciliana e soprattutto della misteriosa vicenda del tesoro di Garibaldi e della scomparsa della nave “Ercole”, un mistero che ancora oggi affascina gli esperti. Parlando dell'unità d'Italia, Eco, dunque riesce ad essere anche attuale, visti gli imminenti festeggiamenti per il 150esimo anno di questo avvenimento.

La parte di storia in terra francese non è meno intrigante, anche perché prende una buona fetta del libro.

Una particolare attenzione va al protagonista che ho amato durante queste pagine. Simone Simonini è misogino, ladro, antisemitico convinto, omicida, disturbato, ossessionato dal cibo, corrotto e ha persino una doppia personalità.

Ma come spesso succede ci si innamora della potenza narrativa di soggetti altamente odiosi e ho riscoperto come il fascino del male possa farsi apprezzare all'interno di una trama ben costruita. Non è una malvagità semplicistica come la si coglie in un classico film dove lo scienziato pazzo tenta di distruggere il mondo e ricorre a battute per ingraziarsi il pubblico.

Simonini è tutto ciò che un uomo onesto dovrebbe combattere e per questo che lo metto nel pantheon dei personaggi meglio costruiti degli ultimi tempi.

Ho provato anche a cogliere ogni singolo riferimento culinario, stradale o bibliografico che Eco ci propone, ma dopo aver litigato un paio di volte con il traduttore di Google con un “filets de poularde piques aux truffes” (tradotto: “filetto di pollo con tartufi picche” con il senno che il tartufo picche non esiste), ho deciso di tralasciare alcuni di questi particolari che rendono comunque l'idea di una ricerca attentissima del periodo narrato.

Dunque libro consigliato per gli amanti della buona scrittura italiana.

Il boom di vendite parla da solo sul valore di questo libro e ha suscitato in me la giusta conclusione per questo articolo: forse Umberto Eco scrive di cospirazioni perché non ci crede, ma la potenza dello stereotipo delle logge massoniche e di intrighi internazionali ammalia ancora intere generazioni di lettori.

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