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I social network come biblioteche del nulla e nullapoiesi – 2

I social network come biblioteche del nullaIeri, avevo preso congedo sostenendo: Sembrare. Ecco la parola magica. I social network creano il “sembrare”. Una persona ti sembra in un certo modo, un fatto ti sembra in un certo modo, un libro ti sembra in un certo modo.

Sembrare.

Sembrare fra mille input che ci giungono nelle retine, tracce distinte che tuttavia si disperdono sovente fra troppe tracce, un’immagine: vi trovate in una piazza meravigliosa, supponiamo Piazza della Signoria a Firenze, intenti a guardare Palazzo Vecchio e la Loggia dei Lanzi, la Fontana del Nettuno e il Marzocco, felici e curiosi di provare sull’epidermide le sensazioni che soltanto l’arte può imbrigliare. Attorno a voi c’è gente, magari molta, riuscite nonostante ciò a immergervi nelle vostre sensazioni.

Altra immagine.

Vi trovate nella medesima piazza, ma le persone presenti vi toccano di continuo, vi vengono addosso, vi sfiorano, ogni secondo. Riuscireste a guardare con piacere l’arte che vi circonda?

 

Nei social network la situazione è simile, continue informazioni e distrazioni che si imprimono sulle retine impediscono di guardare con piacere, andare oltre l’impatto, arginarsi nell’essenziale e nel vero, con tranquillità. Mi chiedo e vi chiedo. È possibile tenere a bada la superficialità se tutto scorre troppo celermente? La velocità è uno dei problemi. Fra una notizia e l’altra non passano minuti od ore, ma secondi. Margini di tempo che sbarrano il passo, un’utopia seguire con profondità. Non c’è tempo. Non c’è spazio. Bisogna sapere eliminare o fuggire, dipende dai punti di vista.

Non solo. Si soffre con il trascorrere del tempo di ipertrofia epidermica, la superficie della nostra attenzione si difende con modi che talvolta sembrano bruschi.

Esempio.

«Hai letto il post che ti ho segnalato sulla bacheca?», «No, mi spiace, non ho ancora avuto il tempo». Dopo due giorni, non dopo due settimane o tre mesi: «Per ricordarti se avevi avuto il tempo di leggere il post», «No, mi spiace, non vorrei sembrarti indifferente, ma dovrei leggerlo senza la cura necessaria se non trovo il momento idoneo», «Ah, va bene». E riscrive dopo qualche altro giorno.

Verrebbe da dire: «Il post non l’ho letto e forse, perché continui a dirmelo, non lo leggerò». L’insistenza che chiede attenzione complica i rapporti, la velocità richiesta li comprime, corrompendo i significati e le buone maniere. Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggera. Nel giorno, che lampi! Che scoppi! Che pace, la sera!

Riuscite a immaginare la visione bucolica di Pascoli? Se pensate al flusso di informazioni e distrazioni dei social network accettereste di parlare onomatopeicamente con un gre gre? O invece con un grk grk o con un ktl ktl o altro. Non riesco più ad avvertire suoni dolci sui social network, la condivisione, per quanto mi concerne, è diventata automatica e promozionale per il 90%, zero emozioni, asettica, in mezzo al trionfante frastuono degli input che si moltiplicano sotto i miei occhi. È questa libertà di espressione? Scontrarsi contro migliaia di input sperando di ottenere un qualche briciolo di attenzione da chi potrebbe essere interessato agli argomenti che Sul Romanzo presenta quasi ogni giorno?

Me lo chiedo ancora: è questa libertà di espressione? Poter esprimerci di continuo, per ogni argomento, con rabbia o con calma, alle sei del mattino o alle quattro del pomeriggio, veicolando parole, immagini, video, è questa libertà di espressione?

 

Ho scoperto di recente il significato di stenosi tricuspidale: una rara condizione clinica, caratterizzata da ostacolo attraverso la valvola tricuspide al flusso dell’atrio al ventricolo destro durante il riempimento diastolico del ventricolo destro.

Non saprei neppure ripeterlo, perché ho copiato parola per parola da un libro di medicina, ma ho scoperto un’altra cosa: serve, fra le altre cose, anche una profilassi antibiotica.

antibioticoC’è una malattia, c’è un trattamento per combatterla.

Abbiamo bisogno di un trattamento efficace, ma, al contrario della stenosi tricuspidale che prevede una serie di operazioni, forse noi non abbiamo ancora capito come trattare i social network per non confondere la libertà d’espressione con una coatta assuefazione di presenzialismo.

 

Di questo vorrei parlarvi nella prossima puntata, sui modi di trattare i social network evitando le degenerazioni.

Alla prossima.

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