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I fratelli Grimm, oltre la fiaba

I fratelli Grimm, oltre la fiabaInevitabilmente, dire “Grimm” è dire “fiaba”; è una connessione radicata nella cultura comune, e fin da quando siamo bambini, fin da quando impariamo a leggere, questo breve cognome tedesco automaticamente riaccende il ricordo di principesse, foreste magiche, principi, regni incantati.

E ce li immaginiamo i leggendari fratelli Grimm intenti a scrivere storie, a raccogliere racconti, oppure ce li figuriamo come sono presentati nel divertente film diretto da Terry Gilliam nel 2005, I fratelli Grimm e l’incantevole strega. Ma chi erano in realtà i più celebri cantastorie del mondo?

Jacob e Wilhelm Grimm nacquero rispettivamente nel 1785 e nel 1786 ad Hanau, vicino a Francoforte; nel 1802, Jacob si iscrive all’Università di Marburgo, l’anno successivo anche il fratello seguirà le sue orme. Nel 1807, Jacob diviene direttore della biblioteca di re Girolamo di Vestfalia.

Dal 1812, i due fratelli cominciano a occuparsi di fiabe popolari, ricerca da cui deriverà la loro opera più celebre, Kinder und Hausmärchen, tradotto in italiano come Fiabe, il cui ultimo volume viene completato nel 1822; nello stesso periodo, dal 1816 al 1818, i Grimm pubblicano anche la raccolta Deutsche Sagen, ovvero Saghe germaniche. Nel mentre, i due fratelli si impiegano presso la Biblioteca di Kassel, e nel 1829 Wilhelm scrive La leggenda eroica tedesca, in cui raccoglie leggende popolari. Proprio nello stesso anno sorgono diatribe con la Biblioteca, e i due fratelli si trasferiscono come professori all’Università di Gottinga, divenendone inoltre il primo e il secondo bibliotecario. Particolarmente difficili sono gli anni che vanno dal 1837 al 1840: allontanati dall’università a causa di contrasti con il neo sovrano Ernesto di Hannover, affrontano disagi economici fino al 1840, anno in cui sono chiamati a Berlino da Federico Guglielmo IV di Prussia, e lì nominati membri dell’Accademia delle Scienze. Nel 1848, Jacob viene eletto al primo parlamento tedesco. Entrambi i fratelli moriranno a Berlino, Wilhelm nel 1859, Jacob nel 1863.

 

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Oltre alla celebre raccolta di fiabe, va sottolineato il grande lavoro filologico svolto, in particolare, da Jacob. Egli fu non solo professore di lettere antiche, ma il fondatore della germanistica moderna. Applicò il metodo storico comparativo alla letteratura e alla linguistica, e riconobbe una serie di regolari mutamenti consonantici peculiari delle lingue germaniche rispetto alle altre lingue indoeuropee, che vanno sotto la definizione di “prima rotazione consonantica” o “legge di Grimm”.

I fratelli Grimm, oltre la fiaba

Nell’anno in cui è eletto al parlamento, Jacob pubblica Storia delle lingue germaniche, e nel 1852 col fratello comincia la pubblicazione del Vocabolario tedesco, che richiederà nove anni di lavoro. Durante la loro attività, i Grimm recuperano una mole immensa di testi e materiale lessicale, e di capitale importanza è l’opera Grammatica germanica (1819-1837), che ricostruisce l’evoluzione storica della lingua, anche attraverso gli aspetti culturali germanici.

Non mancano nel loro campo di ricerca anche scritti storici e giuridici, come Le antichità giuridiche germaniche del 1828, la raccolta di detti giuridici Weisthümer (1840-1863), e Mitologia germanica del 1835. Pur essendo grandi linguisti e filologi, il mondo li ha conosciuti come narratori di fiabe, grazie alla straordinaria perizia con cui i fratelli raccolsero e trascrissero i racconti popolari che, va ricordato, a inizio xix erano tramandati oralmente. Proprio gli studi filologici gli consentono di adempiere al compito che si erano prefissati, offrendogli gli strumenti ideali per creare una raccolta di testi.

Indubbiamente, la loro opera ha influenzato enormemente tutta la tradizione fiabesca, ma è importante sottolineare come i Grimm intendessero le fiabe alla stregua di testimonianze storiche, linguistiche e culturali utili allo studio dell’antichità tedesca e della civiltà medievale, nel clima del Romanticismo che pervadeva quegli anni.

La paziente ricostruzione del tedesco medievale, con le sue differenze territoriali, li conduce ad appassionarsi alla cultura popolare, dunque alla fiaba, con la decisa scelta di mantenere fedeltà al racconto così come oralmente trasmesso, intervenendo solo nel caso fosse assente una logica coerente, e mutando gli aspetti più crudi in finalità educativa. Non si dimentichi che questi racconti erano sì popolari e famigliari, ma non erano per i bambini, e dunque non era raro imbattersi in storie orrorifiche e terrorizzanti. I Grimm intervengono, e rendono queste fiabe “classiche” come le immaginiamo, cioè con la morale e con i buoni che trionfano sui cattivi, anche se a fatica o dopo un iniziale svantaggio.

 

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La disciplina filologica si unisce alla rettifica letteraria, dando vita a personaggi e vicende che sono rimasti nella nostra memoria, da Cappuccetto Rosso a Biancaneve, da Cenerentola a Raperonzolo, passando per Pollicino e Hänsel e Grethel, e rendendo immortale l’incipit divenuto simbolo per antonomasia delle fiabe: C’era una volta…


Riferimenti bibliografici

Grimm. Fiabe, traduzione di Anna Cocito, Milano, Mondadori, 2012.

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