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"I diari dell’angelo custode" di Carolyn Jess-Cooke

I diari dell’angelo custode, di Carolyn Jess-CookeCarolyn Jess-Cooke  è un’autrice irlandese che vive in Inghilterra dove è ambientato, in parte, il suo romanzo d’esordio, I diari dell’angelo custode. È un romanzo scritto molto bene - e tradotto con altrettanta maestria da Elisabetta Valdrè – nel quale le parole scorrono in armonia l’una accanto all’altra, proprio come gli angeli che incontriamo.

"Ora gli angeli sono spiriti, ma in quanto spiriti non sono angeli: è quando sono inviati che diventano angeli” (Sant’Agostino).

Quando Margot muore viene trasformata, se così si può dire, in un angelo custode. In altre parole, le viene data una missione: proteggere una persona mortale da se stessa ed aiutarla a vivere, come ci si immagina che faccia un angelo custode. In questo romanzo, però, Margot deve occuparsi di se stessa, rivivere tutto dall’inizio perchè:

“Io non abito più il tempo, lo visito” (p 32)

Margot diventa angelo, incontra i suoi simili, scopre la sua missione ed acquista consapevolezza di sé, di ciò che è e del suo corpo del quale fanno parte ali di acqua che registrano situazioni, emozioni, persone, e che fungono da diario. Poi, torniamo indietro nel tempo, a quando i suoi genitori naturali decisero di abbandonarla.

Capire la propria vita sembra un compito facile, perché Margot conosce già quella che è stata la sua vita (è morta a quasi quarant’anni), ma più seguiamo lei-angelo, attraverso un tempo che è passato e presente, più ci accorgiamo di quanto semplici dettagli in apparenza insignificanti abbiano significativamente contribuito a cambiare gli eventi successivi. Per esempio, la depressione post partum che la Margot-umana non era riuscita a comprendere né ad accettare, mentre l’angelo guarda con occhi diversi, fino quasi a perdonare ‘se stessa’.

Ha avuto una vita difficoltosa e molto triste questa donna che ha inflitto l’infelicità ad alcune delle persone per lei più importanti. Come Toby, suo marito, che ama profondamente. Eppure, sembra così terrorizzata all’idea di essere abbandonata anche da lui da sottoporlo spesso a prove di ogni tipo.

“Ho già cercato di sbarazzarmene”, dice a Toby subito dopo avergli fatto sapere di essere incinta.

[…]

“Be’…sì…Ho cercato di cadere dalle scale…” (p 212)

E ancora, Theo, suo figlio, col quale ha un rapporto difficile fin dall’inizio, fin dal momento in cui, incinta, fuma canne senza preoccuparsi delle eventuali conseguenze. Theo la imita quando, molto piccolo, la vede bere alcolici (fino al punto da ubriacarsi anche lui). Sembra quasi che madre e figlio siano legati da un istinto distruttivo: anche quando non è che un adolescente, Theo beve, diventa uno skinhead, viene arrestato. Eppure, quello contro cui Margot, madre mortale e fragile non riesce a combattere (tanto che si trasferisce in Australia dove si crea una nuova vita), lo affronta l’angelo, che arriva fino a fare un patto col diavolo, Gregor, pur di modificare gli eventi e cercare di salvarlo. Può un semplice angelo custode cambiare il destino di qualcuno che ama?

Il destino, viene detto al nostro angelo, è già stato scritto da qualcuno molto più in alto di noi. Impariamo, però, che esiste un modo per modificarne gli eventi: avere fede. È questo, infatti, il vero filo conduttore del romanzo, non la nostra umanità né la nostra piccolezza di mortali (o di angeli) perché avere fede vuol dire credere che tutto sia possibile, che esista una soluzione anche per quei problemi che crediamo insormontabili, come un possibile tradimento, o un testimone che dimostri la nostra innocenza.

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