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Grandi fotografi grandi narratori 2 – Richard Avedon

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Richard Avedon e l'eclettismo fotografico

Molti fotografi sono diventati famosi specializzandosi in un determinato settore, occupandosi prevalentemente di ritratti, o di paesaggi, o dell’attualità, senza sconfinare troppo da un genere all’altro.

Richard Avedon è difficile da collegare a un solo “genere” fotografico, perché si è impegnato per tutta la vita su più fronti, ad esclusione forse della foto di paesaggio.
Nato a New York nel 1923, Avedon inizia a scattare fotografie durante la seconda guerra mondiale, arruolato in marina, pubblicando i ritratti dei commilitoni su una rivista per le truppe. In quel periodo forse matura già la decisione di fare il fotografo di professione, perché nel 1945 diventa il membro più giovane dello staff di Alexey Brodovitch, mitico direttore artistico della rivista di moda Harper’s Bazaar e suo mentore.
Negli anni successivi sarà Avedon a rivoluzionare i canoni delle foto di moda: abbandonando le pose classiche in studio ritrae le modelle nei luoghi più disparati, creando così accostamenti indimenticabili. Diventano famosissime l’immagine della modella Dovima, fasciata in un abito da sera di Dior, ritratta nel 1955 tra due elefanti del Cirque D’Hiver, o quelle di Suzy Parker e Robin Tattersall, che volteggiano sui pattini a rotelle in Place de la Concorde per presentare i modelli invernali del 1956.
Nel 1961 Avedon succede al suo maestro Brodovitch come direttore artistico di Harper’s Bazaar, per poi passare dal 1965 a Vogue, ma per quanto la sua attività nella moda sia tanto importante, egli si dedica contemporaneamente a molti altri soggetti.
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Il suo interesse principale risiede sempre nelle persone, come appare già dalle immagini scattate nel corso dei suoi primi viaggi all’estero, alla fine degli anni ’40: di Roma o di Palermo, Avedon non coglie tanto i monumenti, quanto le espressioni dei passanti che incontra, i giochi di strada dei bambini, i gesti rituali degli anziani durante le cerimonie.
Non manca nemmeno un suo contributo al cinema, perché nel 1956 Avedon è “consulente visivo” del film Funny face (Cenerentola a Parigi), in cui Fred Astaire impersona proprio un fotografo di moda, destinato a innamorarsi della giovane modella Audrey Hepburn.
Nel 1959 esce Observations, un libro di ritratti di persone celebri, commentati dallo scrittore Truman Capote, destinato a diventare un classico.
Nel 1963 poi Avedon realizza uno storico reportage dal forte impatto emotivo: la sera del 22 novembre, a Times Square, scatta una serie d’immagini di anonimi newyorchesi, colti con in mano le prime pagine dei giornali annuncianti la morte del presidente Kennedy.
Altro materiale raccolto nel corso di lunghi viaggi all’interno degli Stati Uniti diviene nel 1964 il volume Nothing Personal, in cui Avedon documenta tra l’altro l’evoluzione delle tensioni razziali e le tragiche condizioni di vita dei ricoverati negli ospedali psichiatrici, così come nel 1971 non rinuncia a fare un viaggio in Vietnam, testimoniando con i suoi scatti le fasi finali di una guerra rivelatasi disastrosa per il suo paese.
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Al principio degli anni ’80 appartiene invece una serie di ritratti di abitanti del West, con una spiccata preferenza per gli appartenenti alle classi sociali più disagiate, cosa che procurerà al fotografo molte critiche da parte delle popolazioni interessate. Il risultato diviene comunque nel 1985 un altro libro destinato alla celebrità, In the American West.
E mentre i ritratti di attrici – Marylin Monroe, Anna Magnani, Audrey Hepburn –, donne del bel mondo – famosissimo quello di Marella Agnelli – e quasi tutti i principali artisti suoi contemporanei diventano icone di stile, ammirate e imitate dalle generazioni successive, nel novembre del 1989 Avedon corre a immortalare con le sue macchine fotografiche i momenti unici della caduta del Muro di Berlino.
Al momento della morte, a seguito di un’emorragia cerebrale che lo coglie nel 2004, Richard Avedon, ormai ottantunenne, è ancora in procinto di realizzare un reportage per la rivista The New Yorker.
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