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“Gli scaduti” di Lidia Ravera: un viaggio in una «fantasia distopica»

“Gli scaduti” di Lidia Ravera: un viaggio in una «fantasia distopica»L'ultimo romanzo di Lidia Ravera, Gli scaduti (Bompiani, 2015) apre voragini nel senso della vita, scavando oltre l'uso politico del termine “rottamazione”, fino a sbirciarne le conseguenze sulla società in un futuro non troppo lontano. Dalle prime pagine il clima ricorda Il curioso caso di Benjamin Button di Francis Scott Fitzgerald per la manipolazione del flusso cronologico: un racconto di fantascienza, non tecnologica ma sentimentale.

In questa «fantasia distopica», come la definisce l'autrice, il mondo di oggi non è potenziato da mezzi all'avanguardia (pochissimi gadget di ultima generazione citati nel libro) ma sterilizzato nelle relazioni intergenerazionali. Il nuovo potere ha irreggimentato gli scambi tra vecchi e giovani, eliminando la spontaneità dei sentimenti, dell'affetto, delle normali divergenze tra persone di età diverse, per arginare e risolvere in modo asettico un non meglio precisato disordine sociale. Con il pretesto del «ritorno alla natura», di una vita più conforme alle leggi della biologia e dell'evoluzione, il Sistema obbliga le persone, al compimento del sessantesimo anno d'età, a ritirarsi in un mondo parallelo, estraneo alla vita attiva. Già nel titolo, Gli scaduti, è insito il giudizio negativo del nuovo sistema su chi ha raggiunto il tempo massimo: il livello di decadenza, di inadeguatezza qualitativa, è un marchio automatico che trasforma le persone da nutrimento per la società a scarti da accantonare.

La coppia protagonista del romanzo di Lidia Ravera, Umberto ed Elisabetta Delgado, si è adeguata al nuovo corso politico, ma il ritiro dell'uomo accende le braci del dissenso. Non è la mancata autodeterminazione sul piano lavorativo a bruciare, ma la separazione dall'essere amato. Non è la privazione di un ruolo pubblico a scatenare la protesta, ma l'intrusione senza appello nella sfera privata. Il Sistema ha studiato un circolo perfetto, perché la logica della scadenza è speculare alle regole di procreazione, dal ritmo meccanico: ogni cittadino genera il proprio carnefice senza neppure rendersene conto. Sono infatti i figli dello stesso sesso a declamare il discorso di commiato alla partenza del genitore, ma l'apparenza di un destino naturale cela una regia artificiale che innesca un disagio sottocutaneo: i bambini nascono per eliminare gli adulti?

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Gli scaduti” di Lidia Ravera: un viaggio in una «fantasia distopica»C'è l'egoismo di chi accetta le tappe forzate della creazione di una famiglia per legittimare il proprio status, e c'è una sorta di “egoismo sociale” per mantenere il pareggio di bilancio demografico. La collettività deve mantenere compattezza e unità: peggior crimine dell'invecchiamento è il tentativo di smarcarsi dalla massificazione, di distinguersi dal gruppo attraverso la solitudine, «ultimo privilegio praticabile». È curioso però che la disarmonia nei confronti della società moderna sia punita con l'isolamento, con la disconnessione reale e virtuale: c'è una contraddizione solo apparente, che si dissolve nella volontà del Sistema di imporre il proprio linguaggio. Le coppie vengono smembrate perché sono «unità di resistenza», perché costruiscono un racconto autonomo intrecciando trame reciproche di memoria personale. Il Nuovo Ordine vuole supervisionare la narrazione dell'io ed Elisabetta, come responsabile del settore Tempo Libero, inventa e promuove una macchina per «regalare un passato affascinante da condividere». In privato però la donna si affida alla carta e alle parole (un ritornello la sua predilezione per gli avverbi), ultimo spazio di sfida e di speranza contro la «paralisi dell'ambizione», la «veglia passiva» da teledipendenza incoraggiata dal Sistema.

È la voce della scrittrice che si affaccia e gioca sulle scelte stilistiche per alternare le voci di marito e moglie, vecchi e giovani, individuo e società, cittadini e politici, parole e silenzio. Non esiste contaminazione tra le categorie: più delle strategie sociopolitiche, è la scrittura a essere inquietante, perché disinfettata contro l'uso discriminante delle definizioni. Lidia Ravera applica una minuziosa disciplina, che sfiora effetti manieristici in alcuni passaggi, per evitare derive linguistiche ghettizzanti e la subdola sopraffazione di oratori che piegano ogni argomentazione a proprio vantaggio. Il futuro de Gli scaduti è già visibile nel nostro presente, nei discorsi ridotti a slogan, nel bullismo verbale. Questo è un romanzo politico perché denuncia, attraverso lo scontro generazionale, l'assenza di una visione complessiva, dialettica, bilaterale, nella gestione della società. Il declino fisico e mentale è imprescindibile dalla condizione umana di mortalità, che non si risolve nascondendo i rappresentanti della terza età. L'unica ignoranza salvifica è la scadenza esatta del nostro tempo, un margine di incertezza per mantenerci vigili e scomodi, mai assopiti per mancanza di desiderio. Come innescare la spinta vitale? In un romanzo nato da una riflessione semantica, com'è Gli scaduti di Lidia Ravera, l'unica risposta è nella letteratura, e nel linguaggio che plasma l'inedito.

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