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Gli ingredienti per scrivere una grande storia? Solidarietà e condivisione, parola di Francesco Trento

Gli ingredienti per scrivere una grande storia? Solidarietà e condivisione, parola di Francesco TrentoCome si scrive una grande storia?

La domanda che tutti gli autori si sono posti almeno una volta nella loro vita.

«Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato», come pensava Francis Scott Fitzgerald?

O forse «pensare a un libro che vorresti tanto leggere, ma non è stato ancora scritto e scriverlo», come diceva Toni Morrison?

Lo siamo andati a chiedere a Francesco Trento, scrittore, sceneggiatore, allenatore, docente di scrittura e creatore della community Come scrivere una grande storia, che, in poco più di un anno, ha raggiunto oltre 18.000 follower su Facebook.

 

Partiamo da Come scrivere una grande storia. Come le è venuta l’idea di creare questa community?

L’idea di condividere e di formare nuovi autori esisteva già prima del COVID, con seminari che tenevo da tempo sulla struttura di una storia sia a Roma sia in altre città italiane, poi, con il primo lockdown, ho iniziato a pensare cosa potessi fare per aiutare le persone chiuse in casa e la prima cosa che mi è venuta in mente è stato partire da quello che già facevo di persona, ossia insegnare.

Ho cominciatoda un gruppo ristretto di alcune centinaia di persone (allora potevano accedervi solo persone che conoscevo dal vivo), mettendo a disposizione il corso Il viaggio dell’eroe, una ventina di incontri gratuiti aperti a tutti i membri del gruppo. Tutti potevano partecipare e se volevano potevano fare una donazione a un’associazione come Emergency o Amnesty. All’inizio eravamo un piccolo gruppetto, ma in poche settimane siamo diventati alcune centinaia e allora ho chiamato amici del mondo del cinema e della scrittura, proponendogli di venire una volta a settimana a fare una lezione gratuita e così pian piano siamo arrivati alla configurazione attuale.

Il venerdì c’è una lezione gratuita in cambio di donazioni e negli altri giorni ci sono corsi a pagamento, che però possono essere seguiti anche gratuitamente da chi non se li può permettere. Ci sono poi altri incontri gratuiti in cui do consigli sui percorsi da intraprendere o presentiamo libri, andando soprattutto a raccontare come sono stati scritti. Un incontro che aiuti le persone che mi seguono e vogliono scrivere un racconto o un romanzo a prendere ispirazione dalle esperienze degli autori pubblicati.

 

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Parliamo dei suoi allievi, cosa attira tanto le persone verso la scrittura e verso il tipo di proposta che offre con Come scrivere una grande storia? Qual è il bisogno che devono soddisfare?

Immagino che il lockdown, lo stare chiusi dentro casa da soli, ci abbia dato più tempo per l’introspezione, facendoci scendere momentaneamente dalla ruota da criceto in cui siamo intrappolati. E questo ha fatto nascere nelle persone la voglia di esprimere ciò che provavano. Molto spesso chi segue questi corsi non trova solo una risposta tecnica ad alcune domande, ma anche un po’ di motivazione per trovare la forza di allenarsi tutti i giorni. Io penso che Come scrivere una grande storia sia anche un posto sicuro dove esprimersi liberamente e sentirsi uniti da un valore di base che è la solidarietà su cui ho costruito questo progetto.

Qui non viene incoraggiata la competizione fra le persone, ma la solidarietà e la condivisione, che ti fa sentire meno solo in un momento in cui ci sentiamo tutti più soli.

Gli ingredienti per scrivere una grande storia? Solidarietà e condivisione, parola di Francesco Trento

C’è un team dietro a Francesco Trento? Come ha scelto le persone che l’aiutano a portare avanti questo progetto?

Ci sono molte persone che lavorano a questo progetto, nella maggior parte dei casi miei ex-studenti ed ex-studentesse, persone che ho cresciuto e che parlano la mia stessa lingua sia a livello di competenze sia a livello etico e di valori. Se qualcuno ci chiede un servizio di editing sa che nessuno sarà irrispettoso nei confronti del suo lavoro. Ci saranno persone attente, capaci di ascoltarlo, che cercheranno la parte buona nell’intuizione iniziale proposta.

Io sono stato anche un allenatore e non sono uno di quelli che entra nello spogliatoio urlando e prendendo a calci il mondo per ottenere il massimo dalle sue persone, non sono il mentor del film Whiplash. Io sono di quelli che ti guardano negli occhi e si mettono alla pari con te per capire come fare meglio insieme. Siamo tutti dei dilettanti, qualcuno più di altri, ma cerchiamo di darci una mano, partendo dalla condivisione. C’è uno scambio continuo che fa sentire le persone a casa.

 

Quest’approccio che descrive dà certamente il taglio distintivo dell’esperienza Come scrivere una grande storia: la solidarietà, a doppio senso, richiesta ai suoi partecipanti.Spesso l’0ho sentita usare una frase resa celebre da Karl Marx: «Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni» Ci racconti com’è arrivato a questa idea?

È una frase che mi è capitata fra le mani verso i sedici anni, quando inizi a farti delle idee politiche, spesso confuse, e mi è rimasta dentro. La trovo molto giusta. Per me è la frase più rappresentativa di quella idea utopica di comunismo in cui mi ritrovo, non quella incarnata dai vari tentativi pratici che gli uomini hanno attuato negli anni. «Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni» dovrebbe essere la base di ogni democrazia. Io ho fatto un documentario sui pazienti psichiatrici e sul loro reinserimento nel tessuto sociale e alcuni mi dicevano che quando erano stati meglio avevano provato a reinserirsi, ma non riuscivano a lavorare più di due o tre ore al giorno, mentre la società gliene chiedeva otto e questo li metteva automaticamente al margine. Ecco, penso che se in questo caso la società chiedesse a queste persone ciò che possono dare e in cambio gli fornisse ciò di cui hanno bisogno, tutto funzionerebbe meglio. L’idea, quindi, è sempre stata questa: se tu non puoi pagare non paghi, in cambio ti chiedo di fare volontariato in modo che tu possa ricambiare, offrendo qualcosa alla società. Molte persone mi hanno scritto che hanno imparato tanto nei corsi, ma hanno imparato tanto anche dall’esperienza del volontariato che prima non conoscevano.

 

Questa è la dimostrazione che il sistema dei social può essere usato anche in maniera virtuosa?

Esattamente. I social sono molto spesso una fogna, soprattutto Facebook, perché abbiamo lasciato che diventasse una fogna. È un posto dove chiunque si sente in diritto di aggredire una persona. Alcune discussioni che si creano sono surreali, il socialti porta a frammentarti e a dire: “non sono d’accordo. Hai detto questo, ma su questa virgola non sono d’accordo” e questo ci fa concentrare su ciò che ci divide e non su cosa ci potrebbe unire.

Io, per esempio, posso usare il gruppo per diffondere bisogni o iniziative solidali, le persone leggono, si fidano e donano. I social quindi possono essere usati in maniera diversa, ma dobbiamo impararlo presto, altrimenti Facebook diventerà solo un ring da cui fuggire.

Gli ingredienti per scrivere una grande storia? Solidarietà e condivisione, parola di Francesco Trento

È anche più facile aggredire qualcuno in maniera asincrona, senza guardarlo in faccia, senza conoscerlo, senza preoccuparsi delle conseguenze, come se un’offesa sui social fosse meno grave di una dal vivo.

Sì, una cosa che spesso mi capita di fare quando trovo commenti così feroci è rispondere: “ma se fossimo in un bar e mi guardassi in faccia, faresti questo commento con lo stesso tono?”

Questo potrebbe essere un buon filtro prima di scrivere qualcosa su Facebook. Porsi la domanda: “Direi questa cosa a questa persona se l’avessi davanti in questo momento?” Se la risposta è no, possiamo evitare di scriverlo.

 

Lei ha una grande esperienza nel mondo della sceneggiatura e della narrativa e c’è un libro che unisce queste due passioni. Si tratta di No spoiler, scritto a quattro mani con Leonardo Patrignani, che si rivolge ai ragazzi delle scuole medie, ma che anch’io, che non sono più uno studente, ho trovato molto utile per la semplicità e l’immediatezza con cui affronta le logiche che sono alla base della costruzione di una storia, svelandoci anche che molto di esse non sono propriamente “nuove”. Com’è nato questo progetto?

Leonardo Patrignani ha seguito un mio corso sul viaggio dell’eroe e si è innamorato di questo modello, decidendo di insegnarlo nelle scuole. Dopo un po’ di tempo, la casa editrice De Agostini gli ha proposto di scrivere un libro per le scuole medie sui meccanismi narrativi e Leonardo mi ha coinvolto. Inizialmente ero perplesso, perché non volevo replicare l’ennesimo manuale sul tema. Abbiamo quindi cominciato a pensare cosa potevamo fare di diverso, puntando a dare uno strumento ai docenti per convincere i ragazzi a leggere. Facciamo qualcosa che nessuno ha fatto per noi. Io, per esempio, quando andavo a scuola leggevo tanto, ma non quello che mi proponevano a scuola, preferivo titoli più semplici e desiderabili rispetto a I promessi sposi. Siamo quindi partiti da storie come quelle degli Avangers ed Harry Potter per tornare poi agli eroi dell’antichità. Partire per esempio da Iron Man per arrivare a Ulisse o da Hulk per arrivare ad Achille, scoprendo che i nuovi eroi che amano i ragazzi si ispirano a miti e leggende dell’epica che stanno studiando a scuola in quello stesso momento.

 

È soddisfatto dell’accoglienza che ha avuto No spoiler?

Sì, vedo e sento che molti insegnanti lo usano e molti ragazzi lo apprezzano. Ci sono studenti che guardano le mie lezioni, mentre i loro figli leggono No spoiler e poi si sfidano a riconoscere gli snodi narrativi nei film o nelle serie che guardano insieme. Questo mi fa molto piacere.

 

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A questo proposito, parlando di tecniche utili a scrivere una grande storia, vorrei chiederle se, oltre ai percorsi formativi, si occupa anche di seguire i suoi studenti come writing coach oppure come scout di nuovi talenti?

Offro dei percorsi di coaching, faccio da allenatore che può supportare un esordiente per creare un percorso di crescita personalizzato, incontrandolo due, quattro volte l’anno, con l’obiettivo di monitorare il percorso che abbiamo ipotizzato insieme, si tratta ovviamente di un percorso che si distribuisce su più anni, perché un autore alle prime armi ha bisogno di tempo e di tanto lavoro per essere pronto a proporsi sul mercato editoriale o cinematografico. Poi offriamo anche percorsi di editing con il mio team di editor per dare una mano a chi ne avesse bisogno. Non riesco purtroppo, per ragioni di tempo, a seguire un libro dall’inizio alla fine.

L’ho fatto in passato, per esempio per Valentina Mira che adesso è uscita con X per Fandango e l’ho fatto pro bono. Valentina aveva questa storia molto forte da raccontare e mi ha fatto davvero molto piacere farlo. Per sopperire a questa mancanza, abbiamo creato delle borse di studio che, due volte all’anno, ci permettono di seguire quei progetti di narrativa o di cinematografia che ci hanno particolarmente colpito durante le nostre pitch night. Una cosa che mi piace molto fare è lo story editing, ma ci vuole tempo per lavorarci, l’anno prossimo mi piacerebbe organizzarlo in modalità pubblica. Ossia partire da una storia e usarla come esempio a beneficio non solo del suo autore ma di un intero gruppo di lavoro.

 

So che legge anche poesia e che è appassionato di Wislawa Szymborska, c’è una sua poesia (Elogio dei sogni) in cui la poetessa sogna di poter dipingere come Vermeer, parlare il greco correntemente, suonare il pianoforte e scrivere grandi poemi. Qual è il sogno a cui è più affezionato e che vorrebbe realizzare?

Ah, sì, Wislawa è sempre qui vicino al mio tavolo.

Il primo sogno è, appena finirà questa pandemia, farmi tre mesi di sabatico in giro per il mondo.

Ma il sogno vero, quello a cui tengo di più, è contagiare il maggior numero di persone con l’approccio solidale di Come scrivere una grande storia, affinché lo portino nelle loro vite, in modo che l’idea dello scambio a doppio senso, di cui parlava anche lei, contagi altre persone, in modo da uscire dall’idea che solo con i soldi si possa accedere ad alcune cose.

Mi piacerebbe avere qualcuno fra i miei studenti che magari ha una palestra o una pizzeria e applica al suo business lo stesso approccio che io applico ai partecipanti del mio gruppo. A volte mi trovo con persone che dicono di dover rinunciare a un percorso perché non hanno i soldi per pagarlo, allora io stralcio la fattura e gli propongo di seguire il corso gratuitamente. Ecco, mi piacerebbe che questo approccio si diffondesse, divenisse contagioso.

Da quando ho cominciato, da marzo scorso, abbiamo raccolto più di 80 mila euro da devolvere in beneficenza, questo vuol dire che quando le persone si impegnano a donare qualcosa a chi ha più bisogno, nella maggior parte dei casi lo fanno davvero. Ecco, mi piacerebbe che Come scrivere una grande storia fosse sempre di più una community solidale, a prescindere dai successi editoriali o cinematografici che possono avere i miei studenti e che hanno.

E poi mi viene in mente un altro sogno sempre per la nostra community: avere Nick Hornby come ospite, mi piacerebbe molto averlo con noi, oltre a David Nicholls e Margaret Atwood, anche se quest’ultima sarà davvero difficile.

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Per la terza foto, la fonte è qui.

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