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Francesco Negri e l’“Ultimo stadio” di una generazione perduta

Francesco Negri e l’“Ultimo stadio” di una generazione perdutaLa casa editrice Transeuropa ha chiuso il 2020 con un esordio di punta di cui si parla ancora a 2021 inoltrato: Ultimo stadio di Francesco Negri, anno 1994, nato e cresciuto a Milano. Un romanzo fuori collana e pubblicato in tiratura limitata “uncut” (non del tutto rifilata) con copertina personalizzata dall’autore per ogni copia.

Ambientato in una Milano livida e contemporanea, Ultimo stadio si apre con un’immagine che definire “rivoltante” è riduttivo ma, almeno, ha l’onestà di far capire subito al lettore che non sta per leggere un romanzo adatto a tutti. Per dirla in linguaggio social (e restare in tema con il libro): TW violenza. Immagine, quella iniziale, che oltre a creare un muro di disgusto, mi ha richiamato alla mente la famosissima scena di Trainspotting in cui muore il neonato. Lì era stato uno shock ed era chiaro l’intento di Irvine Welsh di suscitare rabbia e rappresentare, attraverso una delle visioni più terrificanti in assoluto, i danni della droga. Qui, invece, se da una parte lo shock è stato anche maggiore, dall’altra non ho trovato una motivazione, un senso altro che mi spiegasse la necessità di una scena così cruda e violenta. Insomma, Francesco Negri inizia il suo romanzo d’esordio con un pugno sui denti del lettore e così prosegue per tutte le successive duecentottanta pagine.

 

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I protagonisti sono Tommy, Icce e Ahmed, tre ventenni di periferia cresciuti insieme fra le strade della Zona 6, i licei del centro e le gradinate della Curva del Milan che si ritrovano a tirare a campare tra spaccio di droga, furti negli appartamenti, lavoretti su commissione e altre attività illegali.

Seguendo la voce caotica e rabbiosa di Tommy scopriamo l’adolescenza e poi l’età adulta di questi tre ragazzi che vivono ai margini della società civile, convinti che la violenza sia l’unica risposta a qualsiasi domanda. Dopo una carriera scolastica altalenante ma ancora decente, le feste della Milano Bene e i primi approcci alle droghe, i tre amici entrano in contatto con il mondo degli Ultras e, una volta associati alla Curva, niente sarà più come prima. Inizia qui, infatti, la spirale di violenza che non troverà mai fine e, anzi, si alimenterà di modi nuovi e sempre insensati di causare danni, a se stessi e agli altri, con attentati privi di logica, omicidi, sequestri e minacce.

Francesco Negri e l’“Ultimo stadio” di una generazione perduta

Il ritratto crudo di una generazione di ventenni arrabbiati e senza speranza, sembra essere questo il motivo di Ultimo stadio ma, se devo essere sincera, mi auguro che non sia così perché per tutta la durata della lettura mi sono chiesta che cosa volesse dirmi Negri, quale fosse la sua morale, e davvero non sono riuscita a capirlo, soprattutto non dopo un finale in cui il successo è la ricompensa per una vita fatta di cattiveria gratuita: è a questo che aspirate? Essere assolti da tutti i vostri peccati e anche premiati per aver fatto schifo? Magari non c’è una morale, direte voi, ma come può non esserci in un romanzo del genere? Come si può scrivere di degrado, autodistruzione, ferocia e annientamento per quasi trecento pagine senza voler dire anche altro?

Non fraintendetemi, non sono una lettrice delicata, ho adorato Trainspotting e molti altri libri di Irvine Welsh, inoltre leggerei anche la lista della spesa di Chuck Palahniuk, per citare solo due degli autori più dissacranti e molesti del panorama letterario contemporaneo ma qui, in Ultimo stadio di Francesco Negri non sono riuscita ad andare oltre il muro di violenza che circonda ogni azione, ogni personaggio, ogni parola del libro. Forse non è lui, sono io o, forse, dovremmo pretendere di più dai nostri scrittori.

 

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C’è da dire, però, che Negri ha una bella penna e il suo stile confusionario, a flusso ininterrotto di coscienza, il suo saltare avanti e indietro nel tempo rendono la lettura per certi versi affascinante, come se stessi cercando di raggiungere qualcosa che all’ultimo momento si sposta di pochi centimetri. Altra particolarità stilistica è la scelta di applicare alla letteratura la tecnica del sampling musicale che consiste nell’utilizzo di una parte (o sample) di una registrazione all’interno di un brano differente; vi capiterà quindi di trovare citazioni più o meno camuffate, influenze più o meno lampanti.


Per la prima foto, copyright: ev su Unsplash.

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