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Finanziamenti pubblici alle scuole private: le nuove frontiere dell’ipocrisia

Scuola privata«Finanziamenti pubblici alle scuole private» è un’espressione che appare sbagliata già solo a formularla. Se è privata perché finanziarla con i soldi pubblici?

Negli ultimi anni in Italia la scuola privata ha assistito a un netto calo delle iscrizioni, si parla di una media negli ultimi cinque anni di uno studente su cinque, ragion per cui è stato richiesto d’urgenza un intervento da parte dello Stato. Per l’anno scolastico 2013/2014 sono stati stanziati altri 223 milioni di euro che andranno a sommarsi ai 260 milioni già previsti per questo stesso anno. Il ministro Giannini ha definito questa una politica di «libertà effettiva di scelta educativa dei genitori».

Se avessero potuto scegliere probabilmente molti genitori avrebbero preferito avere i libri e altro materiale didattico gratis e non un’alternativa tra pubblico e privato. Per l’ingresso alla Scuola media, che è scuola dell’obbligo, ogni famiglia paga per ogni figlio mediamente € 200,00 tra libri, quaderni, penne, compassi, album da disegno, gomme, mine, righe, righelli e squadre… con 483 milioni di euro si sarebbero potute aiutare 2.415.000 famiglie e non sembra un aiuto da poco.

La Repubblica Italiana stando ai documenti ufficiali è uno Stato laico. La gran parte delle scuole private operanti in Italia è cattolica. È un qualcosa che stona già solo a pensarlo. Non ha senso maggiormente in considerazione delle condizioni disastrose in cui versa la scuola pubblica, sia dal punto di vista della didattica che da quello delle strutture. In teoria il Governo dovrebbe impiegare ogni possibile risorsa, fino all’ultimo euro disponibile, per migliorare la qualità del servizio scolastico pubblico e degli edifici dove questo viene praticato. Dovrebbe impegnarsi al massimo per garantire a tutti i giovani italiani la possibilità di frequentare scuole adeguate a livello europeo, almeno, e non sprecare tempo e risorse nel trovare giustificazioni a comportamenti e decisioni che sono evidentemente e palesemente tentativi di rattoppo destinati al fallimento certo.

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I sostenitori del contributo pubblico alla scuola privata sembrano concordare in pieno con la linea indicata dal ministro Giannini, o sarà vero il contrario, per cui finanziare il privato con soldi pubblici serve a garantire ai genitori una scelta “libera”. E dove starebbe questa libertà? Non si può neanche più ipotizzare che consista nella possibilità di garantire ai propri figli un’istruzione migliore perché recenti studi hanno sfatato anche questo mito ormai.

In tutta onestà, ritengo che la vera libertà sarebbe poter garantire a tutti gli italiani in età scolare obbligatoria la possibilità di frequentare la scuola pubblica, di possedere i libri di testo e altro materiale didattico, di avere accesso alle attrezzature informatiche, ai laboratori scientifici, a palestre, mense e al trasporto gratis. Poi, avendone possibilità, ogni famiglia potrà decidere o scegliere con tutta la libertà del caso, se lo ritiene necessario, di integrare la formazione pubblica dei propri figli con corsi o studi privati, a pagamento.

Aiutare finanziariamente le scuole private è un’operazione che in concreto non contribuisce a creare un’alternativa per la famiglia media italiana che non potrà comunque permettersi il pagamento di una retta mensile e tutti gli altri oneri e costi aggiuntivi, rappresenta quindi solo un sostegno a favore dei privati titolari dell’istituto. Inoltre una reale e concreta alternativa si avrebbe allorquando ci fosse la possibilità di scelta per i genitori tra diversi istituti, alcuni pubblici e altri privati, tutti laici o anche religiosi, ma in questo caso dovrebbero essere in numero tale da coprire almeno le più grandi religioni del mondo (cristianesimo, ebraismo, islamismo, buddhismo, induismo, taoismo, animismo, shintoismo…) altrimenti non è libertà di scelta ma condizionamento.

Ed ecco allora che i finanziamenti pubblici alla scuola privata sembrano rappresentare davvero la nuova frontiera dell’ipocrisia.

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