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Famiglie senza lavoro

Famiglie senza lavoroQuante sono le famiglie senza lavoro? Oltre un milione e centomila italiani sono genitori, disoccupati, in cerca di lavoro da oltre un anno. Disperati, non sfaccendati. Privi di un welfare capace di ammortizzare l’addolorante condizione sociale di questi adulti e genitori, noi italiani stiamo semplicemente ad aspettar la fine del mondo.

La fine di un mercato del lavoro che ha espulso i giovani e i più meritevoli, che si ristruttura intorno a norme – il Jobsact – che lo indeboliscono e lo tramortiscono. Sì, perché questo sta avvenendo: si riducono i diritti riducendo il diritto al lavoro a una specie di ammennicolo della realtà produttiva italiana. Come se si potesse aspirare a uscire da questa crisi senza il lavoro! Non si può, perché senza lavoro non c’è società, non c’è Paese, non c’è Italia.

L’Italia è un’avaria, un’anomalia mondiale, un terra senza lavoro e senza speranza. Dove già tutto è morto, rifioriscono le retoriche della politica, ma i dati sul lavoro celebrano il nostro funerale occupazionale. Le ricette di Bruxelles – come il fallimentare Quantitative Easing – non sanano le economie più deboli, ma danno prospettiva solo a quelle più robuste: l’Ue mediterranea è dentro uno schiaccianoci a leva tedesca, già crepata nella sua tenuta ideologica unitaria.

Da sud a sud si diffondono drammi, paure, incertezze… Le stesse che fanno calare il numero dei nati, che ammorbano la popolazione italiana, che innervosiscono i tanti genitori alla ricerca di un lavoro qualunque.

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Non troviamo le stesse dinamiche sociali nel resto del mondo occidentale, e il resto del mondo non pensa a noi come a un modello, ma come a un qualcosa di residuale: una resistenza maleodorante di un tempo morto.

Soltanto noi italiani siamo dentro la paura, il terrore e il menefreghismo: un intreccio di ansie e di indifferenza, di noia e di raccapriccio. Dovremmo pensare al futuro, prospettare un avvenire per le generazioni che verranno – se verranno – ma come? È forse ancora possibile decidere del proprio destino, anche quando si è genitori? Fare un figlio dovrebbe essere una specie di avvio al dopo di noi, e invece, in Italia, è diventato un dono ingiustificato, un regalo in un tempo oscuro, ignoto, incerto, fatto da tutte le famiglie senza lavoro a un Paese che non c’è.

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