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Famiglie arcobaleno, e se tutto iniziasse a scuola?

Famiglie arcobaleno, e se tutto iniziasse a scuola?Cosa vuol dire essere “famiglie arcobaleno” oggi? Cosa vuol dire essere figlio di genitori omosessuali? Esiste un modo per consentire ai bambini di trascorrere un’infanzia serena fuori dal contesto famigliare e in ambito sociale indipendentemente dal tipo di famiglia in cui vivono?

La risposta, a quest’ultima domanda, non può che essere positiva e, ci verrebbe anche da dire, che tutto potrebbe (e dovrebbe iniziare) proprio in quei contesti dove il bambino vive la prima socializzazione al di fuori del nucleo famigliare; contesti che sono rappresentati, ad esempio, dalla scuola che rappresenta il primo impatto del bambino con il mondo esterno ed estraneo alla cerchia di parenti e amici che gravitano intorno alla famiglia.

In questo caso, ci viene in aiuto un libro recentemente pubblicato da Gallucci editore nella traduzione di Elena Battista, Stella babbo papà, un racconto illustrato scritto da Miriam B. Schiffer (al suo esordio nella letteratura per bambini) con i disegni di Holly Clifton-Brown, illustratrice inglese di grande esperienza e sensibilità.

Famiglie arcobaleno, e se tutto iniziasse a scuola?

 

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Protagonista della nostra storia è Stella, che si divide tra la vita in famiglia (con due papà) e la Elmwood Elementary School, che frequenta regolarmente.

Famiglie arcobaleno, e se tutto iniziasse a scuola?

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Il racconto ha inizio quando a scuola si decide di organizzare la festa della mamma: tutti i bambini dovranno invitare la loro madre per trascorrere una giornata insieme a quelle di tutti gli altri bambini.

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La preoccupazione di Stella è evidente: «Tutti gli altri hanno una mamma, Elio ne ha addirittura due! Stella sarebbe l’unica senza una mamma, alla festa». Chi potrà mai invitare lei che ha due papà?

Famiglie arcobaleno, e se tutto iniziasse a scuola?

Dopo alcuni giorni in cui Stella si mostra molto malinconica, i suoi compagni di scuola la convincono ad aprirsi con loro e, quando Stella confessa di non avere una madre da portare alla festa, le chiedono: «E chi ti dà un bacetto quando ti fai male?», la risposta di Stella è chiarificatrice: «Se mi faccio male, papà o babbo mi danno un sacco di baci, oppure nonna o zia Gloria o zio Bruno o anche mia cugina Lucia. Però non ho una mamma da portare alla festa».

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La soluzione, allora, non può che essere quella di invitarli tutti! Perché se ognuno di loro ricopre il ruolo di madre, allora tutti meritano di prendere parte alla festa della mamma. Stella prepara, insieme ai compagni di scuola, gli inviti per tutte le sue madri, e la festa si svolge tra il diverimento generale.

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Lungi dal voler rappresentare un’apologia delle famiglie arcobaleno, Stella babbo papà (il cui titolo originale è Stella brings family – cioè, Stella porta la famiglia) rappresenta uno di quei libri che, pensati per i bambini, funzionerebbe benissimo anche per gli adulti, dal momento che mostra come la loro assenza, o il loro mancato intervento – incluso quello della maestra di Stella – è funzionale alla maturazione dei bambini che riescono a trovare una soluzione positiva a quello che sarebbe potuto diventare un classico problema di integrazione a scuola per le famiglie arcobaleno.

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