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[Estratto] “Un tè con biscotti a Tokyo” di Julie Caplin

[Estratto] “Un tè con biscotti a Tokyo” di Julie CaplinFinalista nel 2019 del premio letterario Romantic Novelists’ Association, la scrittrice inglese Julie Caplin è specializzata nella narrativa romance, a cui ha dedicato un’intera serie, intitolata Romantic Escape, di cui Un tè con biscotti a Tokyo, appena pubblicato da Newton Compton (traduzione di Anna De Vito), è il primo volume edito in Italia.

Fiona, la giovane protagonista, è una travel blogger che finalmente riesce a coronare il suo sogno: recarsi in Giappone, a Tokyo. Ma mentre si trova nella città dei suoi desideri scopre che lì si trova anche Gabe, l’ex che dieci anni prima le ha spezzato il cuore. Da qui un percorso nel tentativo di dimenticare il dolore del passato.

 

Qui di seguito un estratto dal libro.

 

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Aeroporto internazionale di Haneda

Tokyo

 

“Mimetizzati, Fiona. Mimetizzati”, si disse, un mantra vecchio e familiare, mentre con la gamba si sfregava il retro del polpaccio come una goffa cicogna e si tirava la lunga treccia bionda. La cosa era assolutamente ridicola visto che era circondata da donnine minuscole che si muovevano freneticamente come formiche operose. Accanto a quelle donne eteree, dai lineamenti delicati e dai capelli folti e lucenti, si sentiva come un peloso mammut che arrancava su una passerella di Parigi. Per un terrificante momento le parve di essere tornata a scuola, circondata da ragazze strafiche e dal loro sdegnoso disprezzo.

Tirò quello che sarebbe dovuto essere un sospiro rassicurante, ma che suonò invece come un rantolo tormentato. Intorno a lei tutti venivano accolti, i loro nomi segnati su piccoli cartelli sorretti da uomini esili in completi immacolati.

Cominciava a ricordarsi come ci si sentiva a non essere mai scelti a educazione fisica, lei, l’imbranata che nessuno voleva in squadra.

[Estratto] “Un tè con biscotti a Tokyo” di Julie Caplin

Cercando di non mostrare l’ansia che provava, scrutò ancora i cartelli bianchi, pregando di riconoscere il suo nome. Le orecchie le rimbombavano per la grande eco dell’aeroporto e la colonna vertebrale le formicolava per il disagio. L’aereo era atterrato un’ora prima, il suo bagaglio era stato sputato fuori con quella che aveva già riconosciuto essere l’ottima efficienza giapponese e lei era ancora lì ad aspettare. La tentava l’idea di ricontrollare il documento che aveva in borsa con tutti i dettagli, ma farlo di nuovo

sarebbe stato troppo ossessivo e nevrotico. “Fidati di quel pezzo di carta e delle promesse che ci sono scritte sopra, Fiona”, si disse. Era lì. Era audace. Non era un segreto che fosse lontana dalla sua zona di comfort, ma ce l’avrebbe fatta. A dispetto delle riserve di sua madre, quella era l’occasione di una vita, quella che non credeva le sarebbe mai potuta capitare.

Vincere in premio un viaggio tutto pagato per il Giappone insieme a una visita alla facoltà di Arte del Politecnico di Tokyo era già fantastico di suo, ma la possibilità di esporre le sue fotografie al Japan Centre di Londra era la ciliegina sulla torta. Era così grata di essersi iscritta ai corsi serali organizzati da una delle università di Londra.

[Estratto] “Un tè con biscotti a Tokyo” di Julie Caplin

Affondate le mani nelle tasche, le sue dita sfregarono il liscio avorio del netsuke, una piccola statuetta intagliata che un tempo faceva parte dei tradizionali abiti giapponesi. Quel coniglietto aveva viaggiato ovunque insieme a lei, l’unica cosa che le restava di un padre morto quando era bambina. Le ispirava un vago interesse per il Giappone, perciò, quando era stato annunciato il concorso, e anche senza l’incoraggiamento dell’autoritaria amica Avril, era stata tentata di iscriversi. Avril aveva trasformato quella tentazione in azione.

E ora era lì per due settimane. Due settimane in cui avrebbe provato tutto ciò che il Giappone aveva da offrirle, compreso un programma di tutorato con uno dei migliori fotografi del mondo, Yutaka Araki. Aveva lavorato sodo alla sua domanda di partecipazione e, che ci credesse o no, si era meritata di essere lì.

 

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Le sue dita morivano dalla voglia di recuperare il foglio bianco accuratamente piegato nella borsa, in cerca della rassicurazione che le avrebbe dato leggerlo ancora una volta. “Basta”, si disse, “sai che dice chiaramente che qualcuno verrà a prenderti all’Aeroporto Internazionale di Haneda. Qualcuno con uno di quei cartelli con il tuo nome scritto sopra sarà qui a momenti. Potrebbe anche essere il famoso Yutaka Araki in persona”. La sua mano si strinse attorno al cellulare, custodito accanto al coniglietto nella profonda tasca del cappotto in mohair. No, non lo avrebbe tirato fuori per controllare i messaggi. Ce ne sarebbe sicuramente stato uno di sua madre con un aggiornamento sulla pressione sanguigna di quella mattina. Saliva regolarmente quando Fiona faceva qualcosa che non approvava fino in fondo.


Per la prima foto, copyright: Jezael Melgoza su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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